L’atmosfera che ritroviamo negli scatti di Massimo Vitali può essere considerata l’esatto opposto di quella a cui stiamo assistendo, da ormai più di un mese a questa parte, in tutto il mondo. Ma cosa si cela dietro alle sue fotografie?

La Rambla, 2008, foto di Massimo Vitali

Il “più vecchio giovane” fotografo italiano

Nato a Como nel 1944, Massimo Vitali è considerato oggi uno dei più grandi fotografi italiani. Trasferitosi a Londra in giovane età per studiare fotografia all’attuale London College of Communication, Vitali decise, all’inizio degli anni ‘60, di intraprendere una carriera da fotoreporter. Giunto all’età di cinquant’anni, dopo aver collaborato con numerose riviste e lavorato in qualità di cinematografo, cominciò a domandarsi se questa fosse la strada che avrebbe voluto continuare a seguire. La risposta fu negativa. Arrivato a quel punto, pensò che la ricetta per la felicità potesse presentarsi sotto forma di due alternative: ritirarsi in campagna, o cominciare a fotografare come nessuno aveva mai fatto prima, compreso sé stesso.
Fortunatamente accadde qualcosa che gli fornì la spinta necessaria per seguire la seconda strada.

Venezia Coriandoli, 2005, foto di Massimo Vitali

A fine marzo Vitali, in un’intervista su Instagram con il fotografo e giornalista Settimio Benedusi, ha raccontato di come un evento in particolare determinò la sua scelta, e fu anzi percepito dal fotografo come un vero e proprio segno del destino: il furto, dalla sua automobile, di diverso materiale fotografico, ad eccezione di una macchina con banco ottico 20×25, con la quale
continuò a fotografare ancora a lungo.

Non per mano del fato accadde invece un secondo evento altrettanto influente: l’elezione a capo
del governo di Silvio Berlusconi nel 1994. Fu proprio questo fatto a spingerlo, a metà agosto dello stesso anno, a recarsi in una spiaggia nei pressi di Lucca per poter, a detta del fotografo, guardare in faccia tutti coloro i quali avevano votato Berlusconi, così da poterli osservare prima, e fotografare poi. In seguito sviluppò le due sole fotografie a colori scattate quel giorno, stampando un ingrandimento di una di queste.

Con quella riproduzione di grandi dimensioni, dalla quale era possibile cogliere anche i più piccoli dettagli, iniziò a viaggiare, facendo visita ad amici sparsi per il mondo e scattando altre foto. Fu così che la storia del “più vecchio giovane fotografo italiano” ebbe inizio.

Solarium Catania, 2007, foto di Massimo Vitali

Una fotografia unica nel suo genere

Vitali è stato più volte definito come “Il fotografo delle spiagge” e associato a fotografie che ritraggono grandi folle, eppure non si tratta di una descrizione accurata. “Dieci persone sono sufficienti per creare delle storie”, precisa il fotografo. La spiaggia risulta essere solo uno dei luoghi da lui prediletto per svolgere il suo lavoro di osservazione. In tale ambiente vi è infatti la possibilità di imbattersi in un gran numero di persone riunite sotto gli imperativi di libertà e leggerezza, e che, senza neppure rendersene conto, si mostrano più che mai vicine alla propria nudità.

Sebbene la spiaggia si dimostri come un gran terreno di gioco per poter porre uno sguardo attento all’umanità in ogni sua sfaccettatura, i panorami marittimi sono protagonisti solo di una parte della sua produzione: alcune delle fotografie più interessanti sono infatti state scattate lungo le strade, nelle piazze, nei mercati, nei club e nei parchi, per non parlare di grandi eventi come festival e concerti musicali. Ma la lista è ancora molto lunga.

Caratteristica principale delle sue fotografie è la quasi totale assenza di ombre. Oltre a questa, la tecnica del punto di vista rialzato solitamente di quattro o cinque metri, ottenuto per mezzo di un treppiede, gli permette di scoprire una prospettiva del tutto originale. Il conseguente risultato consiste in uno sguardo distaccato, ma allo stesso tempo vicino ai soggetti ritratti, uno sguardo che non giudica, ma che osserva e racconta la storia di ognuna delle persone protagoniste dei suoi scatti.

Non bisogna poi dimenticare l’aspetto artigianale delle sue foto, acquisito per mezzo di una grande perizia tecnica e attenzione ai dettagli. Vitali mira infatti ad ottenere non solo immagini di grandi dimensioni, ma anche e soprattutto di grande qualità, che permettano di trascorrere ore intere ad osservare una sola fotografia e scoprire ogni volta una nuova storia.

Proprio a causa del suo desiderio di guardare attentamente e raccontare, che va oltre il semplice “scattare”, il rapporto di Vitali con l’obiettivo appare controverso. Nonostante da tre anni a questa parte sia passato dall’utilizzo della macchina fotografica con pellicola a quella digitale, egli continua a non guardare attraverso l’obiettivo prima di scattare, e lo fa per diverse ragioni. Innanzitutto perché i dettagli più lontani non sarebbero visibili con un obiettivo interposto; poi perché, così facendo, diventa anch’egli parte delle storie che racconta. In tal modo, evitando di nascondersi dietro ad un oggetto, è in grado di instaurare un vero e proprio rapporto con le persone e di essere “più in contatto con il mondo”.

Massimo Vitali, foto di Giovanni Romboni

Costellazioni umane

Costellazioni umane è il titolo di una sua raccolta fotografica e della rispettiva mostra che si sarebbe dovuta tenere dal 26 febbraio al 5 luglio presso il Museo Ettore Fico di Torino. Una mostra costituita da 30 fotografie di grandi dimensioni, esposte all’interno dell’innovativo spazio museale del MEF, ma che purtroppo non ha ancora potuto vedere la luce. Tra queste vi sono le fotografie scattate durante l’estate 2019 al Jova Beach Party di Viareggio. Un progetto del tutto nuovo per il fotografo, il quale è stato incuriosito soprattutto dalla grande varietà dei fan di Jovanotti e dalle conseguenti “situazioni sociali” che hanno preso vita. Persone che si sono riunite nello stesso luogo perché animate da una passione comune per la musica, in un’atmosfera che va a riassumere in pieno lo spirito proprio dell’Italia prima del Coronavirus.

“Ti rendi conto quest’estate, quando forse sarà finito il virus, che pacchia sulle spiagge! Io vado come un pazzo a ritrovare la gente che sta di nuovo assieme […] io non voglio le piazze vuote, io voglio la gente che sta assieme, voglio l’interazione, voglio quelle robe lì.”

Queste le parole di Vitali a Benedusi durante l’intervista di fine marzo. Parole che fanno sorridere e che lasciano in fondo sperare che, prima o poi, potremo tornare a scambiarci racconti e sorrisi in quei luoghi stupendi, al momento deserti, che la nostra amata Italia ha da offrirci.

 

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