Durante Klimt Night, che è stata inaugurata alla TAG (Tevere Art Gallery) la sera del 24 marzo con un grande evento, e che si è conclusa lunedì 26 marzo, il pubblico ha avuto la possibilità di votare le opere esposte nella mostra. Dopo tre giorni di votazioni, alla fine i visitatori hanno incoronato come vincitrice Eleonora Pepe, una ragazza di Roma di appena diciannove anni, che ha presentato uno studio del celebre “Bacio” di Klimt.

Attualmente Eleonora studia alla Sapienza Scienze della comunicazione per specializzarsi in Art Direction e comunicazione visiva, e, nel contempo, sfrutta la sua dote per lavorare come creatrice di contenuti visivi per l’azienda lisbonese Uniplaces.

Come avevamo promesso, l’autore/autrice dell’opera più votata avrebbe vinto un’intervista pubblicata sul nostro sito. E, come sempre, abbiamo mantenuto la parola.

Conosciamo meglio Eleonora.

Parlaci della scoperta della tua vocazione artistica e del percorso che hai intrapreso per diventare la persona che sei oggi.

In realtà non penso ci sia stato un momento preciso della mia vita in cui abbia effettivamente scoperto di avere una precisa vocazione artistica. Ho sempre sentito una certa affinità per il mondo dell’arte, e nel corso del tempo ho cominciato ad avvicinarmi passo passo a questa forma espressiva. In terzo liceo è cominciato il mio vero e proprio percorso da apprendista, in un corso di pittura ad olio che si tiene tutt’ora presso il mio vecchio liceo. Mi sono iscritta muovendomi secondo intuito, senza pensare che mi avrebbe davvero portato mai a qualcosa di così importante per me. Ero solo terribilmente attratta dall’idea di poter dipingere.

Anche prima avevo provato a realizzare alcune piccole opere, ma avevo vergogna di mostrarle e pensavo che le mie creazioni non potessero essere apprezzate sul serio. Con il corso di pittura ho avuto modo di confrontarmi con altre persone con la mia stessa passione, e spinta dagli incoraggiamenti del mio maestro ho iniziato a sperimentare e mostrare la mia arte. Da allora, non ho più smesso.
Ti definisci un’artista o la pittura e il disegno per te restano semplicemente un piacevole hobby?

Non potrei mai parlare di ”piacevole hobby”, ma ad ora non me la sento neanche di attribuirmi un’etichetta tanto seria come quella di ‘’artista’’. Le opere che realizzo non sono niente altro che il risultato di un atto di amore e ammirazione verso l’arte stessa. Guardare al modo in cui i colori si accostano, nascondere un significato dietro quello che disegno, osservare la forma e la struttura degli oggetti sono tutte cose che amo alla follia e che mi fanno scoprire di volta in volta un nuovo modo di guardare la realtà. L’arte per me non è un modo per dire ”io sono un’artista”, ma il piacere migliore e più naturale che io conosca per esprimere quello che provo. É un modo per sublimarmi, per rendere forti e veri, condivisi, anche i sentimenti più brutti e le parti peggiori di me. Penso a tantissime cose mentre disegno e riservare energia a quello che riesco a produrre è davvero fondamentale, ma non c’è mai stato un momento in cui mi sia interrogata su cosa sia io. Dare una definizione per me stessa, in fin dei conti, è ancora un problema secondario. Penso che ci sia ancora molto tempo e che debba percorrere molta strada.

Ph. credit: Andrea Fanelli

Quali sono i tuoi soggetti preferiti? A quali modelli e canoni artistici ti ispiri maggiormente?

Amo fare ritratti, soprattutto cercando di reinterpretare i soggetti a modo mio e alterando quelli che sarebbero i colori reali. Penso che dipingere o disegnare un volto sia il modo migliore per coglierne la verità, per capirne le gioie e le paure avvicinandosi terribilmente all’essenza delle persone.

Per quel che riguarda i canoni artistici, sono innamorata follemente del tratto di Schiele, che ho preso a modello nella ultima serie di opere realizzate, e degli accostamenti cromatici di Cézanne. Cerco anche di ispirarmi il più possibile agli autori contemporanei del presente, che offrono sempre spunti e novità entusiasmanti.

Inutile nominare Klimt. Penso sia scontato anche il solo dire quanto io lo ammiri, come decoratore e come ritrattista.

 

Pensi che i social oggi costituiscano un mezzo di diffusione importante dei propri lavori e delle proprie idee oppure siano una trappola in cui è meglio non cadere?

