Si può classificare come opera d’arte anche qualcosa che non sia una statua o un dipinto? È questa la domanda topica sulla quale gli artisti del Novecento si sono dibattuti per anni. Le avanguardie hanno portato innovazione, ma pochi si discostavano dalla tela o dal marmo. Col Duchamp nel 1916/1917 arriva quel salto di qualità, quando firmerà con lo pseudonimo di R.Mutt una latrina chiamandola “Fontana”. Un comune orinatoio, al quale si imprimono valori, significati che prima non c’erano. Col tempo si è capito che anche l’artista stesso poteva diventare l’opera d’arte, o perlomeno farne parte, attraverso la performance: un’azione, prestabilita o casuale che l’artista compie, mettendo in gioco il proprio corpo. Molti sono i movimenti artistici che hanno intrapreso questa via, ma colei che ha messo anima e corpo, nel vero senso della parola, in questo tipo di arte è Marina Abramović, che con la sua originalità è riuscita a lasciare messaggi, molto spesso anche violenti, nella storia dell’arte.

Foto dell’artista (assets.signature-reads.com)

Nipote di un santo della chiesa ortodossa e figlia di un eroe nazionale della Seconda Guerra Mondiale, Marina Abramović nasce nel 1946, e nonostante i fortissimi influssi della propria famiglia, la giovane intraprende un percorso tutto suo che fin da subito riesce a colpire i suoi spettatori. Fondamentale per lei è l’incontro nel 1976 con Ulay, anch’egli artista, nato il suo stesso giorno. I due si amano, collaborano anche in alcune esibizioni, come Imponderabilia del 1977, dove troviamo i due stanti e nudi uno di fronte l’altro, all’entrata della Galleria d’arte moderna di Bologna. Per entrare gli spettatori erano costretti a passare tra i due artisti, dando le spalle a quello che, secondo loro, poteva essere la fonte di imbarazzo più grande.

Imponderabilia (ontopofmydesk.files.wordpress.com)

L’amore per Ulay cresce ogni giorno di più e le loro collaborazioni diventano sempre più complesse ed originali. In Breathing in / Breathing out, Marina e Ulay, uniti bocca a bocca, come in un lunghissimo bacio, respiravano l’uno nella bocca dell’altro, mantenendosi in vita a vicenda. L’ossigeno però era sempre lo stesso, sempre più impoverito: alla fine i due artisti si ritrovavano a respirare anidride carbonica che provocava loro svenimento e stato confusionale.

Breathing-in, Breathing-out (fonte: lesetincellesdesmots.files.wordpress.com)

Purtroppo però, nel 1989, la storia d’amore tra Ulay e Marina finisce. Decidono comunque di celebrare anche questo momento come un atto artistico, The Lovers, The Great Wall Walk. I due, partendo dai lati opposti della Muraglia Cinese, e camminando per tre mesi, si sono avvicinati sempre più, per poi lasciarsi definitivamente. Come due magneti che si attraggono, questi strabilianti artisti hanno percorso centinaia di chilometri per “venirsi in contro” un’ultima volta, dopo un periodo di forte crisi.

The Lovers, The Great Wall Walk (www.tropismi.it)

Una delle più impressionanti e suggestive performances da lei mai realizzate è sicuramente Balkan Baroque, che le ha fatto vincere la Biennale di Venezia nel 1997. L’artista per tre giorni ha “pulito” una montagna di ossa di animali, piangendo e intonando antichi canti slavi, sporcandosi sempre più la sua bianca veste col sangue dei resti. Un messaggio straziante contro il massacro che si stava consumando nel suo Paese in quegli anni.

Balkan Baroque (cdn.c.photoshelter.com)

Una delle ultime perfomances di Marina Abromović è stata The Artist is Present, del 2010. L’artista è seduta ad un capo del tavolo, dall’altra parte una sedia vuota. Ogni spettatore si siede di fronte a lei ed è libero di fare ciò che vuole. All’insaputa della Abramović, un giorno Ulay si presentò lì di fronte a lei: i due rimasero minuti e minuti a guardarsi commossi, senza proferir parola. Un momento che ha colpito il mondo intero. Ma il silenzio in cui Ulay è entrato, accompagna la sua uscita dalla stanza dove la sua compagna è seduta, lasciandosi ancora una volta.

The Artist is present, fonte: campuspress.yale.edu

Di fortissimo impatto, la stella di Marina Abramović non si è mai spenta, risultando sempre originale, fuori dagli schemi, molto spesso incompresa, pronta a rischiare anche la sua stessa vita per amore dell’arte.