di Grazia Mistretta

 

L’asta del 5 ottobre di Sotheby’s, per intenderci quella della spettacolare autodistruzione della tela “Girl with balloon” di Banksy, ha portato nelle casse della casa londinese ricavi esorbitanti con quasi 70 milioni di sterline. La “performance” dell’artista e writer la cui identità resta ancora sconosciuta ha, infatti, oscurato una notizia altrettanto eclatante: la vendita da record della gigantesca tela di Jenny Saville dal titolo “Propped” , autoritratto risalente al 2002 che la rese celebre al grande pubblico. Il quadro è stato battuto all’asta per 9,5 milioni di dollari, superando ogni previsione e facendo segnare il prezzo più alto mai pagato per l’opera di un’artista donna.

Jenny Saville, Propped. Fonte: Sotheby’s

In “Propped” Jenny dipinge se stessa allo specchio, nuda, con le braccia incrociate e le dita delle mani che affondano su due cosce carnose al limite della caricatura. Sulla tela è appena leggibile una citazione della scrittrice belga Luce Irigaray, nota femminista.

Jenny Saville nasce a Cambridge nel 1970, studia presso la Glasgow school of Artin Scozia e successivamente, decisa ad ampliare le proprie prospettive ,si traferisce in Ohio; qui si definiranno lo  stile e le  tematiche del suo lavoro.

Jenny Saville, Read Stare Head IV. Fonte: creativeboom.com

There is a thing about beauty. Beauty is always associated with the male fantasy of what the female body is. I don’t think there is anything wrong with beauty. It’s just what women think is beautiful can be different. And there can be a beauty in individualism. If there is a wart or a scar, this can be beautiful, in a sense, when you paint it.

Jenny Saville

 

È in America che l’artista subisce per la prima volta la fascinazione di quei corpi imperfetti, incontrati per strada o nei centri commerciali e poi ripresi nei dipinti dalle dimensioni spropositate che impongono  allo spettatore l’immagine di una femminilità nuda, reale e tracotante che la Seville indaga senza alcuna morbosità ma con attenzione cinica e quasi scientifica (Jenny ha raccontato di avere studiato diverse patologie e di avere assistito per il suo lavoro a numerosi interventi di chirurgia plastica).

Il suo stile, a metà tra astrazione e iperrealismo, crea un’impronta del tutto personale e riconoscibile, caratterizzata sia da pennellate materiche che da virtuosismi pittorici per cui sotto le epidermidi trasparenti si riescono a scorgere i segni violacei dei lividi e dei vasi sanguigni.

Il lavoro della Saville, da molti paragonato a quello di Francis Bacon e di Lucian Freud, l’ha già proiettata nell’Olimpo dei grandi e nell’ era della bellezza ad ogni costo e ad ogni post la vendita di un suo quadro,  un autoritratto sincero ma certamente fuori dai canoni, per quasi 10 milioni di dollari assume un significato ancora più  dirompente, espressione forse di un rinnovato bisogno d’autenticità, della ricerca di sé dietro quelle immagini patinate che ogni giorno condividiamo ma che, in fondo, non ci rappresentano.

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