L’Iperrealismo, da anni, vede il pubblico schierato su due fronti opposti: chi lo eleva a originale esperienza conoscitiva e chi lo declina a superflua riproduzione del reale. Questi due criteri di osservazione, però, all’apparenza opposti, devono concorrere per un’autentica comprensione del movimento. Così, la meccanica rappresentazione del reale e la visione creativa dell’artista cooperano, in perfetta sinergia, in ogni opera iperrealista. Queste due anime hanno infatti ispirato fin dalla sua origine tale movimento contemporaneo:  l’Iperrealismo nasce infatti alla fine degli anni ’60 negli Stati Uniti, distaccandosi dalla Pop Art americana, rielaborato poi in Europa durante gli anni ’70 sulle orme del fotorealismo.

Dalla Pop Art riprende il gusto per le figure umane, per gli scenari quotidiani e per gli oggetti inanimati, molto spesso immortalati in primi piani fotografici con colori aggressivi, rimandando al mondo della pubblicità. Al contrario della propria genitrice, non si pone in modo critico o satirico nei confronti della propria contemporaneità, bensì si presenta come puro strumento di rappresentazione. Non bisogna immaginare però che si limiti ad essere una mera riproduzione della realtà: i minuziosi dettagli di ogni opera infatti riproducono una dimensione che va oltre l’immagine stessa, in cui la mente umana si perde nella ricerca del microscopico. Ritroviamo questo capovolgimento specialmente nell’arte di Marco Grassi, che con una lente d’ingrandimento ci apre infiniti micromondi: la filigrana della pelle, la singolarità di ogni capello, le trame delle vene, la tensione di ogni singolo muscolo, che cooperano fra loro per creare una macchina perfetta, ovvero il corpo umano.

Marco nasce a Reggio Emilia nel 1987. Diplomatosi in ragioneria, dopo aver frequentato un corso di restauro che ha cambiato la sua vita, decide poi di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Da allora dedica completamente la sua vita all’arte, come dice lui stesso:

“L’arte è la mia vita. Dovunque io vada e qualsiasi cosa faccia, non riesco a sfuggire al bisogno di disegnare”

Col tempo affina sempre di più la sua tecnica, portandola all’estremo di una ricerca virtuosistica del dettaglio. Dalla visione di insieme i nostri occhi sono portati così ad andare sempre più a fondo del disegno, stupefatti ed estasiati da ciò che l’artista sia in grado di realizzare. Le opere di Marco Grassi rappresentano infatti la rivalsa dell’uomo sulla macchina: tecnica e dedizione sono capaci di equiparare, se non superare, ciò che pensavamo solo la fotografia potesse realizzare. L’obbiettivo fotografico viene così sconfitto dalla mano del pittore, perché privo dell’ispirazione artistica: da solo non sarebbe di fatto capace di comporre un’immagine, mentre l’artista, grazie alla propria creatività, può modellare tutto ciò che immagina.

Definire, infatti, Marco solo come pittore iperrealista sarebbe impreciso: ogni opera presenta anche elementi surreali ispirati dalla sua immaginazione. La maggior parte dei suoi dipinti tratta il tema della metamorfosi, intesa come contaminazione fra corpo e anima. I morbidi corpi delle sue modelle si trasformano così a tratti in fredda porcellana, per sottolineare quanto la bellezza sia fragile e vuota al suo interno. La peculiarità della tecnica di Marco risiede proprio nell’unione tra Iperrealismo e Surrealismo, guidati da concetti teorici quasi agli antipodi, trovando il perfetto equilibrio concettuale e formale.

Recapiti dell’artista Marco Grassi:

Sito Web: marcograssipainter.com

Pagina Facebook: Marco Grassi Painter

Pagina Instagram: @marco.grassi.painter

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