Oggi, 21 settembre, l’artista contemporaneo italiano più famoso e più irriverente compie sessant’anni. Tanto apprezzato quanto odiato, Maurizio Cattelan divide da sempre pubblico e critica. Le sue opere sono note per creare scandalo e scalpore, anche fra chi non si interessa di arte. In questo articolo, per celebrare il suo compleanno, abbiamo scelto di presentarvi alcune opere fra le più particolari e significative dell’artista padovano.

1) Bidibibodibiboo

Maurizio Cattelan bidibibodibiboo

Maurizio Cattelan, Bidibibodibiboo, 1996 (fonte: lacooltura.com)

Dietro a quella che può sembrare un’opera poco elaborata e di scarso impegno, si cela una dei lavori più intimi di Cattelan, nonché un ampio bacino di significati. Potremmo dire, addirittura, che Bidibibodibiboo (1996) è il perfetto riassunto in miniatura dell’intera poetica di Maurizio Cattelan. In quest’opera, infatti, si mischiano i temi della morte e del doppio, portati al pubblico attraverso la proverbiale ironia dell’artista e la tecnica della tassidermia. La composizione è semplice: in una minuscola cucina, uno scoiattolo imbalsamato si accascia su un tavolo, su cui è appoggiato un bicchierino da shot. Per terra, vicino alla zampa dell’animale, c’è una pistola.

A prima vista, dunque, complice anche il titolo, lo spettatore potrebbe sorridere. Guardando meglio, però, si coglie la tragicità della scena. La depressione, sottolineata anche dai piatti trascurati nel lavabo sullo sfondo, il suicidio, e, infine, l’urlo straziante di quella sedia vuota. Un dettaglio rende l’opera ancora più acuta: il tavolo giallo è un riferimento a quello presente nella casa di famiglia dell’artista, dove ha trascorso una difficile infanzia fatta di povertà, conflitti con il padre e senso di inadeguatezza.

2) Senza titolo (2001)

Maurizio Cattelan, Untitled, 2001 (fonte: artbooms.com)

Cattelan si inserisce spesso nelle sue opere, e non solo metaforicamente attraverso citazioni autoreferenziali. A volte, il protagonista è proprio lui, o meglio, la sua immagine. In quest’opera del 2001, un Maurizio Cattelan un po’ caricaturato si affaccia, con una normalità disarmante, da un buco nel pavimento. L’artista, nel corso degli anni, ha reso i tratti del proprio volto un marchio molto riconoscibile. Alle diverse opere incentrate sulla sua effige si lega, più che il concetto di egocentrismo, quello di doppelgängerIl doppio, l’alter ego, si ritrova spesso nelle creazioni dell’artista padovano. Questa tematica esprime l’eterno bivio che costantemente si presenta a Cattelan: esserci o nascondersi, presentarsi o fuggire, stare al gioco del mondo dell’arte o rifiutarlo prepotentemente.

Tale dualità non si esprime solamente nella sua arte, ma anche nella vita reale. Spesso, infatti, Cattelan preferisce mandare altre persone a ritirare i premi o addirittura a rispondere alle domande delle conferenze. Nel 2009, per esempio, Elio (frontman di Elio e le storie tese) fa le sue veci durante una cerimonia di premiazione al MAXXI di Roma. L’alter ego d’elezione è il critico Massimiliano Gioni a mettersi nei panni dell’artista, rappresentandolo nelle interviste e negli eventi istituzionali come se fosse Cattelan stesso.

3) A perfect day

Maurizio Cattelan, A perfect day, 1999 (fonte: lofficielitalia.com)

Era il 1999 quando avvenne un evento senza precedenti nella storia dell’arte: un artista ha appeso il suo gallerista a una parete con del nastro adesivo. L’artista, ovviamente, è Maurizio Cattelan, il gallerista è Massimo De Carlo. Ora, immaginate di camminare in una famosa galleria di Milano e di trovarvi di fronte a un corpulento De Carlo, totalmente coperto di nastro adesivo grigio e visibilmente in difficoltà. Il lungo vernissage terminò quando ci si rese conto che il gallerista era privo di sensi e si decise di portarlo al pronto soccorso.

Una performance unica che non si limita però allo sconcerto generale. Essa spiana la strada per una riflessione critica sul sistema dell’arte e sulla ragnatela delle gallerie. Cattelan non crocifigge Massimo De Carlo in particolare, anche perché la loro collaborazione è sempre stata piacevole, bensì il mercato dell’arte in generale. Una critica analoga si può trovare nella VI Biennale dei Caraibi, un fittizio evento d’arte inventato dallo stesso Cattelan che consiste in un periodo di resort nell’esotico paesaggio caraibico. Stavolta il bersaglio erano le innumerevoli biennali che ogni anno si moltiplicavano come conigli in giro per il mondo.

4) L.O.V.E.

