Il viaggio attraverso l’Italia delle straordinarie opere di  Maurits Cornelis Escher prosegue. Partite dal Nord dello Stivale, dopo Milano e Roma, sono approdate in Sicilia e precisamente a Catania, nella mostra allestita presso il Palazzo della Cultura.

Sebbene queste tre siano le prime mostre in onore dell’artista nel nostro Paese, non è di certo la prima volta per i suoi disegni. Anzi, molti di questi furono addirittura composti qui! Non è un mistero che Escher amasse l’Italia, prima da turista e poi da cittadino. Da giovane si trasferì infatti con la sua famiglia nel 1924 e addirittura si sposò a Viareggio, per poi girovagare dalle Alpi alle isole per trarre ispirazione da tutto ciò che popolo e luoghi potevano offrirgli.

 

“In Svizzera e in Belgio ho trovato molto meno interessanti sia i paesaggi che l’architettura rispetto a ciò che avevo visto nel Sud Italia. Mi sono così sentito spinto ad allontanarmi sempre di più dall’illustrazione più o meno diretta e realistica della realtà circostante. Non vi è dubbio che queste particolari circostanze sono state responsabili di aver portato alla luce le mie “visioni interiori”

Era soprattutto il sud a toccargli l’anima: il sole del Mezzogiorno gli dava la possibilità di analizzare luci ed ombre, come esse  ridisegnassero tutto il paesaggio modificandone le geometrie. Così l’artista, alle prese con le prime opere, rendeva ogni paesino che visitava la sua musa per un nuovo schizzo: partiva dalla rappresentazione meticolosa di tetti e finestre per poi finire nella relativa realtà della sua immaginazione.

Atrani – Metamorfosi I. Fonte: Discettazioni erranti

In questa come in altre Metamorfosi la realtà percepita attraverso l’occhio fisico si scompone e ricompone secondo l’occhio interiore di Escher. L’abbandono di un mondo certo e concreto segna il cammino verso nuove dimensioni, che sì richiamano elementi comunque veri, ma neanche lontanamente associabili al punto di partenza. Data l’unicità dei suoi lavori, ancora oggi è difficile etichettare la sua attività artistica, ma molti sono gli audaci che provano a collocarlo tra i fautori del surrealismo. E’ vero delle similitudini ci sono: ci si spoglia delle vesti quotidiane per raccontare cosa accade al di là di sé, cosa si nasconde oltre un volto, oltre i capelli e la scatola cranica, il pensiero è il protagonista. Ma per i surrealisti tutto ciò va illustrato in maniera chiassosa, buttando su tela o su pellicola delle immagini che, per chi non è sulla loro stessa lunghezza d’onda, sono no-sense…. Invece il collega olandese fa dell’ordine lo strumento più potente per spiegare il caos.

Relatività. Fonte: Tumblr

E quale disciplina richiama più di tutte il raziocinio? Certamente la matematica, la geometria in particolare è stato il mezzo con cui Escher ha delineato i confini del suo infinito interiore, dimostrando che caos e ordine non sono ai poli opposti: ci si accorge dell’uno, solo se si riconosce l’altro. Bisogna che coesistano in un’opera così come lo fanno nella mente umana.

“Adoriamo il caos perché amiamo produrre l’ordine.”

Mano con sfera riflettente. Fonte: ArtsLife

Con l’opera che possiamo osservare qui sopra ci rendiamo davvero conto di come tempo e spazio vengano dilatati in una prospettiva più che personale. Un autoritratto più egocentrico di questo non è mai stato realizzato probabilmente: l’occhio è il vertice della sfera, come nell’antico Egitto è simbolo di potere e prosperità, raggiungibili solo con lo sfruttamento totale delle proprie competenze e capacità. La sfera, come il destino, gira intorno al suo artefice ed è stretta nella sua mano. La stanza, come le circostanze della vita, circonda il soggetto, il quale può modificarla spostandone gli arredi a proprio piacimento. L’uomo così si crea il suo ordine, guardando dentro di sé e dimenticando i limiti che gli vengono imposti nella realtà.

La complessità di Escher lo porta a diventare quella scia di grigio posta tra i tanti bianchi e neri del mondo dell’arte. Non c’è un modo semplice per definire ciò che la sua mano è stata capace di creare ( forse solamente il termine unico), ma ciò che lo contraddistingue è la sua capacità di arrivare al cuore dello spettatore, che andrà a cercare nella realtà qualcosa che somigli ai fantastici mondi che l’artista ci ha mostrato.

 

Per maggiori info sulla mostra presso il Palazzo della Cultura:

http://www.mostraescher.it/

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