Chi di noi non conosce i cartelli stradali?  Tutti noi siamo ormai abituati a questi elementi al lato della strada ma non ci siamo mai interessati troppo ad essi finché non abbiamo dovuto studiarli per l’esame della patente. Per molti di noi questi elementi sono una sorta di “compagni” silenziosi nelle strade, che non sono degni di particolare interesse. L’artista modenese Gian Luca Galavotti non la pensa così, anzi li considera elementi così tanto importanti, da dedicargli tantissimi dipinti. Scopriamo assieme il perché di questa sua passione.

Ciao Gian Luca. Puoi parlarci della tua formazione accademica? Che scuole hai fatto e soprattutto quando hai iniziato a dipingere?

Ciao Francesco, inizio subito col dirti che non ho nessuna formazione accademica. Posso solo vantare uno zio, prof. di storia dell’arte e bravissimo pittore che a 11 anni, vedendomi disegnare e colorare da quando ne avevo 2, mi regalò la prima valigetta di colori a olio sperando che iniziassi a dipingere. La valigetta però è rimasta chiusa per più di 10 anni anche perché non sapevo usare i colori ad olio. Alla fine del 1990 ho finalmente aperto la valigetta e da solo ho provato a dipingere, prima alcune riproduzioni di opere di Van Gogh, e poi opere originali, alcune anche belle ma con tante imprecisioni tecniche tipiche dei principianti.

Puoi raccontarmi da chi o cosa prendi ispirazione per i tuoi quadri?

Sono un appassionato di architettura; dall’antica alla contemporanea. Mi piace visitare città e borghi, perdendomi guardando le loro piazze, palazzi, chiese e case. Mi soffermo su tutto quello che vedo, soprattutto sui dettagli come comignoli, porte e finestre che sono stati soggetti dei miei quadri. Preferisco dipingere dettagli perché sono i particolari che fanno l’insieme e le grandi cose. Questa cosa si è accentuata ancor di più dopo il terremoto del 2012 che ha colpito la mia città natale Mirandola.

Il quadro “SEDICO”, con protagonista una finestra terremotata e imbrigliata da una rete da cantiere arancio, vinse nel 2013 il Trofeo G, B.Moroni di Bergamo. Pensando a Bergamo, mi viene in mente un mio quadro ispirato da un bellissimo e caratteristico luogo della Città Alta: piazza Mercato delle Scarpe. Le due tele hanno come protagonisti due cartelli visti in fronte retro con l’architettura della piazza che fa da sfondo. Penso che questo renda bene cosa mi ispira e accende la mia arte.

Gian Luca Galavotti, finestra

Gian Luca Galavotti, Sedico, 2012, olio su tela (60×60 cm)

Raccontami dei materiali che utilizzi per realizzare le tue opere.

I materiali che utilizzo sono i più semplici e classici: colori a olio, tele di cotone, pennelli e qualche piccola tecnica personale che preferisco non rivelare

Dalle tue opere si può ammirare un forte interesse per i cartelli stradali. Come mai? 

Mi affascinano perché tutti quotidianamente li vediamo innumerevoli volte ma quasi nessuno si ferma un attimo a guardarli e, tanto meno, ad ascoltare quello che hanno da raccontare.  Poi hanno una straordinaria valenza simbolica, alcuni cartelli li ho utilizzati anche per rappresentare un mio stato d’animo di un determinato periodo, come nel quadro “DISVETRO” con protagonisti il cartello della via Deserta (via realmente esistente nel paesino Disvetro, nella campagna della pianura modenese) e una porzione del cartello dello Stop. Proprio in questi giorni ho pubblicato su Facebook un post con tre quadri di qualche anno fa e una bravissima gallerista di Bologna ha commentato che con tre cartelli avevo descritto la quarantena che stiamo vivendo.

All’interno dei tuoi dipinti si possono notare anche degli scorci stradali. Perché ti interessi così tanto a questi temi?

Vivo la strada quotidianamente, tanto come automobilista quanto da pedone e sportivo. Da qui i quadri dedicati a tutto quanto abita la strada e con cui giornalmente “interagisco”: cartelli stradali, segnaletica orizzontale, coni stradali (segnalatori di pericolo ma con un qualcosa di teneramente umano), mozziconi di sigarette, cestini dei rifiuti e tombini. Tombini che vedo come fonte di ispirazione di tante mie opere.  Posso dire che la mia è una street-art a tecnica classica: realizzata solo con tela, pennello e colori a olio!

Parlami delle tue opere che vedono protagonisti dei peluche. Perché hai scelto proprio questi?

Premetto che ho la casa piena di peluche, alcuni recuperati dai miei nipoti, altri regalatemi e tanti altri comprati. Molto spesso quando li vedo cominciano a “parlarmi” ed è dura resistere all’acquisto! Nella primavera del 2019 ero un po’ artisticamente bloccato, altre volte mi ero “distratto” dipingendo frutta o fiori, ma l’anno scorso avevo voglia di qualcosa di totalmente nuovo! Poi i miei occhi hanno incrociato quelli di due bellissimi peluche ed è nato, col sottofondo musicale dell’omonima canzone di Jovanotti, il quadro “BACIAMI ANCORA”. Questo quadro era talmente bello che ho iniziato a dedicarmi tantissimo ai peluche, dando vita alla serie “Pupazzi“. L’intento è quello di utilizzare i pupazzi per raccontare emozioni  come l’amore, l’amicizia, la tristezza e la gioia. Nelle mie ultime opere, come “PUÒ DARSI CHE PORTI FORTUNA”, i pupazzi raccontano alcune emozioni che stiamo tutti vivendo in questo stringente lockdown.

Cosa mi puoi raccontare dell’opera “Macchina del tempo”?

Il quadro, come quasi tutti i miei dipinti, è nato da un’emozione casuale e realmente vissuta. Una sera, cercando nella credenza, è spuntata una vecchia moka in alluminio che ho distrattamente rovesciato su un tavolino. Dopo un po’ l’ho guardata e ho visto il passato “sorpassato”, prima dalle moke di design in acciaio, e poi dalle macchine per cialde. Ho visto la dolcezza del passato offuscato, l’abbandono, la malinconia ma anche una sorta di macchina del tempo per realizzare il sogno del viaggio temporale.  I miei occhi son diventati lucidi ed è scattata l’ispirazione! Ho deciso di dipingerla per riscattare il suo “abbandono”, fermare tutte quelle emozioni sulla tela e, magari, condividerle con tante più persone possibili per sempre.

Gian Luca Galavotti, macchina del tempo

Gian Luca Galavotti, La macchina del tempo, 2018, olio su tela (60×60 cm)

Photo credits: © Gian Luca Galavotti
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