Vincenzo Vela nasce a Ligornetto, nel Canton Ticino, il 3 maggio 1820Sin da giovanissimo, come era prassi per chiunque intendesse intraprendere l’attività di scultore, inizia a lavorare nelle cave locali, acquisendo i primissimi rudimenti della tecnica scultorea. Una svolta decisiva per la sua formazione e crescita professionale fu il trasferimento – nel 1834 – a Milano, dove il cantiere del Duomo costituiva un cruciale crocevia di maniere artistiche altamente stimolante. Proprio su quei ponteggi, l’allora appena quattordicenne Vincenzo, inizia a lavorare come scalpellino e tagliapietre. 

Enrico Gamba, Ritratto di Vincenzo Vela, 1857 circa © Museo Vincenzo Vela – Foto Mauro Zeni

Negli anni successivi completa gli studi presso l’Accademia di Brera – allora prepotentemente dominata dal gusto espressivo del tardo neoclassicismo – coronando la sua formazione presso lo studio di Benedetto Cacciatori. Ma accanto a questo percorso prettamente “accademico”, Vincenzo rivolge fin da subito una speciale attenzione a spunti e riferimenti nuovi, di apertura romantica – incarnati a quel tempo soprattutto dall’opera pittorica del grande Hayez. Partendo da queste fonti d’ispirazione e traducendone i ritmi poetici in scultura, Vela dimostra, già fin dagli esordi, una forte tensione alla componente verista, che diverrà di fatto l’elemento chiave delle sue creazioni plastiche. 

Gli anni milanesi sono costellati da commissioni per le più illustri famiglie dell’aristocrazia milanese, per loro Vela realizza ritratti ed elementi scultorei spesso destinati a monumenti funerari. A partire dagli anni ‘40 dell’ottocento gli vengono richieste la statua del Vescovo Luvino (1844) e la celeberrima La preghiera del mattino (1846). Da questi lavori traspare chiaramente il raggiungimento di una completa maturazione del linguaggio dell’artista, fortemente ispirato alla realtà, teso ad una tipologia di rappresentazione apertamente svincolata dai paradigmi estetico-formali tipicamente accademici.

Nel 1852 si trasferisce a Torino e quattro anni dopo, ormai unanimemente riconosciuto come uno dei maggiori capofila della scuola naturalista, ottiene la cattedra di Scultura presso l’Accademia Albertina. Seguono anni densi di importanti commissioni pubbliche ed esposizioni nazionali e internazionali. Alla fine degli anni ‘60 dell’ottocento lo scultore si ritira nella sua villa di Ligornetto, dove lavorerà ancora per oltre un ventennio. Qui muore il 3 ottobre 1891 all’età di 71 anni.

La preghiera del mattino: autentico caposaldo del Verismo italiano

Nel 1846 il duca Giulio Litta Visconti commissiona all’artista “una statua con soggetto liberodestinata alla chiesa di Santa Maria delle Selve, sita all’interno della villa di famiglia. Prende forma così, sotto l’impatto dei sapienti colpi dello scalpello sulla superficie marmorea, una delle più celebri opere del catalogo veliano, che si configurerà come caposaldo del Verismo italiano: La preghiera del mattino

L’opera ritrae una giovane fanciulla, inginocchiata su di un cuscino, raccolta in un’atmosfera di intima preghiera. Le sue mani, completamente abbandonate al proprio peso, poggiano sul basso ventre. Un dito posto fra le sottili pagine del breviario impedisce di perdere il segno ed il contatto stesso con la dimensione terrena. L’ampia tunica che ammanta il corpo della donna è caratterizzata da un ampio décolleté che lascia in vista una catenina con crocifisso. Il volto è reclinato, le palpebre abbassate, la bocca appena socchiusa, quasi come se avesse appena finito di pronunciare un Amen. La capigliatura, morbidamente raccolta in uno chignon, lascia sfuggire alla presa del complesso laccio una ciocca inanellata, che ricade sulla spalla sinistra, conferendo alla scultura un delicatissimo senso di dinamismo. 

