Esattamente oggi, 155 anni fa, in un’umile famiglia della regione dei Sudeti, nasceva Josef Hanel. Seppure non disponiamo di fonti documentarie che ci consentano di tracciarne con sicurezza il percorso formativo, è sicuramente plausibile immaginare che abbia mosso i suoi primi passi nell’ambito della pittura decorativa. Accanto a questa fascinazione dovette però giocare un ruolo cruciale anche quella per la fotografia, che con certezza Josef poté sperimentare – in tutti i suoi più minuti e complessi meccanismi tecnici – grazie al fratello Eduard, operante nel settore. 

Nel 1915 Hanel è a Monaco, dove lavora nella «fabbricazione di lastre di vetro colorate a scopi didattici». Le sue rappresentazioni, dipinte su superficie vitrea oppure sulle pagine dei manuali di divulgazione scientifica, avevano come finalità primaria quella di supportare visivamente i contenuti delle lezioni, delle conferenze o degli scritti dei committenti: esperti, professori e realtà associazionistiche del settore. Il repertorio di Josef prende spunto dalla stratificata varietà dell’ecosistema naturale con una speciale predilezione per piante da fiore, muschi, licheni e funghi. Ma l’aspetto più affascinante della sua opera risiede certamente nell’iter attraverso il quale si realizza: l’artista ottiene i suoi motivi dal connubio tra fotografia e pittura, in un articolato processo che elide i confini fra arte, scienza e realtà fondendole mirabilmente in un prodotto di altissima perizia e bellezza. 

L’arte e la personalità di Josef Hanel, in realtà sono state riscoperte solo di recente, quando, nel 2015, dai depositi del Museo Botanico dell’Università di Zurigo è riemersa una collezione di diapositive di vetro dipinte a mano (10×10 cm) di cui non si conosceva origine né paternità. Grazie all’interesse e alla ricerca condotta dall’archeobotanica Christiane Jacquat, che ha sottoposto a restauro le opere e le ha ricondotte alla personalità di Josef, possiamo oggi godere di un vero e proprio tesoro artistico con maggior consapevolezza e capacità interpretativa

A questa riscoperta ha fatto seguito un’importante attività di valorizzazione che ha preso avvio con la pubblicazione del libro Die Pflanzenwelt des «I.H.». Eine rätselhafte Sammlung handkolorierter Glasdiapositive di Christiane Jacquat (in cui viene esposta la ricerca che ha condotto all’identificazione della mano di Josef Hanel) ed è sfociata nell’inedito e suggestivo percorso espositivo «In-flore-scientia. Arte e botanica» (7 aprile – 11 agosto 2019) curato ed ospitato dal Museo Vincenzo Vela di Ligornetto. 

In quest’occasione le concezioni artistiche di Hanel sono state poste in dialogo con le armoniose e geometriche creazioni dell’artista contemporanea Gabriela Maria Müller. Il fil rouge che congiunge le poetiche dei due artisti – così cronologicamente distanti –  risiede in primis nella scelta della natura come soggetto principe della creazione, oltre che – dal punto di vista tecnico formale – nell’attenta fusione di tecniche e materiali differenti

In un giorno così speciale per la memoria del pittore fotografo Josef Hanel, non si può non constatare come – a distanza di oltre un secolo, la sua natura in miniatura continui ad affascinare chiunque la guardi, quasi come se, assieme al profilo del soggetto ritratto, sia riuscito a catturarne e cristallizzarne l’anima più intima e misteriosa: pare d’un tratto possibile seguire con le dita i lievi e sfumati petali di papavero percependone la delicata struttura, o le venature che  percorrono le lamine delle foglie di ninfea, o ancora il sommesso vibrare delle acque traslucide di un piccolo stagno: in poche parole la bellezza autentica e mai scontata del mondo naturale.

Un ringraziamento speciale al Museo Vincenzo Vela per la gentile concessione delle immagini pubblicate in questo articolo

 

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