E colore fu. Era il 1905, quando un gruppo di artisti chiamati Fauves (belve) espose per la prima volta al Salon d’Automne di Parigi, facendosi portatore di una forte spinta innovativa che, nonostante la sua breve durata, ebbe un’importanza critica nell’evoluzione dell’arte. Il più grande esponente di tale avanguardia fu senza dubbio Henri Matisse, pittore francese che rivoluzionò l’utilizzo del colore in pittura, in linea con le altre avanguardie d’inizio Novecento tra cui il Cubismo, l’Astrattismo e il movimento Der Bleue Reiter.

Henri Matisse, Stanza rossa,1908

Al Salon d’Automne del 1905, Matisse si presentò con due importanti opere: Finestra aperta e Donna con cappello. Salta subito all’occhio l’inedito e coraggioso utilizzo del colore da parte di Matisse: egli infatti non vuole rappresentare i colori reali e veritieri dei soggetti raffigurati, bensì compie audaci scelte cromatiche che colpiscono l’osservatore per la totale discordanza con la realtà. Si nota anche l’evoluzione nella stessa produzione di Matisse: se i dipinti precedenti (ad esempio Lusso, calma e voluttà del 1904) erano ancora legati ad uno stile neoimpressionista dettato dal pointillisme di Paul Signac, ora vi è una virata stilistica fondamentale, decisamente impressionista, dove la precisione estetica viene surclassata da un’energia che trova paragoni solo nelle grandi opere di Van Gogh e Gauguin, pittori proto-espressionisti che hanno gettato le basi per l’evoluzione stilistica di Henri Matisse.

La pittura si presentò a Matisse durante la sua convalescenza dovuta ad una appendicite. In seguito, Matisse disse di aver scoperto “una specie di Paradiso”, talmente dirompente che gli fece abbandonare gli studi di legge per iscriversi all’Académie Julian. Fu qui che, sotto la guida di Gustave Moreau, imparò a dipingere con le regole accademiche; Matisse, però, era destinato a ben altro. Il suo stile cambiò radicalmente quando, tra il 1897 e il 1898, il pittore John Peter Russell lo avvicinò ai dipinti di Van Gogh e all’impressionismo. Inizia qui a maturare la sua sensibilità cromatica che lo porta prima a dipingere come i neoimpressionisti Signac e Seurat, per poi raggiungere la svolta dei Fauves.

Henri Matisse, Parrot tulips, 1905

Il movimento Fauves fu un fulmine a ciel sereno, un incendio di colori che divampò nel 1905 e che iniziò a spegnersi dopo il 1906. Eppure, Matisse continuò a dipingere, riscontrando sempre maggior successo. Dal rapporto con Gertrude Stein, grazie alla quale aveva incontrato Picasso nel 1904, alla fondazione nel 1911 dell’Académie Matisse, il pittore francese si fece presto un nome, che lo portò ad esporre due opere all’Armory Show di New York nel 1913.

Uno dei dipinti più famosi di Matisse è la Danza, realizzata in due versioni tra il 1909 e il 1910. Nella seconda versione, indubbiamente la più nota, cinque figure nude danzano in cerchio in uno spazio indefinito ma totalmente naturale. In questo dipinto Matisse è primitivo, e proprio per questo, intimamente potente. Lascia scaturire da un’immagine apparentemente così semplice uno spectrum immenso di significati alla base della nostra cultura. Il vero protagonista però è il colore: le figure si stagliano su grandi campiture di verde e d’azzurro, dando vita a un forte contrasto che esalta la forza del dipinto. L’opera, commissionata dal collezionista russo Sergei Ščukin, è stata inizialmente criticata come una “cacofonia demoniaca”. Nonostante ciò, oggi la consideriamo una delle opere più importanti e iconiche della produzione di Matisse.

Henri Matisse, Danza (II), 1910

Oggi, a centocinquant’anni dalla sua nascita, Matisse è riconosciuto come uno dei maestri dell’arte europea del XX secolo. Unico e non incasellabile in alcuna corrente vera e propria, ha rivoluzionato la concezione del colore, cosa che l’ha fatto entrare, indubbiamente, nell’Olimpo dell’Arte Moderna.

 

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