Se siete di Torino vi sarete di sicuro imbattuti in una delle opere dell’artista e performer Rebor, nome d’arte del ventiduenne, Marco Abrate. L’artista è infatti diventato famoso nel capoluogo piemontese grazie alle sue installazioni rosa shocking e le sue opere dichiaratamente anti- Trump.

Marco Abrate, classe 1996,  sta sviluppando una propria idea di street art, con temi e caratteristiche inedite. Rebor realizza le sue opere d’arte su muri rovinati, calcinacci e frammenti di intonaco.  L’artista, come molti street artist famosi fra cui Banksy o Sirante, sceglie con attenzione dove posizionare la sua opera. Vuole infatti che il suo intervento dialoghi con l’ambiente circostante senza sconvolgerlo o danneggiarlo.

Rebor non ha intenzione di cadere nell’atto vandalico, vuole invece realizzare le sue opere con una certa eleganza e finezza. Sono significative le parole del critico d’arte Filippo Mollea Ceirano, che da molti anni segue la carriera di Rebor:

Rebor colloca le sue opere, dal forte contenuto provocatorio, dove nessuno gliele ha chieste ma in modo apparentemente educato e cortese, con il garbo di chi lascia un regalo sulla scrivania o davanti la soglia di casa: le posiziona con delicatezza, provocatoriamente enfatizzata, facendo attenzione che non lascino il minimo segno nel contesto in cui sono allestite. Rebor crea un sincero imbarazzo a chi deve occuparsi di rimuoverle.

Per comprendere meglio le idee di questo artista possiamo ripercorrere due interventi molto importanti:

Il primo è avvenuto durante l’apertura dell’installazione, intitolata Eternity, progettata da Maurizio Cattelan a Carrara. Il progetto prevedeva un ipotetico cimitero di artisti (dove è presente lo stesso Cattelan) realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara.

Rebor ha deciso, anche se non invitato, di intervenire a modo suo. Con una certa ironia e provocazione si è presentato vestito da becchino e  ha affisso, in una delle tombe realizzate dagli studenti, un manifesto con la scritta «ONORANZE FUNEBRI – Jubilate hodie et semper». Ai piedi del cartello ha sistemato due lumini, un mazzo di fiori e la domanda del bando compilata a suo nome.

Un’altra perfomance che ha avuto molto successo e che rappresenta a pieno l’ideale estetico di questo artista, è quella che è stata effettuata all’interno della National Portrait Gallery di Londra. Rebor, senza alcuna autorizzazione, ha attaccato al muro il suo manifesto “Ecce Homo” (già presentato a Torino pochi mesi prima), dove viene rappresentato Donald Trump che tiene in mano un volto che piange sangue.  La critica alla politica del Presidente americano è molto evidente in quest’opera, che è rimasta appesa per lungo tempo prima che qualcuno si rendesse conto che doveva esser rimossa.

Rebor, Ecce Homo?
Fonte: Prifoli Instagram di Rebor

I due interventi di Rebor, come si può facilmente constatare, non vanno assolutamente a danneggiare l’ambiente circostante, ma cercano invece di valorizzarlo e di aprire spunti innovativi.

Tutte le installazioni di Rebor non sono progettate per durare per sempre, ma per attrarre l’attenzione dei media e delle persone. Finito questo compito, l’opera è destinata a sparire e a non lasciare più tracce materiali. Importanti le parole di Ceirano a riguardo:

 Già in diverse occasioni i suoi interventi pubblici, intelligenti e provocatori, destinati per loro natura ad avere un forte impatto immediato ma a non durare a lungo, hanno attirato l’attenzione dei media e stimolato discussioni e riflessioni. Queste sue opere infatti in prima battuta sono, come già avveniva per i graffiti e la street art in genere, realizzate o esibite in contesti pubblici, aperti o chiusi che siano, ma la loro fruizione va ben oltre coloro che vi si imbattono in modo più o meno occasionale: la destinazione finale sono appunto i social, da cui vengono riprodotte, commentate, rilanciate. La rete, con i suoi limiti e le sue ramificazioni, diviene una sorta di ‘contesto urbano’ ampliato, protesi virtuale dell’esistente: nel momento in cui la si utilizza, facendosi da essa utilizzare, se ne smascherano i dispositivi e si focalizza l’attenzione sulla sua funzione di orientamento e controllo.

Le opere di Rebor non presentano solamente critiche al mondo contemporaneo, ma anche personaggi provenienti dalla storia dell’arte rinascimentale come il “Bacco” di Caravaggio o la “Pietà”, con i volti di Fedez e Chiara Ferragni, di Michelangelo. Rebor afferma che in base al muro in cui si trova ad operare decide il personaggio che secondo lui è più adatto, in altre parole, in base al materiale l’artista decide che opera o installazione creare.

Questa è una pratica che lo accomuna ai grandi artisti novecenteschi. Tutti affermano che è il materiale a suggerire loro cosa creare e che solo grazie ad esso riescono a trovare la giusta ispirazione.

A differenza di molti street artist, Rebor non rifiuta assolutamente il mondo delle gallerie. Molte delle sue opere sono nate proprio per questo luogo che molti artisti denigrano e rifiutano.

Rebor, a soli 22 anni, sta conquistando il mondo dell’arte contemporanea, proponendo opere innovative e dal significato profondo. La sua arte vuole toglierci le poche certezze che abbiamo, portandoci a chiedere se stiamo andando nella giusta direzione. Queste opere vogliono mettere in luce i lati oscuri del nostro mondo.

Se volete ammirare altre opere di questo talentuoso street artist vi consigliamo di visitare il suo profilo Instagram.

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