Non ho motivo di considerare il social come una ”trappola”, almeno per quel che riguarda la diffusione dei propri lavori. Mi rendo perfettamente conto che vincolarsi a un simile mezzo di comunicazione come artisti possa portare alla realizzazione di opere più semplici e fruibili, che riscontrano più successo e ricevono solitamente maggiori apprezzamenti. Quando si iniziano a ricevere parecchi ‘’likes’’ o commenti positivi, la prima tentazione è quella di continuare a pubblicare continuamente per rimanere sempre sull’onda. Il lavoro artistico però, purtroppo, non è solo velocità e condivisione immediata. Realizzare una tela ad olio, per esempio, richiede una quantità di tempo e pazienza davvero improbabili per i ritmi moderni con cui siamo abituati a vivere. Nonostante questo, e nonostante non sia una grandissima fan dei social utilizzati senza un fine particolare, ritengo che possano essere estremamente vantaggiosi in questo campo. Più che ricercare l’approvazione immediata, bisognerebbe tentare di portare gli spettatori dentro il proprio mondo, nella propria fatica e nella propria passione, mostrando loro quanto questa richieda sforzo e impegno. Se si ragiona in questo modo e si è attenti a non lasciarsi prendere troppo la mano, il social può essere un fantastico mezzo per condividere bellezza.

 

Alla chiusura della “Klimt Night”, l’evento-mostra da noi organizzato alla TAG di Roma, il pubblico ti ha incoronata vincitrice, votando come miglior quadro la tua riproduzione del “Bacio” di Klimt. Come hai accolto la notizia? Ti aspettavi di ricevere un gradimento così ampio?

Ho accolto la notizia con immensa sorpresa. Penso che i partecipanti all’esposizione fossero davvero meritevoli, e sono rimasta estremamente colpita da alcune delle loro interpretazioni. Onestamente, essendo la mia opera uno studio e non un lavoro originale, non pensavo potesse ricevere un gradimento così ampio.

 

Nonostante la premiazione del pubblico, non sono mancate le critiche dei concorrenti e di chi si è trovato in disaccordo con i risultati delle votazioni. In particolare, i tuoi detrattori hanno accusato la tua opera di essere una banale riproduzione dell’originale e di mancare di inventiva. Cosa vuoi rispondere a tutti loro?

Rispondo loro che sono perfettamente d’accordo. Come ho già detto, sono consapevole della mancanza di inventiva della mia opera che ho intitolato, proprio per specificarne la natura, ”Studio de Il bacio”. Non mi permetterei mai di rivendicare un certo spirito creativo, perché non ho creato il disegno di Klimt e non ho immaginato io stessa quei volti, quelle decorazioni.

Però, ne sono sicura, qualcosa ho fatto. Ho impiegato un anno per avvicinarmi a quel disegno. A differenza di quello che facciamo tutti i giorni davanti a migliaia di opere d’arte, davanti a migliaia di foto, di post sui social network, per fare quella tela mi sono dovuta fermare. Ho dovuto fissare i miei occhi su ogni particolare. Ho dovuto riguardare la stessa composizione migliaia e migliaia di volte, per realizzare ogni singola circonferenza, ogni singola linea ondulata, ogni singola decorazione delle vesti. Sono stata talmente nauseata e stremata dal mio lavoro da averlo amato e odiato allo stesso tempo. Alla fine, non ho più voluto vederlo per parecchio, e ho chiuso la tela in un vecchio armadio. Solo più tardi ho avuto modo di riscoprirlo e di comprendere il valore di quello che avevo creato. Invece che ammirare Klimt da lontano, magari in una di quelle mostre multimediali ad oggi super famose, ho davvero cercato di apprendere da lui, ripercorrendone lo stesso processo artistico. Capisco che nella realtà odierne sia tutto molto più facile e non si sia abituati neanche all’idea di uno studio da originale. Ci basta scattare una foto per impossessarci di un quadro, e ci basta condividere lo scatto sulla nostra pagina personale per sentircene quasi partecipi, come se stessimo collezionando un album di figurine.

Ciò che vorrei rispondere a tutti i miei detrattori è di considerare il mio sforzo e di non classificare banalmente la mia opera come qualcosa di ”sterile”, come è stata definita. Il disegno non viene dalla mia testa, ma in quella tela ci sono io, il mio tempo, la mia passione, le mie mani e la mia concentrazione.

Non ho assolutamente voglia di ridurre tutto a dei commenti negativi facili e scontati.

 

Hai progetti per il futuro? Pensi che l’attività artistica occuperà sempre una parte fondamentale della tua vita oppure puoi anche farne a meno?

Per il momento, continuo a vivere l’arte come un grandissimo momento di gioia, sperando davvero che possa acquisire sempre più importanza nella mia vita. L’unico progetto che ho, per il momento, è proprio quello di mantenere viva tale passione e di continuare a condividerla il più possibile.