Di Valentina D’Antino

Ossimoro” è un termine di etimologia greca, che deriva dall’unione di oksýmōron, «acuto» e mōrós «stolto, folle»; nell’enciclopedia Treccani viene definito come “un procedimento retorico che consiste nell’unire due parole o espressioni che sono inconciliabili nel significato in quanto indicano propriamente una antitesi o contrarietà”; eppure c’è chi è in grado di creare ossimori senza utilizzare nemmeno una parola.

Stiamo parlando di Kanun Hükmünde Ugurgallen, noto al mondo come Uğur, che con il suo progetto“#ParalelEvrenSavaşBarış” (“Universi paralleli guerra/pace”) ha realizzato una serie di quelli che potrebbero essere definiti ossimori “muti”.

Infatti, questo ormai celebre artista turco, attraverso i suoi collage digitali è riuscito a contraddire una definizione risalente ai manuali di oratoria greca, adattando un espediente tipicamente retorico alla sua arte fotografica, per raccontare attraverso immagini una disuguaglianza disarmante.

https://www.instagram.com/p/B9mPpsWADkO/

“Vivo in Turchia, che si trova vicino a una delle regioni più pericolose del mondo moderno. Il contrasto tra questi territori riflette per me due mondi diversi, che ho deciso di ritrarre nel mio lavoro”  ha dichiarato il fotografo parlando di come sia nata la sua arte: non ha fatto altro che prendere due realtà antitetiche, che pure conosce direttamente, e accostarle in modo tale da farle risultare complementari e, contestualmente, metterle a confronto.

Ma come è possibile essere partecipi, al contempo, di due esperienze di vita tanto diverse? Vivendo in Turchia, nella terra di mezzo. Uğur, infatti, ha assistito da vicino alla logorante guerra civile in Siria e ha potuto avere un incontro ravvicinato con la miseria, la sofferenza e la morte che questa ha disseminato tra i cittadini.

Dopo aver guardato negli occhi quell’orrore, ha semplicemente volto lo sguardo ad occidente, e gli è apparso in modo chiaro che aspetto dovesse avere la disuguaglianza.

https://www.instagram.com/p/B8JODZNgNyl/

Questo incredibile artista, col suo lavoro mette il suo pubblico nella condizione di fare esattamente quello che ha fatto lui: guardare a destra, poi a sinistra, e trarre le proprie considerazioni. Scompare, così, ogni possibilità di fingere di essere ciechi e si è costretti a fare i conti con la propria coscienza e la propria umanità.

Le immagini di Uğur vogliono ricordare al fruitore che, nonostante quelli rappresentati appaiano due mondi a sé stanti, inconciliabili tra loro, la realtà è che abitiamo tutti un unico pianeta.
Allora diviene necessario rendere impalpabile il confine tra i due universi, così distanti eppure così vicini, e far in modo che si completino, che appaiano complementari come lo yin e lo yang.

“#ParalelEvrenSavaşBarış”, in fin dei conti, è una raccolta di contraddizioni, di paradossi del nostro mondo, che lo rappresentano nella sua complessità e completezza e ne evocano l’essenza controversa.

In un’epoca di piena globalizzazione, in cui siamo tutti costantemente collegati e interdipendenti, soprattutto a livello economico, trovarci di fronte ad opere di questo genere ci dà l’occasione di ritrovare, o almeno ricercare, quella connessione umana che troppo spesso manca nella vita di ogni giorno.

 

We may have different religions, different languages, different colored skin, but we all belong to one human race.

– Kofi Annan

 

Immagine di copertina: profilo Instagram di @ugurgallen
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