Abbiamo già dedicato un articolo a questo artista e ai suoi quadri iperrealisti, analizzandone i significati e i protagonisti. In questo articolo però parleremo della fotografia, altro mezzo che usa Diamond per poter comunicare al mondo il proprio animo tormentato e malinconico.

Luisant si avvicina molto tardi alla fotografia, infatti inizierà ad approcciarsi a questo mondo solo dopo aver sostenuto l’esame di “Storia della fotografia” all’accademia di Brera di Milano. L’artista all’inizio non usa questo mezzo per realizzare scatti artistici, ma solo per fotografare gli abiti creati dal suo brand di moda. Lo stesso Diamond afferma che queste sue prime foto non possono essere considerate artistiche. Già da queste fotografie notiamo però una forte attenzione per il corpo e per un post-produzione scrupolosa, finalizzata all’eliminazione di qualsiasi difetto o imperfezione.

Diamond afferma che per lui le fotografie artistiche iniziano quando la moda viene messa in secondo piano e utilizzata solamente per narrare un racconto, infatti lo scopo delle istantanee dell’artista è quello di raccontare delle storie ispirate al mondo greco-romano e biblico.

Un esempio di questo interesse per il mondo greco-romano lo notiamo nella fotografia “The Roman Boy”, dove vediamo un ragazzo coperto solamente da un tessuto rosso, seduto su un letto e con lo sguardo perso nel vuoto, probabilmente interessato a evadere dal mondo che lo circonda.

Diamond Luisant, The Roman Boy,, 2015
Modello: Eugenio Castighi

L’interesse per il mondo biblico lo percepiamo, invece, nella serie fotografica dedicata a San Sebastiano. L’artista decide di fotografare sia il momento precedente all’esecuzione, dove vediamo il santo legato all’albero pronto per la morte, sia il momento della scomparsa, dove scorgiamo le frecce lanciate dai soldati conficcarsi sul collo e corpo del santo.

Diamond Luisant, Saint Sebastian, 2015.
Modello: Ivan Lezin

Da questi due esempi notiamo come l’artista prediliga temi tragici o personaggi con un vissuto sofferto, questo perché, secondo il fotografo, il dolore è più facilmente rappresentabile e non si può nascondere.

I protagonisti, come per esempio il già citato “The Roman Boy”, hanno un volto che trasmette malinconia e tristezza. Questo è un elemento caratteristico dell’arte di Diamond, infatti, anche i quadri iperrealisti presentano dei personaggi infelici, ma se nei dipinti sono soltanto gli occhi a testimoniare questo stato d’animo, nella fotografia invece è tutto il volto a mostrare questa malinconia. Questo dominio di sentimenti tristi è probabilmente dovuto al forte sconforto che l’artista provava durante il proprio trasferimento a Milano, lontano dagli affetti degli amici e dei parenti.

Diamond Luisant cerca in tutti i modi di rendere gli scatti il più pittorici possibili, questo perché l’artista vuole creare una sorta di “inganno”, vuole che sia impossibile per lo spettatore riuscire a comprendere se sta osservando un dipinto o una fotografia.  Per far funzionare questo inganno, l’artista tende a interessarsi alla luce che colpisce i personaggi, le pose, i panneggi e i vestiti; tutto nella foto è studiato nel minimo dettaglio e nulla viene lasciato al caso.

Quasi tutte le istantanee, come i dipinti, hanno uno sfondo molto  scuro; Diamond mette in risalto solo la figura umana con un colpo di luce proveniente dall’alto, utile per dare delle ombreggiature e dei chiaro-scuri molto forti, tipici della pittura e non della fotografia. L’artista tende a voler trasformare i suoi dipinti in fotografie e le sue fotografie in dipinti.

Abbiamo analizzato l’estetica del fotografo molto in generale, ora parleremo di alcuni scatti in maniera approfondita:

SAINT JOHN THE BATTIST

Questa serie fotografica narra le vicende di San Giovanni Battista. Diamond decide di raffigurare sia il momento prima del martirio,  dove il santo, con la croce in mano è pronto alla morte, sia il momento in cui la testa del martire viene servita su un vassoio d’argento. L’autore sceglie di raffigurare i santi martiri perché li ammira per la loro forza, in quanto essi hanno sempre seguito il loro obiettivo, ovvero quello di professare la parola di Dio, anche davanti alle torture e alla morte. Per Diamond questi santi sono un esempio di coraggio, perché lottano per quello in cui credono e sono disposti a morire pur di difendere le loro idee.

CANDLE BOY

In questa foto vediamo un ragazzo con una specie di maschera che contiene una candela. Diamond inserisce spesso candele nelle sue fotografie o nella video arte. Per l’artista esse sono simbolo di vita.  Questa sua idea nasce da una pratica in uso nella corte dei Borboni di Francia: infatti, quando il re era sul punto di morire si accendeva una candela e si poggiava sul davanzale della finestra per far capire al popolo che il re era ancora in vita, quando, invece, essa sarebbe stata spenta, si annunciava la morte del sovrano. Questa pratica ha così tanto affascinato l’artista, che ha deciso di inserirle in tutte le proprie opere (come per esempio in Marie Antoinette dove vediamo, verso la fine del video, le candele che si spengono per raffigurare la morte della regina).  Del protagonista noi non sappiamo nulla, vediamo questa specie di maschera che gli copre parte del volto e che non ci aiuta assolutamente a comprendere se sia uno schiavo o un soldato, l’unica cosa che comprendiamo è che la candela rappresenta la sua vita, e che malgrado le circostanze avverse, il protagonista ha la forza di vivere.

Diamond Luisant, Candle Boy, 2017.
Modello: Camillo Christopher Maddei

Si tratta indubbiamente di un artista versatile e con idee molto interessanti. Probabilmente sentiremo ancora parlare di lui e della sua arte.

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