Se siete di Roma, o avete una passione per il mondo dell’arte contemporanea, il nome di Alessandro Giannì sicuramente non vi è nuovo. L’artista, nato a Roma nel 1989, ha infatti partecipato a moltissime esposizioni. L’ultima, in ordine di tempo, è la mostra collettiva “RE-NEW” promossa dalla galleria Postmasters di Roma. In questa occasione, ha presentato la sua opera “Maeternità“, diventata uno dei “simboli” di questa importante esibizione. Maeternità è caratterizzata da questo effetto che possiamo definire “a specchio” ma che nasconde un particolare significato. Abbiamo deciso di contattare l’artista per farci raccontare le sue opere, la sua formazione e soprattutto come sta affrontando questo periodo di emergenza sanitaria causata dal Coronavirus. Un virus che può fermare i contatti umani o la socialità, ma non la creatività e la forza degli artisti.

 

Ciao Alessandro. Partiamo da alcune domande per introdurti ai nostri lettori. Quando hai capito che volevi dipingere? E per seguire questa tua passione hai frequentato scuole o corsi d’arte?

Ho dipinto i miei primi quadri a sei anni, come tutti i bambini. Alle superiori non ho frequentato l’artistico preferendo iscrivermi a ragioneria, per poi lasciare gli studi. Dopo alcuni anni però, per essere ammesso in Accademia, sono dovuto tornare alle scuole serali per i lavoratori. Trovo assurdo l’obbligo del diploma per iscriversi in Accademia: è come dover prendere la patente della macchina per andare a cavallo. Così ho frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Roma per un anno e mezzo. Ho dato tre esami, ma poi il quarto non l’ho passato perché avevo presentato un’opera non visibile. A quel punto ho lasciato; ma non avevo mai iniziato questo percorso con l’intento di finirlo. È stata comunque un’esperienza fondamentale grazie alla quale ho fatto dei bellissimi incontri.

Quando realizzi le tue opere a cosa o a chi ti ispiri? Hai qualche artista di riferimento?

Mi sono cibato di moltissime cose. In generale cerco di rimanere sintonizzato su alcune frequenze.

Passando ai tuoi dipinti (che trovo spettacolari), mi hanno particolarmente colpito “Annunciaton” e “Skull of life”. Cosa mi puoi/vuoi raccontare riguardo questi dipinti? Come sono nati? E come mai hai realizzato quel particolare “effetto” a specchio?

Sono nati con estrema naturalezza. Si tratta di pitture che hanno a che fare con due grandi opere del passato, o meglio con il loro fantasma che abita gli schermi. Quello che definisci “effetto a specchio” riguarda la simultaneità e la dilatazione dell’attimo. “Annunciaton” fa riferimento a uno straordinario dipinto realizzato dal Beato Angelico, mentre”Skull of life” è una rivisitazione del dipinto “Gli Ambasciatori” di Hans Holbein, con all’interno un riferimento  a Gustave Courbet. Ho pensato che quella magnifica opera di Holbein fosse una sintesi perfetta dell’eternità. Per questo motivo ho iniziato a ridipingerla. Nel periodo in cui ci stavo lavorando a questa opera, ho fatto un sogno che riguardava Courbet, e il mattino seguente, mi chiamò il mio amico Emiliano Montanari, che senza sapere nulla, mi disse di aver sognato “L’Origine du Monde” all’interno della mia rivisitazione. Così ho deciso di fondere questi due capolavori che successivamente ho scoperto essere stati realizzati a 333 anni di distanza uno dall’altro. In poche parole sono stati dei segni che mi ha fatto capire come agire.

Tra le opere esposte alla Galleria Postmasters la tua “Maeternità” è stata l’opera più apprezzata e fotografata. Puoi spiegare a me e ai lettori di Artwave come è nata questa opera?

È nata, come le opere di tutti gli artisti (credo), da alcuni pensieri “ossessivi”. Nella parte centrale del quadro è presente il bambino Gesù , che evoca il Cristo del Mantegna: la nascita e la morte si annullano l’una con l’altra.

Spulciando sul tuo sito ho visto l’opera “L’apocalisse dell’Ora”. Puoi raccontarmi come è nata e cosa volevi comunicare?

Era il 2013 e per la prima volta avevo la possibilità di lavorare in uno studio molto ampio. Così ho iniziato a dipingere tele di grande formato tra cui anche “l’Apocalisse dell’Ora”. Nel dipinto è raffigurato uno scenario mondano abitato da figure dai volti indefiniti e molto ravvicinate l’una con l’altra. Il paesaggio si dilata fino ai margini del quadro, come ad indicare una sospensione del tempo e della realtà. Quella stessa sospensione che viviamo oggi nell’attesa di poter tornare ad avere una vita sociale e ai contatti ravvicinati. L’11 settembre 2001, secondo la mia percezione, fu la prima “Apocalisse dell’ora”, ovvero un’apocalisse “temporanea” in grado di creare una rottura con il tempo e con la quotidianità. Da lì in poi si instillò nell’inconscio collettivo l’idea che la realtà si  possa trasformare, da un momento all’altro, in un grande film hollywoodiano sulla fine del mondo. Oggi, con il coronavirus, viviamo una seconda “Apocalisse dell’ora”, che oltre ad aver stravolto da un giorno all’altro la società, potrebbe anche essere il portale verso un mondo basato sulle intelligenze artificiali e sul controllo capillare di ogni individuo a livello globale, favorendo così uno smisurato incremento dei dati, che sono oggi la linfa vitale del potere, esattamente come lo è il sangue per i vampiri.

Alessandro Giannì, L’Apocalisse dell’Ora, 2014. Olio su tela (200×320 cm)
Ph: Sebastiano Luciano

Alcuni dei tuoi dipinti del 2018 sono caratterizzati da questi vortici di pennellate colorate che creano figure umani in paesaggi forestali. Puoi parlarmi di questi particolari dipinti?

Ognuno di noi ha una sua foresta dove è costretto ad ambientarsi, oppure a perdersi.

Oltre che realizzare incredibili dipinti, realizzi anche dei lavori digitali. Mi puoi parlare di questi lavori? Come sono nati e soprattutto come mai si vedono questi “fiumi” o piramidi di persone?

Sono lavori che ho iniziato circa dieci anni fa. Raccoglievo immagini dai social network e dalla rete per poi rielaborarle creando dei nuovi paesaggi e animazioni digitali. I soggetti che si moltiplicano sono delle esistenze simultanee.

Puoi darmi qualche piccola anteprima riguardo ai tuoi progetti futuri? Hai mostre in programma?

C’era in programma proprio in questi giorni un solo show a Washington DC, ma è stato rimandato a data da definire a causa degli impedimenti che ci sono in questo momento. C’è in programma anche un’altra mostra negli Stati Uniti nei prossimi mesi, ma anche questa potrebbe subire variazioni e per il momento preferirei non anticipare nulla.

Come stai affrontando questi giorni di crisi sanitaria?

In questo momento sono impossibilitato a spostarmi per andare in studio. Mi sono dedicato alla scrittura elaborando considerazioni personali e analisi su questo periodo storico, che indubbiamente, è il più critico dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi

 

Foto di copertina: Alessandro Giannì, Untitled, 2016. Oil on canvas (150×200 cm) 
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