Tre giorni fa, 17 maggio, è stata celebrata la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, conosciuta anche come IDAHOBIT e promossa fin dal 2004 dall’Unione Europea. Una ricorrenza che probabilmente non riesce ancora a sensibilizzare a sufficienza l’opinione pubblica, considerando l’elevato numero di tragiche persecuzioni e discriminazioni che si susseguono di anno in anno in ogni parte del mondo. Difficile riplasmare la cultura di popoli che hanno sempre vissuto, ignorando o nascondendo, atteggiamenti e sentimenti di alcuni che portano ad andare “controcorrente”. Attenzione per controcorrente intendiamo non il voler essere trasgressivi, bensì seguire la propria natura, che porta però ad un arrotondamento degli schemi personali, mentre quelli sociali sono del tutto squadrati.

Oggi caro lettore ti mostreremo come il mondo dell’arte ha accolto e raccontato l’omosessualità, in differenti periodi storici. Non staremo qui a darti lezioni di civiltà, sebbene una delle missioni dell’arte sia questa, ma ti mostreremo semplicemente la bellezza oggettiva ed emotiva di cinque opere su questo argomento. Non sappiamo quale sia la tua opinione a riguardo e, semmai avessi voglia di chiudere la pagina, fermati un attimo e prendila per ciò che è veramente: un commento sugli artisti ed i loro lavori.

Affresco dell’antica Roma. Fonte: www.gaytv.it

Come è già noto, l’omosessualità era una pratica molto diffusa già in antichità, comune sia ai Greci sia ai popoli italici. In particolare tra i Romani possiamo annoverare personaggi di spicco, come gli imperatori (da Giulio Cesare ad Adriano e perfino Nerone), i quali non celavano la propria attrazione verso persone dello stesso sesso. Nessuno scandalo quindi nel concedersi coinvolgimenti di questo genere, unico limite era forse la scelta dell’amante, che pare dovesse rispettare una differenza di status sociale. A parte questo però, la libertà era garantita e, affreschi e poesie ( basti pensare ai versi malinconici di Saffo o addirittura all’Eneide di Virgilio) sono la testimonianza di come fenomeni del genere non fossero fondati su una qualche “perversione” o curiosità sessuale,  ma da un legame mentale che veniva nutrito appunto dalla condivisione di momenti ricchi di cultura, tra parole e gesti importanti.

 

Ratto di Ganimede, Michelangelo Buonarroti. Fonte: stilearte.it

Con la diffusione del Cristianesimo l’amore omosessuale ha cominciato la sua “discesa verso gli Inferi” e, nel caso in cui fosse stato toccato l’argomento, erano necessari riferimenti al mondo profano ed in particolare ai miti greci. Come abbiamo già detto la cultura greca inglobava con naturalezza l’omosessualità e le sue implicazioni, tanto da essere frequentemente presente nelle vicende tra uomini e dei. Ad esempio il mito di Ganimede, principe di Troia, è la narrazione velata dell’amore di Zeus per il giovane uomo. Il Re degli dei, da grande amatore quale era, scese sulla terra in veste di aquila e rapì il ragazzo per portarlo con sé nell’Olimpo, dove lo elesse a coppiere dei divini. Qui lo vediamo in un disegno di Michelangelo Buonarroti, un regalo che l’artista fece ad un nobile conosciuto poco prima, Tommaso de’ Cavalieri, con il quale evidentemente vi era una forte intesa.

 

Ritratto di Ira P., Tamara de Lempicka. Fonte:INTERIOR COLOURS

Inconfondibile qui sopra, un ritratto firmato Tamara de Lempicka, artista polacca che ha assaporato i “ruggenti anni ’20” in un piatto colorato ed audace, fatto di un’indomabile passione per il mondo femminile e di una vita a tutta velocità, come le macchine che spopolavano all’epoca. Con il tempo l’artista è diventata una vera e propria icona della cultura lesbica, non solo per la sua capacità di rappresentare la donna come una creatura sovrumana, dallo sguardo freddo ed il corpo che con forza trasuda emozioni, ma soprattutto per le numerose relazioni che ha avuto con altre donne, muse della sua arte. Tra le compagne della Lempicka ci fu Ira Perrot, qui ritratta tra il bianco puro del vestito, che l’avvolge facendola diventare una calla (come quelle che ha in mano) ed il rosso focoso del foulard, della bocca e delle mani, che tante volte hanno sfiorato l’artista.

Safe Sex, Keith Haring. Fonte: Ending HIV

Ci avviciniamo sempre di più al presente, arriviamo agli anni ’80 dello scorso secolo. Un decennio spettacolare, chi lo ha vissuto non fa altro che ricordarlo con le lacrime agli occhi, inarrivabile finora, soprattutto per la grande quantità di artisti protagonisti. Tra di loro l’omosessualità era davvero frequente, cantanti di spicco si sono poi aggiunti all’Olimpo delle icone gay e, purtroppo, alcuni di loro sono anche state vittime di un male strettamente legato all’omosessualità: l’AIDS. La disinformazione sulla malattia ha contribuito ad esiliare ai confini della società tutta la categoria LGBT, facendo propagare il senso di odio e paura nei confronti di coloro che ne facevano parte. Keith Haring in quegli stessi anni era una delle voci più forti dell’arte, ha sfruttato la sua celebrità e la Street art per annunciare al mondo quale fosse la sua natura ed il suo coraggio divenne il coraggio di tanti altri che decisero di venire alla luce. Purtroppo a 31 anni anche Haring venne consumato dal virus dell’HIV, ma sono rimaste le sue opere ad invocare la bellezza della vita e a denunciare la rivoluzione sessuale degli anni ’80, che nel voler liberare i gay da ogni catena sociale, ha solo prodotto vittime.

Batman e Robin, Terry Richardson. Fonte: Pantone #319

“Teatralità ed inganno sono armi potenti…”, così afferma Batman ( dal film Batman begins, 2005) e di certo Terry Richardson ne è un convinto fautore. Il fotografo delle star ama scandalizzare e divertire i suoi osservatori con foto spesso spinte, per le quali i soggetti si rendono disponibili a lasciare ogni buon senso o pudore a casa prima di recarsi nello studio del fotografo. Con questa foto però Terry si è semplicemente limitato a riprodurre un celebre pettegolezzo del mondo dei fumetti, che vede i due supereroi come partner non solo nei combattimenti ma anche nella vita. Vorrà forse dire che ormai per essere liberi di amare si deve lottare come fanno gli eroi? Che ci si può salvare solamente da soli? Ci auguriamo che per quest’ultima domanda la risposta sia “no”. Dopotutto l’uomo è un animale sociale, la sua vita è il risultato dei ricami relazionali con gli altri uomini e la società ha bisogno di tutti indistintamente.