di Pierfrancesco Maresca

Uno degli artisti rinascimentali che è riuscito a suggestionare con le proprie opere è stato senz’altro Piero della Francesca. Nato nella città di Borgo San Sepolcro intorno al 1415 l’artista, dopo un primo approccio con l’arte presso la bottega dell’artista locale Antonio di Anghiari, iniziò a formarsi a Firenze presso Domenico Veneziano, entrando tra l’altro in contatto con altri artisti del periodo come Paolo Uccello.

Una delle prime opere che realizzò fu il Polittico della Misericordia presso la Confraternita della Misericordia della città natia, anche se uno dei capolavori dove emerse la propria formazione nelle scienze matematiche fu il Battesimo di Cristo, oggi conservato presso la National Gallery di Londra. In questa tavola la figura del Cristo, nell’atto di ricevere il battesimo da San Giovanni, costituisce il punto di incontro di alcune figure geometriche “invisibili”. Infatti è possibile tracciare con una linea immaginaria un cerchio che vede il suo centro nella colomba che impersona lo Spirito Santo, ed in cui uno dei punti della circonferenza si sovrappone all’ombelico del Cristo. Così, il semicerchio superiore che si origina combacia perfettamente con la curvatura della tavola, ma non solo. Dalla colomba è possibile, inoltre, tracciare due linee tra loro perpendicolari il cui punto di incrocio darà alla luce una splendida croce cristiana. Insomma, lo Spirito Santo diviene il punto di origine di tutto, una chiara allusione alla Creazione e alla centralità di Dio nell’universo. Ciò che colpisce di questo dipinto è anche il riflesso delle figure nelle acque del fiume Giordano e la prospettiva percepibile dall’albero in secondo piano e dalle altre figure umane.

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1445, National Gallery, Londra. Fonte: Wikimedia Commons

Dopo essere stato al servizio della famiglia Malatesta, Signori di Rimini, Piero si reca presso la corte del nemico giurato di quest’ultimi, ovvero dal Duca di Urbino Federico da Montefeltro, abile condottiero e illuminato mecenate.

Qui, tra i dipinti più significativi che realizzerà l’artista figurerà la Madonna di Senigalliatavola che ritrae la Vergine Maria con il Gesù bambino tra le braccia adornato con una splendida collana di corallo rosso, simbolo della Passione. Sulla sinistra è possibile constatare che il viso dell’angelo è inscrivibile all’interno di un cerchio perfetto, inoltre sullo sfondo è possibile notare la luce che filtra dal vetro della finestra e che materializza nell’aria le micro particelle di polvere che connotano l’opera di una prima forma di naturalismo pittorico.

Piero della Francesca, Madonna di Senigallia, 1470-1485, Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. Fonte: Wikimedia Commons

Nella Resurrezione, invece, è possibile immaginare un perfetto triangolo equilatero che racchiude i quattro soldati romani addormentati e Cristo stesso, posto al vertice come punto di inizio e fine, o come direbbe San Giovanni nell’Apocalisse, all’alpha e all’omega.

Ma la tavola più enigmatica ed oscura è senz’altro la Flagellazione di Cristo. Anche in questa, la geometria fa da bussola con una prospettiva evidenziata dal reticolato di travi e colonne, nonché dal pavimento a scacchiera. Il dipinto ritrae due scene che possono essere definite “omonime”. Sulla sinistra, Pilato assiste alla flagellazione di Gesù che appare legato intorno ad una colonna mentre sulla destra, con abiti non antichi bensì rinascimentali, tre figure appaiono discutere isolate dalla prima scena, facendo intuire così che essi si trovino lontani nel “tempo”. La loro identità è un mistero ma una delle ipotesi sostiene che l’uomo sulla destra sia Federico da Montefeltro che ordina l’assassinio del ragazzo posto al centro, identificato in Oddantonio, fratellastro ed iniziale erede del ducato ucciso da una misteriosa congiura. Non sarebbe azzardato ipotizzare che a commissionare l’opera siano stati i Malatesta e non il Duca, visto anche l’eventuale messaggio occulto che la tavola custodisce, testimonianza schiacciante di una responsabilità in un omicidio ufficialmente irrisolto.

Piero della Francesca, La Flagellazione di Cristo, 1460, Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. Fonte: Wikimedia Commons

In ogni caso l’utilizzo della geometria da parte dell’artista nelle proprie opere è dovuto al fatto che egli fu un colto matematico, autore tra l’altro di alcuni trattati di geometria. Inoltre, la matematica era stata già utilizzata nel Medioevo dagli architetti per la progettazione di cattedrali e luoghi sacri, in quanto espressione di perfezione ed armonia utilizzata in rapporto con la fede. E sarà proprio per questo che Piero avrà voluto utilizzarla come “matrice” per le proprie opere che per toni, volumi e forme, potremmo definirle “divine”. Della stessa opinione è il biografo Giorgio Vasari che, di Piero, ci narra: “egli fu studiosissimo nell’arte, e nella prospettiva valse tanto, che nessuno più di lui fu mirabile nelle cose della cognizione di Euclide”.

 

 

Fonti:
https://www.arteworld.it/battesimo-di-cristo-piero-della-francesca/
http://www.treccani.it/enciclopedia/piero-della-francesca/
https://dueminutidiarte.com/2016/02/06/piero-della-francesca-biografia-e-opere-principali-in-10-punti/
http://www.storiadellarte.com/biografie/pierodellafrancesca/vitapiero.htm
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