René François Ghislain Magritte nasce a Lessines, in Belgio, il 21 Novembre del 1898 da una agiata e itinerante famiglia di mercanti. A soli dodici anni rimane orfano di madre; Régina Bertinchamps si suicidò gettandosi nel fiume Sambre e leggenda narra che fu ritrovata annegata e con la testa avvolta nella camicia da notte, particolare  che avrebbe segnato per sempre il pittore e che pare abbia ispirato alcuni dei suoi dipinti più celebri come “L’histoire centrale” e “Les amants“. 

René Magritte, Les amants, 1928. Fonte: wikimedia.org

Il suo esordio artistico rientra nell’ambito delle avanguardie del Novecento, Magritte è particolarmente affascinato dal movimento cubista e dal futurismo. L’approdo al surrealismo è, invece, il frutto dell’incontro folgorante col lavoro di Giorgio de Chirico e, in particolare, della visione dell’opera “Canto d’amore”, nel quale compaiono, sul fianco di un edificio, un calco della testa dell’Apollo del Belvedere, un gigantesco guanto in lattice e una palla.

Profondamente colpito, Magritte la descrive come un’opera ”che rappresenta un taglio netto con le abitudini mentali di artisti prigionieri del talento, dei virtuosi e di tutti i piccoli estetismi consolidati: un nuovo modo di vedere.”

Giorgio De Chirico, Canto d’amore, 1914. Fonte: moma.org

E’ nel 1926 che Renè incontra per la prima volta André Breton, il teorico del surrealismo, mentre l’anno successivo è quello della sua prima mostra personale, nella quale il pittore espone ben sessanta opere. Sono gli anni in cui lavora a stretto contatto con Camille Goemans, Marcel Lecomte e Paul Nougé e aderisce al gruppo surrealista di Bruxelles, dipingendo il suo primo vero quadro di questo nuovo corso artistico “Le Jockey perdu

René Magritte, Golconda, 1953. Fonte: renemagritte.org

Lo stile personalissimo di Magritte non ha eguali e per le sue opere è stata coniata la definizione di “illusionismo onirico. Il pittore belga gioca con gli spostamenti del senso attraverso accostamenti inconsueti e deformazioni irreali. La sua pittura rifugge qualsiasi meccanismo di automatismo psichico: oggetti d’uso comune vengono decontestualizzati (ovvero sottratti al loro contesto naturale) per apparire inusuali, estranei all’esperienza, da qui l’affinità con la Metafisica di De Chirico.

Osservare un dipinto di Magritte equivale ad immergersi in universi fantastici e misteriosi, popolati da elementi e personaggi enigmatici, come le famosissime sagome di uomini eleganti con una bombetta sul capo. I quadri ne rivelano il trascorso da illustratore e conservano volutamente un aspetto pittorico, senza alcuna ricerca di illusionismo fotografico. In questo si ravvisa una delle costanti poetiche magrittiane: tradurre in immagine l’incolmabile distanza che separa la realtà dalla rappresentazione, ne è l’emblema la sua opera più nota Il tradimento delle immagini, rappresentazione iperrealistica di una pipa accompagnata dalla didascalia “Ceci n’est pas une pipe.”

René Magritte, La trahison des images, 1929. Fonte: artribune.com

Vogliamo a tal proposito segnalarvi che, in questi giorni e fino al 1 Marzo, la città di Firenze omaggia il pittore belga con la mostra Inside Magritte, un percorso multimediale ospitato nel complesso di Santo Stefano al Ponte.

Si tratta di un itinerario in cui i protagonisti assoluti sono alcuni tra i quadri più iconici della pittura del Novecento. Grazie a suoni, musiche e immagini ad alta definizione, tutti i visitatori hanno la possibilità di immergersi nel magnifico universo magrittiano: affascinante, sensuale e onirico.

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