Maurizio Cattelan, L.O.V.E., 2010 (fonte: perrotin.com)

Una delle opere pubbliche più controverse, ma che presto è entrata nel cuore dei milanesi, è L.O.V.E. (o Il Dito). Situato in Piazza Affari, davanti alla Borsa, rappresenta una mano gigantesca con le dita mozzate, ad eccetto del medio. Il famoso gesto volgare diventa così una forma d’espressione artistica con significati contrastanti. Alcuni vedono nel Dito un segno di protesta verso lo strapotere bancario e finanziario nella nostra società. Altri credono che sia una critica al fascismo, sia perché Palazzo Mezzanotte, che ospita la Borsa, è uno dei maggiori esempi di applicazione architettonica fascista dello stile Novecento, sia perché se ci fossero le altre dita la mano formerebbe il saluto romano.

Forse rappresenta entrambe le cose, forse nessuna delle due. Se c’è una cosa che abbiamo imparato dalle opere di Cattelan è che non dobbiamo mai fermarci alla prima impressione, ma prestare attenzione ai dettagli: quello che molti sembrano non notare è che il “gestaccio” non è rivolto verso la Borsa, anzi. Sembra quasi che Palazzo Mezzanotte stia mandando a quel paese il mondo intero.

5) Novecento

Maurizio Cattelan - Novecento

Maurizio Cattelan, Novecento, 1997 (fonte: publicdelivery.org)

Inesorabile, eterna e irreversibile, la morte si presenta, attraverso la creatività di Cattelan, nella forma di un cavallo imbalsamato e appeso al soffitto mediante un imbragatura. Ma quest’opera parla anche di fallimento. La testa china dell’animale, un tempo magnifico e oggi così fragile, e le zampe allungate artificialmente durante il processo di tassidermia rendono perfettamente il senso di frustrazione e di sconforto. Maurizio Cattelan, in quest’opera, rivela se stesso come in poche altre: dietro a un’apparente convinzione si cela una fralezza spesso mascherata da sfacciataggine. Il titolo, omaggio all’omonimo film di Bernardo Bertolucci, fa riferimento a un secolo pieno di sconvolgimenti e di instabilità. Si tratta, inoltre, di una delle poche opere di Cattelan che non avvale dell’ironia. L’artista padovano sceglie di aprirsi senza fronzoli, senza elementi di distrazione: una semplicità disarmante in una delle opere d’arte contemporanea più toccanti.

6) La nona ora

Maurizio Cattelan posa con la sua opera “La nona ora” – Photo by Philippe Wojazer-Reuters

Solo Maurizio Cattelan sarebbe talmente avventato da far cadere un meteorite addosso al papa. La nona ora è infatti una scultura che rappresenta papa Giovanni Paolo II (Karol Wojtyła) in una situazione quantomai anomala. In quest’opera, Cattelan ha innanzitutto voluto metaforicamente abbattere il papa in quanto figura pop del nostro tempo, non in quanto guida spirituale. Anzi, facendo ciò, dimostra l’umanità del Vicario di Cristo, senza però mettere in dubbio la forza della sua fede: Wojtyła non si accascia come se fosse totalmente privo di vita, bensì si regge saldamente al crocifisso, sofferente ma indefesso. L’elemento religioso è presente anche nel titolo: La nona ora si riferisce al momento della Passione di Cristo in cui Gesù si rivolge al Signore:

“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46)

Queste parole che Cristo rivolge al Padre hanno un significato molto particolare per l’artista. Il suo rapporto con suo padre fu complesso, tanto che, all’età di 17 anni, Cattelan cercò di strangolarlo. Fu allora che scappò di casa. Quando, a poche settimane dall’inaugurazione della mostra, ebbe l’epifania di schiacciare con un meteorite quella che era stata pensata come una scultura in piedi, capì di aver abbattuto la figura del padre. La nona ora è dunque un’opera che parla di critica, fallimento, decadimento del padre e religione allo stesso tempo.

7) Him

Maurizio Cattelan, Him, 2001 (foto di Zeno Zotti)

Il tabù, per Cattelan, è tutt’altro che un limite: esso è un pozzo di ispirazione e idee senza eguali. Nasce così Him, una delle sue opere più controverse ma anche quella che ha raggiunto il più alto prezzo all’asta: oltre 17 milioni di dollari. Adolf Hitler viene raffigurato in scala ridotta e, soprattutto, inginocchiato. Le sue mani sono giunte, quasi fosse in preghiera. Lo spettatore non può che restare basito di fronte a un tale contrasto: Hitler sembra chiedere perdono per i propri peccati. Cattelan gioca sull’inconscio degli spettatori e sulla forza che l’immagine di Adolf Hitler esercita su di esso. Il Führer è piccolo, innocuo, forse pentito: esattamente il contrario della concezione che abbiamo di lui. Cattelan vuole ridurlo, disarmarlo e renderlo inoffensivo ai nostri occhi, per abbattere il suo mito e i suoi valori, ancora oggi troppo diffusi nelle nostre società.

Maurizio Cattelan – Photo by Philippe Wojazer-Reuters

Maurizio Cattelan, nelle sue opere, racconta se stesso molto più di quanto sembri. Molti lo accusano di ricercare esclusivamente la fama e il pettegolezzo, soprattutto dopo la sua famosa banana (da poco parte della collezione del Guggenheim di New York). Sicuramente, come abbiamo visto, lo scalpore mediatico interessa a Cattelan, ma non è il suo fine. Un osservatore più attento riconoscerà uno strato ulteriore e, in certi casi, una patina di malinconia dietro a una giocosa ironia.

 

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