Al di là di questi sublimi elementi formali, sapientemente enfatizzati da un raffinatissimo gioco chiaroscurale, ad ammaliare ed affascinare è certamente la componente emozionale che pervade la figura e dall’opera giunge senza filtri all’osservatore: lo stato di completa devozione e grazia, la concentrazione che la giovane fanciulla impiega mentre rivela le sue preghiere a Dio. L’emotività così aulica, dà quasi l’impressione che la fanciulla si trovi altrove, non più nella sua stanza, ma piuttosto in mondo lontano da quello terreno, illuminata da una luce che oltre a metterne in evidenza la bellezza fisiognomica – pura e delicata – ne mostra la bontà d’animo ed autenticità. 

Ma per comprendere la portata innovativa delle opere di Vela, pare significativo riportare qualche parola spesa nel 1846 dal letterato e politico milanese Carlo Tenca, in occasione della prima esposizione pubblica dell’opera: 

«Ed eccoci davanti alla statua di Vela, stupenda opera, e forse, la più ardita novità che siasi tentato a’ nostri tempi nella scultura. Non è più il marmo che noi abbiamo davanti agli occhi, ma qualche cosa di palpitante e di vivo che illude con gli effetti abbaglianti del chiaroscuro. Per poco che la si stia riguardando, noi crederemo di veder sorgere quella leggiadra fanciulla, che prega genuflessa, noi la vedrem muovere le chinate palpebre, e animarsi d’una vita repentina. […] E veramente egli ha ottenuto con lo scalpello gli effetti quasi del colorito». 

L’opera è attualmente ospitata presso gli spazi di Palazzo Morando a Milano. Un’altra versione in gesso si trova al Museo Vela di Ligornetto in Canton Ticino.

Iniziative promosse dal Museo Vincenzo Vela: come puoi contribuire direttamente da casa

Le celebrazioni del bicentenario dedicate dal Museo Vincenzo Vela alla personalità dell’artista (fra le quali una mostra e molteplici progetti interdisciplinari) – per le quali l’inizio era stato fissato per il 2 maggio – sono state rinviate a data da destinarsi a causa del difficile momento che tutti noi stiamo vivendo e che ha comportato la chiusura di tutte le sedi museali. Ma in attesa di superare e lasciarci alle spalle questo periodo critico – e di conoscere le nuove date della mostra – il Museo ha pensato ad una serie di iniziative rivolte a tutti i target di pubblico, realizzabili – rigorosamente da casa – da chiunque desideri contribuire in prima persona a celebrare l’anniversario di nascita dello scultore ticinese, eccole riportate qui di seguito:

«Caro Vincenzo, questa cartolina è per te»: i più giovani possono disegnare (o anche descrivere a parole) la torta che vorrebbero preparare per il compleanno dello scultore. Di panna o di fiori, oppure di marmo? Colorata, bianca? Dolce, salata? Le prime 200 cartoline, quanti sono gli anni dell’artista, verranno poi esposte al Museo (Inviare le cartoline a: Museo Vincenzo Vela, Largo Vela 5, CH – 6853 Ligornetto).

«Caro Vincenzo, ti penso»: i più “digitali” di ogni età possono inviare un breve video – di 30 secondi, anche realizzato con il proprio cellulare – in cui raccontano un ricordo, un aneddoto, un’immagine che si conserva di Vincenzo Vela. I video verranno via via trasmessi sul canale youtube e poi mostrati al Museo. (Inviare i video a: vincenzo.vela.scultore@gmail.com)

Infine è possibile porre brevissime domande, lampi di curiosità, fugaci dubbi, a Gianna A. Mina direttrice del Museo e a Marc-Joachim Wasmer storico dell’arte e docente all’Università di Zurigo, che insieme curano la nuova edizione della guida al Museo edita dalla Società di storia dell’arte in Svizzera in procinto di pubblicazione. Dal 20 aprile al 3 di maggio, giorno del compleanno di Vincenzo Vela, si metteranno in gioco rispondendo alle domande del pubblico con alcuni video che verranno poi pubblicati sui canali social del museo. (Inviare le domande a museo.vela@bak.admin.ch)

Per saperne di più: https://www.museo-vela.ch/vela/it/home.html 

Secondary Image: Museo Vincenzo Vela, veduta della sala I, Il Pantheon del Risorgimento ©Museo Vincenzo Vela – Foto Mauro Zeni
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