Parlare della Sicilia non è facile. Terra dal glorioso passato, rappresentato dai templi dorici, ma con un presente doloroso, narrato dai barconi di migranti e da una disoccupazione sempre più elevata.  I suoi abitanti usano tanti mezzi ed espressioni per descriverla, da chi la definisce come “Terra Bedda” o “Piena di fiori“, a chi, come Giovanni Iudice (Gela, 1970) preferisce usare la pittura. L’artista ha conquistato il mondo dell’arte con i suoi dipinti pieni di riferimenti ai problemi della Sicilia di oggi. Dopo aver visto la sua nuova serie intitolata “Ciliegino” ad Arte Fiera, abbiamo deciso di contattarlo per farci raccontare la sua arte.

Vorrei iniziare questa intervista con una domanda inerente alla sua formazione artistica. Quando ha capito che voleva fare l’artista? Ha frequentato scuole d’arte?

Sono di formazione autodidatta. Ho sempre disegnato sin da ragazzino. Ero attratto in particolar modo all’arte rinascimentale e a quella dell’800 e del 900.

I suoi dipinti riprendono molto le bellezze ed i problemi della regione Sicilia. Quanto, questa regione, influenza il suo lavoro?

La Sicilia è nelle mia ossa; non ne posso fare a meno. La mia pittura incarna l’aspetto localizzato e territoriale; dove non mancano vicende drammatiche. L’arte figurativa, e sopratutto il realismo, in fondo hanno per linguaggio lo sfondo sociale. Non ho mai varcato la retorica sulla rappresentazione del visibile, non amo rappresentare il folklore ma dire delle verità.

Mi può descrivere le tecniche che utilizza per realizzare le sue opere?

Utilizzo il disegno e la pittura. Il mio lavoro ha spesso un rigido registro fotografico attraverso l’ossessione dei dettagli, che per me, rappresentano aspetti importanti e veridici. Di recente, dipingo molto perché il colore ha preso un altro aspetto: quello di sostituirsi al disegno.

L’opera “L’Attesa” mi ha particolarmente colpito. Potresti parlarmi di questo particolare dipinto?

L’Attesa”, è un ragazzo di colore che aspetta il suo padrone giornaliero, colui che gli darà la paga per un lavoro che lo attenderà. È il tema scottante del caporalato sugli integrati, ambito nel quale mi sto cimentando da qualche mese.

Giovanni Iudice, L’Attesa, 2020. Olio su tela, (130×160 cm). Collezione privata

Ho visto, tra le tue immagini, un forte interesse per il mondo dei bagnanti. Come mai ti colpiscono particolarmente queste figure?

I bagnanti sono l’emblema del territorio in cui vivo. Il paesaggio circostante, dove queste figure prendono il sole o si fanno il bagno, è un avamposto riarso della costa più a sud della Sicilia.  Mi piace questa normalità della quotidianità di cui, il mare, è sfondo di esistenze, molto diverse tra loro, di bagnanti e di migranti.

 

Riguardo la tua ultima serie “Ciliegino” cosa puoi raccontarmi? Come è nata e come mai si vede questo rosso che occupa tutto il dipinto?

Ciliegino”, nasce da questa presa di coscienza dello sfruttamento (caporalato), che avviene nelle serre in Sicilia. Il dipinto non nasconde un messaggio politico né sociologico. Mi interessava descrivere l’universo esistenziale della vita lì dentro, laddove intere famiglie, vivono nelle baracche tra felicità e sofferenza.

Giovanni Iudice, Ciliegino, 2019. Olio su tela (150×180 cm). Collezione privata( Courtesy progetto orientale sicula, Catania)

Una delle tue opere più sconvolgenti è indubbiamente “Madonna Nera”. Mi racconti quest’opera?

Madonna Nera”, è uno dei tre dipinti del trittico: “Asino 2018 dC”. Il trittico tratta il  tema dell’integrazione, ma con un riferimento al presente vissuto in questo momento dal nostro paese. Il titolo fa riferimento all’asino. Questo animale,un tempo era un simbolo di ristoro per il fuggiasco migrante, perseguitato da tirannie; oggi, diventa l’altro re, che fiero di se, non lascia attraccare le imbarcazioni sulla propria terra. È un’opera molto alta nel suo significato sociale, ed è l’ultima dei lavori sull’immigrazione. L’ho realizzato per una committenza richiesta dall’ Avv. Iannaccone, mio estimatore da tempo, e col quale mi confronto quotidianamente attorno al mio lavoro. Devo riconoscere che costui mi ha davvero stimolato in quasi tutta la mia carriera d’artista.

Giovanni Iudice, Madonna Nera, 2018. Olio su tela (60×50 cm) Collezione privata Iannaccone, Milano.

Puoi parlarmi dei tuoi progetti futuri?

Forse la domanda più difficile. Ma come citavo, sto lavorando sul tema del “ciliegino”, e ad ampio raggio, su come il caporalato non sia altro che l’emblema della soppressione dell’uomo. Non trascuro la natura impetuosa e selvaggia della Sicilia, come i miei mari che definisco carnali e umorali, registro della mia vita d’artista e non, che è in continuo divenire.

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