Oggi vi presentiamo un artista di fama mondiale: Joseph Mallord William Turner. Per quale motivo? Perché sarà in mostra a Roma, al Chiostro del Bramante, nella primavera 2018, in collaborazione con la Tate Gallery di Londra, e sarà un’esperienza unica nel suo genere. A tal proposito Artwave vuole presentarvi l’artista inglese in tutto il suo splendore.
William Turner, famoso per aver introdotto le basi per la nascita dell’impressionismo, merita sicuramente il soprannome di «pittore della luce.».
L’artista nasce 1775 a Londra, crebbe disorientato a causa dell’assenza da parte della figura materna, che soffriva di disturbi psichici e fu rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Il giovane Turner fu cresciuto dal padre, che, notando la straordinaria abilità artistica del figlio, lo incoraggiò nell’intraprendere la carriera artistica.
Dopo vari studi Turner rese finalmente fiero il padre; infatti, a soli quindici anni, presentò il suo primo acquarello all’esposizione annuale della Royal Academy, “Vista del palazzo dell’Arcivescovo a Lambeth”; a ventiquattro anni fu accettato alla scuola d’arte, dove iniziò anche gli studi di prospettiva e riuscì a capire quanto amore aveva anche per l’architettura. Da qui iniziò il suo percorso formativo attraverso i mille viaggi che intraprese alla ricerca di nuovi e sensazionali paesaggi, per lui di grande ispirazione. Esplorò in giovane età quasi tutto il Galles e la Scozia e riuscì a visitare anche parte dell’Europa continentale: Francia, Svizzera, Austria , Germania e Italia. Rimase così affascinato dai panorami dei luoghi lontani dalla sua amata Inghilterra, che all’inizio del suo percorso artistico, attraverso le sue opere, cercò di fondere l’aderenza al soggetto con la possibilità di produrre nell’osservatore la sensazione del probabile mutamento atmosferico. Col passare del tempo la sua concezione si tramutò più su una ricerca puramente luministica, aiutandosi con la sperimentazione del colore a descrivere la natura in tutta la sua bellezza e grandiosità.

L’artista è considerato uno dei paesaggisti più indicativi dell’intera storia dell’arte. Turner è infatti il maggior interprete della poetica di Edmund Burke, in altre parole del cosiddetto “sublime“. Il pittore rimase affascinato soprattutto dai colori e dal gioco che era in grado di realizzare con essi, sperimentando sempre nuovi metodi per esprimere il concetto del “sublime” e i sentimenti a esso correlati. L’artista si cimentò, per tutto il suo percorso artistico, nello studio degli artisti del passato, analizzando e ricopiando molte delle loro opere. I pittori prediletti dall’artista erano: John Robert Cozens, Willem van de Velde, Rembrandt , Tiziano , Nicolas Poussin e Claude Lorrain. Questi autori sono diventati famosi, come ben ricordiamo, soprattutto per i pregiati giochi luministici, che furono di grande ispirazione per l’immensa fantasia di Turner. Oltre agli artisti del passato, si rivolse anche a molti temi antichi come quelli biblici e mitologici. Osservando i suoi schizzi, tipicamente colorati con l’utilizzo della tecnica ad acquarello, si riesce a immaginare il giovane Turner alle prime armi che esce di casa con uno dei suoi taccuini alla scoperta di un nuovo paesaggio da disegnare in tutto il suo splendore. Turner si cimentò in questi studi con un’incredibile leggerezza nel tratto, rimanendo rigoroso nella prospettiva e meticoloso nei dettagli architettonici. L’artista aveva una predisposizione per le vedute fluviali, in particolare per i giochi di riflessi e di sfumature dell’acqua, che analizza e riproduce meticolosamente: sperimentazioni che saranno riprese più avanti da Monet.
La sfumatura è presente non solo nel gioco dell’acqua e delle sue increspature, ma anche nel cielo; affascinato, com’era, dai tramonti infuocati, dalle notti al chiaro di luna a delle nubi che promettono tempesta.

In attesa di questa splendida mostra in suo onore, vogliamo presentarvi alcune delle opere più importanti dell’artista.

“Roma vista dal Vaticano” Fonte: p0.storage.canalblog.com

“Roma vista dal Vaticano”, olio su tela, 1820

Si tratta di un’opera eseguita subito dopo il suo ritorno in Inghilterra dal suo primo viaggio italiano. L’artista ha voluto rappresentare in tutta la sua bellezza l’atmosfera romana in una splendida giornata di sole, accompagnata dalle imponenti architetture della Città del Vaticano. Notiamo qualcosa di diverso in quest’opera, un dettaglio che rompe le regole classiche di rappresentazione, soprattutto quella della prospettiva. L’artista, infatti, si è dedicato maggiormente alla descrizione della luminosità, in particolare dell’esteso e limpido cielo azzurro, piuttosto che preoccuparsi di rendere in modo fedele la prospettiva della scena raffigurata. Ciò che l’artista vuole trasmettere con quest’opera sono anche le emozioni che ha provato nel visitare un luogo dove ha lasciato il cuore e che rimarrà per sempre un caro ricordo.

“Regolo”, olio su tela, 1828-37

L’opera dipinta inizialmente a Roma nel 1828, è stata in seguito rielaborata dopo il suo ritorno in Inghilterra nel 1837. Turner ha voluto raccontare, come già ci presenta il titolo, la vicenda di Marco Attilio Regolo,  il condottiero romano e prigioniero di Cartagine. Regolo fu fatto prigioniero e in seguito rinviato in patria per convincere Roma ad arrendersi. Quando fece ritorno non convinse i romani a consegnarsi, anzi lì incitò a proseguire la guerra contro Cartagine.
Il prigioniero tornò dai nemici, com’era stato pattuito, e ad aspettarlo ci fu soltanto la morte. Regolo subì atroci sofferenze, come il taglio delle palpebre, e fu poi rinchiuso in una botte irta di chiodi fatta rotolare da una rupe. Ritroviamo in quest’opera l’elemento della “luce” sotto una forma diversa, perché abbagliante, tendente ai toni del bianco e diffusa in ogni angolo della tela. Questa volta la luce ha un significato che non è ancora ben chiaro: si pensa a o ad una premonizione sul destino del nostro eroe in questione o all’effetto che la visione del sublime provoca nello spettatore, un accecamento dovuto alla visione di una forte luce che qualsiasi persona non potrebbe mai contrastare né dimenticare. La luminosità velata che è all’interno dell’opera è comunque accompagnata da un senso di morbidezza, che comunica una piacevolissima impressione di pace.

“Il naufragio. Barche da pesca che tentano di salvare l’equipaggio”, olio su tela, 1805

L’ultima opera che intendiamo presentarvi risale al 1805. A questa altezza storica ci troviamo in pieno movimento romantico e il tema del naufragio era un argomento molto diffuso perché riusciva a sorprendere e a spaventare gli spettatori. Doveva trasmettere, appunto, il tema del sublime, quanto la natura fosse immensa e potente rispetto all’uomo, un piccolo essere insignificante che vaga su questo pianeta chiamato “Terra”. Turner riuscì perfettamente a “fotografare” un episodio così terribile e caotico come quello del naufragio, aiutandosi con delle pennellate nervose, che cercano proprio di trasmettere la sensazione di panico e di terrore che si diffonde fra gli sventurati viaggiatori, che si trovano a combattere tra la vita e la morte. Un episodio drammatico ma esemplare, che ha l’intento di sottolineare la finitezza dell’uomo di fronte alle terribili leggi della natura e al potere della sorte, che decide quando è giunto il momento di scrivere la parola fine.