Adolfo Wildt è uno scultore milanese nato nel 1868, genio dimenticato del Novecento e fra i più bravi, geniali e colti del XX secolo. Nacque in una famiglia umilissima, fu autodidatta, ed apprese i primi rudimenti sulla lavorazione del marmo nella bottega di Giuseppe Grandi. Successivamente lavorò a lungo per Franz Rose, un ricco latifondista prussiano, che si rivelò da subito un preziosissimo mecenate. Fu insignito di diversi riconoscimenti e apprezzato dalla critica. Fu considerato un genio nei primi anni del Novecento, ma venne presto dimenticato e su di lui calò un assordante silenzio a partire dal dopoguerra. Molti ritengono che fu la sua vicinanza al fascismo a farlo precipitare nell’oblio (suo è ad esempio il busto di Benito Mussolini, divenuta l’opera simbolo del fascismo per eccellenza), ma non è l’unico fattore determinante alla sua discesa nell’oblio.

La realtà è che Wildt fu compreso poco dai suoi contemporanei. Il suo stile troppo atipico e troppo lontano dagli stereotipi del primo Novecento non gli consentirono di raggiungere la giusta fama, nonostante fosse considerato indiscutibilmente un genio.

Sculture di Wildt alla mostra alla Gam di Milano

La sua tecnica è basata sul procedimento di scavare, attorcigliare, assottigliare, lustrare il marmo sino a renderlo immateriale, e proiettare le figure da lui create in uno spazio senza tempo. Uno spazio onirico o siderale, in una declinazione del tutto personale di quell’atmosfera simbolista molto attuale per il clima culturale del tempo. Eppure, il suo ostinato legame con la figurazione del passato è ciò che più di tutto ha contribuito a creare un’immagine antiquata della sua produzione artistica, ritenuta spesso del tutto superata.

Sculture di Wildt alla mostra alla Gam di Milano

Quello su cui nessuno può avanzare la minima perplessità è la sua insuperabile capacità tecnica di lavorare il marmo. Un procedimento creativo che fa riferimento ai procedimenti più arcaici e primitivi, che non avevano nulla a che fare con i metodi a lui contemporanei, ne tanto meno con i suoi più prossimi predecessori. Questo processo lavorativo prevedeva una lavorazione del blocco di marmo parallelamente in tutte le angolazioni disponibili, come a voler estrarre fisicamente l’anima pulsante dei suoi soggetti direttamente dalla materia.

Sculture di Wildt alla mostra alla Gam di Milano

Lo studio incessante dell’artista sulla materia e sulla tecnica non è stato sicuramente uno sforzo vano, dal momento che ha contribuito ad esaltare l’aurea specifica di ogni opera che, nonostante non sia stata sottoposta a grandi celebrazioni,  riesce ad insinuarsi emotivamente nella memoria personale.

Uno spazio talmente intimo e profondo, da non poter essere cancellato da nessuna Storia.

 

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