Gli inaspettati collage del progetto confórmi di Davide Trabucco sono ormai molto conosciuti, soprattutto su social network come Tumblr e Instagram (qui il suo profilo con oltre 50.000 followers). Il concept è molto semplice quanto geniale: due immagini già esistenti unite per crearne una nuova. Un taglio diagonale che invece di dividere le due illustrazioni le cuce. Oggetti, cartoni animati della nostra infanzia, pubblicità, architetture sono messe insieme in accostamenti che sarebbero impensabili per la maggior parte delle persone.

Artwave ha avuto la possibilità di intervistare Davide e queste sono le nostre domande.

1. Chi è Davide Trabucco?

Sono un artista di Bologna, che ha il suo studio presso la Fondazione Collegio Artistico Venturoli, che da due secoli accoglie e sostiene gli artisti bolognesi nel loro percorso di ricerca.

2. Quando e come nasce l’idea? Come descriveresti questo progetto?

Confórmi nasce nel 2015 con la volontà di organizzare una grande quantità di immagini che avevo cominciato a salvare in una cartella del mio desktop, senza un preciso ordine e quindi senza la possibilità di consultarle in maniera efficace in un secondo momento.

3. Sfogliando i tuoi lavori mi sono fatto l’idea che confórmi abbia un’anima molto pop. E’ una caratteristica che si è sviluppata nel tempo oppure nasce col progetto?

Confórmi raccoglie elementi che appartengono al mio immaginario, senza alcuna distinzione di provenienza. Il flusso di immagini a cui siamo sottoposti continuamente, mescola infatti in modo disordinato e casuale i differenti piani linguistici.

4. Questi tuoi lavori hanno molto successo sui social network, penso a Tumblr e Instagram. Pensi che i social network abbiano influito tanto in questa tua pratica artistica?

Confórmi nasce come un archivio personale, volutamente condiviso attraverso i social network. Le immagini che lo compongono sono spesso viste e rubate direttamente dai social, e ai social devono ritornare.

Anche la scelta della “forma” dell’immagine, il quadrato, è strettamente legata alla sua condivisione su Instagram.

5. Se non sbaglio sei di Bologna. Ritieni che questa città ti abbia ispirato in qualche modo? Se sì, come?

L’Emilia è una terra rigorosa, che difficilmente mostra i suoi tesori e le sue qualità. Ho imparato a conoscerla e ad amarla attraverso il lavoro iconografico di Ghirri e i testi di Tondelli. Credo siano loro il mio principale riferimento di pensiero, insieme al grande lavoro sistematico che nella pittura ha avuto Giorgio Morandi.

6. Le immagini che selezioni sono casuali oppure hanno un qualche rapporto con te? Mi spiego meglio, trovi un’immagine che ti piace/ispira e ti metti alla ricerca di un’altra immagine che sia “conforme” oppure queste analogie in qualche modo nascono già dentro di te?

Le immagini selezionate sono immagini che, innanzitutto, mi piacciono e stimolano il mio immaginario. Il processo di giustapposizione è immediato: la nuova immagine viene creata nel momento in cui un’immagine me ne ricorda un’altra.
L’archivio di confórmi è quindi “limitato” al mio raggio di conoscenza.

7. Le tue opere nascono sui social ma sono anche state esposte in alcune mostre. Com’è stato traslare questo tipo di opere da un regno “virtuale” a uno più concreto?

Traslare un lavoro che è virtuale e soprattuto ha una sua vita sui social network è complicato.
La scelta che ho operato è quella di stampare le immagini piccole, circa 10x10cm, in modo da non snaturare le proporzioni che queste hanno con lo schermo di un cellulare.

8. Vorrei concludere con un tuo consiglio ai giovani artisti, ne hai uno?

Continuare sempre a studiare e a fare ricerca, così da trovare un proprio linguaggio. La qualità ha bisogno di tempo per maturare: i risultati, anche lavorativi, non sono spesso immediati, ma necessitano del giusto tempo.

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