Insieme a Egon Schiele, tra i nomi dei protagonisti dell’Espressionismo austriaco si ricorda in particolare Oskar Kokoschka. Nato nel 1886 a Pöchlarn, piccola cittadina nella Bassa Austria, Kokoschka è attivo a Vienna a partire dai primi anni del ‘900.

La vita

L’infanzia di Kokoschka non fu facile: a causa dell’incapacità del padre Gustav di provvedere ai bisogni economici della famiglia, Oskar assunse presto le responsabilità del capofamiglia. Su suggerimento di uno dei suoi professori e contro le volontà del padre, iniziò gli studi di Belle Arti alla Kunstgewerbeschule (Università di Arti applicate). Qui entrò in contatto con lo stile di Lovis Corinth, del barocco Franz Anton Maulbertsch, e dell’innovativo Gustav Klimt. Fu proprio Klimt, nel 1908 a presentarlo alla comunità artistica viennese, in quegli anni nel pieno del fervore della Secessione.

Il Kunstschau del 1908 rappresentò la svolta per il giovane Oskar: infatti fu proprio in quell’occasione che la critica lo notò e gli affibbiò il soprannome di “super selvaggio”. Quella dell’arte selvaggia, in realtà, non è una concezione nuova; anzi, si inserisce nella tendenza espressionista di inizio Novecento, a partire dalla prima mostra dei cosiddetti Fauves nel 1904. Nel 1910 Kokoschka si trasferisce a Berlino per curare la rubrica “il Ritratto della Settimana” per la rivista d’avanguardia tedesca “Der Sturm”. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Kokoschka si arruola sul fronte orientale. In seguito a un periodo di ricovero nell’ospedale militare a causa di una ferita riportata in campo, fu congedato per infermità mentale.

Una delle illustrazioni di Oskar Kokoschka per la rivista Der Sturm

Tra il 1917 e il 1924 insegnò all’accademia di Dresda, per poi compiere diversi viaggi in Europa e in Africa. Il suo ritorno a Vienna fu soltanto temporaneo: all’alba della Seconda Guerra Mondiale si rifugiò a Londra mentre le sue opere venivano confiscate dal regime hitleriano per venire poi esposte nella mostra di arte degenerata. Nel 1953 si stabilì in Svizzera, dove continuò la sua ricerca artistica e la sua attività di docente. Morì a Montreux, nel Canton Vaud, il 22 febbraio 1980.

Lo stile e le opere di Kokoschka

Pennellate contorte e inquiete, colori cupi e soggetti tormenti: questo è lo stile di Oskar Kokoshcka. Influenzato dalla Secessione Viennese, ma anche dalla letteratura classica di cui è sempre stato un appassionato lettore, l’Espressionismo di Oskar Kokoschka ispira addirittura l’arte di Egon Schiele, di pochi anni più giovane di lui. Si dice infatti che L’abbraccio di Schiele sia stato ispirato da quello che divenne il dipinto più famoso di Kokoschka: La sposa del ventoI tratti di colore così frenetici disegnano le figure di un uomo e una donna, abbracciati e distesi in un turbine di pennellate in cui predomina il blu notte. Con un impeto quasi gestuale, Kokoschka rappresenta pittoricamente il vento, metafora dell’instabilità e della crisi dell’individuo, vittima inerme della perdita di riferimenti che pervade la vigilia della Prima Guerra Mondiale. Kokoschka dipinge una natura che partecipa alle passioni dell’uomo, passioni che trovano un collegamento nella tormentata relazione amorosa del pittore con Alma Mahler.

Oskar Kokoschka, La sposa del vento, 1914

Sette anni prima, quando ancora i venti di guerra non si erano abbattuti sull’Europa, Kokoschka si cimenta nella tecnica della xilografia. Uno degli esempi più riusciti di questo periodo è sicuramente Il sogno della fanciulla. L’opera, che fa parte di un ciclo di illustrazioni del libro per l’infanzia “I ragazzi sognanti”, ritrae una giovane addormentata in un paesaggio favolistico. La sua figura è accompagnata da simboli di giovinezza e femminilità: possiamo notare i suoi abiti sontuosi su cui Kokoschka pone le proprie iniziali, oppure i fiori color violetto sulle sponde del fiume, o ancora dei cerbiatti sullo sfondo. Tali simboli, però, non possono compensare al senso di inquietudine che pervade l’opera. Il colore dominante, infatti, è il nero, anticipatore delle ricerche sulle passioni più inquietanti e segrete dell’esistenza umana che caratterizzeranno l’arte del pittore austriaco per tutta la vita.

Oskar Kokoschka, Il sogno della fanciulla, 1907

Considerazioni finali

Oskar Kokoschka ha sicuramente lasciato un segno nell’arte novecentesca. Le sue opere danno voce a un sentimento di smarrimento che descrive appieno la prima metà del XX secolo e il suo stile guarda in avanti, nella direzione dell’Espressionismo astratto. Si può tranquillamente ritenere Kokoschka uno dei protagonisti di un evento culturale (la Secessione Viennese) che non ha avuto precedenti nella storia dell’arte.

“L’uomo non è uomo solo perché è venuto al mondo. Bisogna diventare uomini.”

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