Pensando al surrealismo, i primi nomi che probabilmente ci vengono in mente sono Salvador Dalì e René Magritte. La nostra mente va a loro perché, in effetti, incarnano il surrealismo “tradizionale”, quello in cui gli elementi della realtà sfuggono alla realtà stessa, disobbedendo alle leggi fisiche e trasportandoci in luoghi che solo i nostri sogni più sfrenati potrebbero mostrarci. Eppure, c’è anche un lato del surrealismo ancora meno convenzionale, ancora più surreale. Si tratta di un’evoluzione estrema, ai limiti dell’astrattismo: è il surrealismo di Joan Miró.

Joan Miró, Carnevale di Arlecchino, 1924-25 fonte: cultura.biografieonline.it)

Da Barcellona a Parigi

Miró visse in quello che fu senza dubbio il periodo di maggior sconvolgimento della storia dell’arte. Nato a Barcellona nel 1893, sviluppò la passione per il disegno sin da bambino. Quanto più i suoi genitori lo spingevano sulla strada degli studi economici, tanto più lui si affacciava al mondo dell’arte, fino ad avvicinarsi, intorno al 1916, al fauvismo. Barcellona, però, era un ambiente troppo ristretto. Joan Miró sognava in grande. Nel 1920 si trasferì a Parigi, capitale indiscussa delle avanguardie europee, dove ebbe modo di conoscere gli ambienti dadaisti e Pablo Picasso. La vitalità artistica che si respirava a Montparnasse permise a Miró di delineare il suo stile, passando dalle prime opere influenzate dal dadaismo a espressioni decisamente più in linea con il surrealismo e l’astrattismo.

Joan Miró, Numeri e costellazioni innamorati di una donna, dettaglio, 1941 (fonte: eunews.it)

Il più surrealista fra i surrealisti

Nonostante le influenze dei due grandi movimenti pittorici, lo stile di Miró appare unico e originalissimo. Le sue opere miravano sicuramente di più all’emozione che alla rappresentazione. E questo perché, secondo Miró, l’immagine e la realtà non sono altro che elementi da distruggere e stravolgere per far emergere l’espressione artistica. L’approccio di Miró nei confronti della realtà è dunque violento, almeno tanto quanto lo è nei confronti della pittura convenzionale. Nei suoi scritti, infatti, esprime più volte il desiderio di “assassinarla” o “stuprarla”, concetto che potrebbe avvicinarlo al futurismo milanese. Il concetto di arte di Joan Miró costituisce l’approdo estremo del surrealismo, un punto di non ritorno tale per cui André Breton, il fondatore di questa corrente artistica, lo definì “il più surrealista di tutti noi”.

Nonostante la forte carica distruttiva della sua intenzione artistica, la persona e le opere di Miró risultano tutt’altro che violente. Nelle sue creazioni, delicate linee sottili disegnano forme colorate talvolta riconducibili alla realtà, talvolta totalmente slegate da essa. Il risultato è una dimensione onirica e vitale, dove sono però riconoscibili possibili influenze dell’ambiente artistico parigino. Un esempio è l’ampio uso dei colori primari, tipico del neoplasticismo di Piet Mondrian che proprio in quegli anni era attivo a Parigi. Inoltre, sono riscontrabili anche influenze primitiviste. Miró, in fondo, fu uno dei maggiori sperimentatori del Novecento. Per le sue opere d’arte utilizzò i materiali più disparati (ferro, cartone, tela, masonite…) e si cimentò in diverse forme artistiche. Molto note e apprezzate sono le sue vetrate alla Fondazione Maeght. Una collaborazione importante, inoltre, è quella con Max Ernst (altro grande maestro del surrealismo) per la scenografia di Romeo e Giulietta.

Joan Miró , Vetrate alla Fondazione Maeght foto di L. Buffetaud)

Le Costellazioni

A partire dal 1940, Joan Miró si dedicò ad una serie di 23 opere molto particolari ed affascinanti: le Costellazioni. L’artista era sempre stato affascinato e impressionato dagli spazi vuoti, e il cielo stellato gli permetteva di superare l’angoscia della guerra e ricercare la bellezza dell’universo.

“A quest’epoca ero molto depresso. Credevo che la vittoria dei nazisti fosse inevitabile (…) ed ebbi l’idea di esprimere quest’angoscia tracciando segni e forme sulla sabbia, in modo che le onde li trascinassero via istantaneamente o creando sagome e arabeschi nell’aria come fumo di sigaretta, che poi sarebbero saliti in alto avrebbero accarezzato le stelle (…)” – Joan Miró

Joan Miró, People at Night, Guided by the Phosphorescent Tracks of Snails, 1940 (fonte: davidsartoftheday.blogspot.com)

La lunga vita di Miró proseguì tra Parigi e la Spagna, continuando a sperimentare con la sua creatività e restando coerente alla sua ricerca di evasione dalle convenzioni della realtà. E tale ricerca, dopotutto, non è ingiustificata. Quello in cui visse Miró, e in cui nacque il surrealismo, fu un secolo devastato da guerre e fascismi dai quali più volte l’artista dovette fuggire. Non stupisce dunque la voglia di rifugiarsi in una dimensione in cui non c’è spazio per l’odio o per la guerra, ma solamente per il sogno e per l’arte.

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