Irene Russo nasce ad Avellino nel 1985 e si laurea all’Accademia di Belle Arti di Napoli in decorazione e pittura. Studia anche in Polonia dove frequenta il corso di pittura del professor Piotr C. Kowalski grazie al quale sperimenta diverse tecniche grafiche. È così che risente degli influssi nord-europei visibilmente presenti nelle sue opere. Completa la sua formazione con la specializzazione in graphic design presso l’Ilas, scuola superiore di Comunicazione di Napoli. Attualmente vive a Mercogliano e lavora in diverse città italiane ed estere.

La natura e la quotidianità, sin dalle prime opere, sono i suoi soggetti preferiti. Essi sono collegati al concetto astratto del tempo, fulcro del suo percorso artistico.

“Sono affascinata dalla ripetizione e dalla sperimentazione di percezioni alterate e differenti, in modo da destabilizzare lo spettatore, dal mutamento della natura e dal modo in cui siamo noi stessi soggetti a continue mutazioni.”

La sua attenzione ruota dunque intorno all’analisi della percezione della realtà e della tematica del tempo, che si è concretizzata nella ricerca delle sue forme. La ciclicità del quotidiano ha fatto sì che la sua arte si esprimesse attraverso l’analisi dell’elemento più reale ed astratto allo stesso tempo: il cielo.

Irene Russo, “the cloud’s shape”, olio su tela di juta, 100 x 100 cm, 2018

Irene Russo nella sua ricerca artistica trova connessioni profonde con gli elementi naturali, di cui l’aria e il cielo rappresentano un elemento indispensabile. La poetica dell’artista, analizza la componente temporale e umana attraverso la percezione determinata dal mutare della natura.

“La memoria dei luoghi viene spesso associata al cielo. Al mio meridione, associo il colore del cielo, il suo azzurro intenso che muta nell’arco del giorno. Un colore che si vorrebbe toccare e la mia opera vuole ricreare esattamente l’ oggettivazione dell’ utopia di “toccare il cielo”.

È così che nasce il suo progetto  “Touch the landscape”, partendo dal concetto di memoria e di racconto.

Irene Russo, 4000 mm of sky, plexiglass, resina e pigmento, 100 x 400 cm, 2017

Con l’opera l’artista vuole appartenere al luogo, averlo tra le mani, possederlo. Il colore diventa sintesi dell’esperienza vissuta, rappresentando un frammento del paesaggio in cui le forme e i colori si fondono ricreando un luogo surreale ed astratto. Il lavoro crea una vibrante atmosfera dei colori e permette, attraverso la superficie specchiante, di entrare in relazione con l’opera, andando oltre la staticità del quadro.

Irene Russo non si occupa solo di pittura. Numerose sono infatti le istallazioni attraverso l’utilizzo di materiali che appartengono all’era industriale, ponendo l’attenzione su un tema molto attuale: la deforestazione. Nasce dunque “In_Natural”, che rielabora il concetto di sostenibilità ambientale partendo dal concetto di “ricostruzione” e di riappropriazione della natura dei suoi luoghi.

Irene Russo, In Natural, installazione, Palazzo Macchiarelli, Montoro Irpino (AV),  2018,  foto di Stefano Catino

L’opera vuole idealmente restituire un bosco nel suo luogo d’origine, attraverso la realizzazione di moduli cilindrici verticali, di differente forma e angolazione, creando una “foresta industriale” che, attraverso i riflessi dei materiali determina un dinamismo di luci e ombre.

L’ idea prende ispirazione dalla volontà di far interagire e integrare l’opera nell’ambiente circostante. Partendo dal concetto di giardino artificiale presente, l’artista ha voluto riproporre un bosco innaturale, da cui il titolo dell’opera, e restituire al palazzo una natura perduta, fatto di alberi e orti, che un tempo circondavano il Palazzo Macchiarelli.

Cielo e terra sono sempre presenti nelle opere di Irene Russo. Esempio ne è una delle ultime opere “MIRROR LAKE”. Un’ installazione di pannelli rivestiti di PVC che creano un effetto specchio, attraverso la realizzazione di una pannellatura per poter catturare il cielo durante l’ arco della giornata. Le continue variazioni e sfumature di colore creano un’opera in continua mutazione, permettendo un’analisi sulla concezione della percezione del tempo, della memoria e dell’ambiente.

Irene Russo, Mirrror Lake, installazione, Parco delle Groane, Residenza artistica Shot inneschi contemporanei in polveriera, Solaro (MI), 2018.

Attraverso l’utilizzo di una superficie specchiante lo spettatore è in grado di concentrarsi e volgere l’attenzione verso la concezione della variabile temporale e delle mutazioni. Fermarsi ad osservare, contemplare e darsi il tempo necessario di essere presenti nel presente, ricostruendo la connessione tra la natura e sé stessi. Anche le modalità di fruizione dell’opera sono particolari, poiché invitano lo spettatore a sdraiarsi e osservare in modo da entrare in contatto diretto con la terra e le sue vibrazioni e creare un momento di connessione tra gli elementi naturali e il visitatore stesso.

Tante davvero le opere di Irene Russo che giocano continuamente con la terra, il cielo ed il contatto con la natura. Esempio ne è Black Hug.

L’opera è realizzata attorno a tre tronchi di pino, da cui si spiega in una serie di curve di altezza crescente, creando quindi un labirinto percorribile, che si conclude in un simbolico abbraccio, in cui elementi olfattivi di carbonizzazione e sensoriali ricreano la sensazione claustrofobica dell’incendio. La scelta tematica è stata influenzata dagli incendi dolosi che hanno devastato la sua regione, la Campania, avvenimento che accomuna anche la Valle di Ledro in cui è stata realizzata l’opera.

Così anche Riconnessioni, definito dal Critico D’arte Giulia Moscatiello: “una sorta di cucitura fra le parti e le anime del borgo antico, una ricongiunzione astratta e geometrica che parte dal linguaggio della natura, protagonista indiscussa della sua opera fin dagli esordi, con la presenza dei fiori, altro elemento sempre presente nella sua poetica”. Il fiore, simbolo di vita e di morte, di ciclicità dell’esistenza nel suo fiorire ed appassire, è qui appeso esattamente come i panni di una domenica di maggio.

Afferma l’artista: “ho voluto rendere un atto privato come lo stendere i panni (qui rappresentati dai fiori) un atto pubblico, visibile a tutti, che legasse ed accogliesse i muri, le porte, per appianare ogni lite e divergenza senza vergogne”.

 

Immagine di copertina: Blood1, installazione, Termoli, 2017 foto Lello Muzio
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