Il Caravaggio che frequentava la Roma notturna del Seicento era totalmente l’opposto dello stimato artista che di mattina prestava servizio all’interno dei salotti aristocratici e papali. Girovagando armato (nonostante non disponesse della relativa licenza) tra vicoli ed osterie, vino e prostitute, il Merisi era solito prendere parte a liti che vedevano contese le donne o l’esito dei giochi ai quali partecipava.

Un uomo che viveva tra la “luce” e le “tenebre”, un po’ come i personaggi dei propri dipinti che oscillavano tra il sacro e il profano in cui è quasi impossibile comprendere quale dei due caratteri abbia prevalso sull’altro. Indignazione ed imbarazzo suscitavano a volte i propri dipinti, caratterizzati da un marcato naturalismo in controtendenza con le esigenze della Chiesa del periodo impegnata a contenere la proliferazione del protestantesimo anche attraverso l’arte. I dipinti di Caravaggio hanno poco, o quasi nulla, di divino e idealizzante anzi, sembrano quasi narrare la realtà più nuda, cruda e peccatrice del tempo, espressione della società dei sobborghi romani frequentati dal pittore durante le sue serate goliardiche come I bari (1954) e Buona ventura (1953).

Un primo esempio del linguaggio profano caravaggesco è la tela Madonna dei palafrenieri, eseguita nel 1605 circa per l’omonima confraternita destinata alla cappella di Sant’Anna della basilica di San Pietro. L’opera raffigura la Vergine che tiene per i fianchi il Bambin Gesù intento a calpestare il serpente, incarnazione del male, con Sant’Anna posta accanto in quella che sembra una camera buia, senza paesaggio e senza particolari. Un ambiente povero in tutti i sensi, nella realtà corrispondente all’alloggio del pittore. Pertanto, sembrerebbe un dipinto molto semplice da comprendere: Maria, sua madre Sant’Anna e il piccolo Gesù che sconfigge il peccato. In realtà vi sono presenti dei particolari che destarono scalpore all’epoca. Secondo l’iconografia cristiana cattolica doveva essere Maria Vergine a sconfiggere il demonio e non Gesù come voleva la fede protestante, da poco sorta. Lo stesso Gesù fece discutere poiché raffigurato troppo “cresciuto” per mostrare gli organi genitali. Sant’Anna, invece, rivelava chiaramente la propria superata età: rughe e pelle scura arsa dal sole, quasi fosse una donna di campagna. Infine, la stessa Vergine Maria sembrava esporre troppo il proprio seno quasi come se volesse sedurre l’osservatore e l’identità della donna che aveva posato non migliorava di certo la situazione. Ella era Maddalena Antonietti, Lena per i clienti, una nota prostituta delle strade romane che fece da modella anche per Maria Maddalena in estasi (1606) e la Madonna dei pellegrini (1604-06). Inoltre viene definita dalle fonti come la “donna di Caravaggio”, lasciando supporre che ci fosse una relazione sentimentale anche se Lena sposò un notaio dal quale ebbe un figlio, lo stesso che venne utilizzato per dipingere il Bambino in Madonna dei pellegrini. Fu proprio a causa di questa donna che Caravaggio aggredì il notaio Mariano Pasqualoni, pubblico ufficiale incaricato di vietare le relazioni poco decorose ai cittadini romani, con un colpo d’arma alla testa. Visto che l’attacco era avvenuto di sera Pasqualoni, dopo aver sporto denuncia presso la guardia civica, non ebbe prove per confermare che l’autore fosse stato “quel pittore”. A coprire l’artista fu, però, anche l’azione dell’influente cardinal Francesco Maria del Monte, che gli consigliò di soggiornare per qualche tempo fuori dallo Stato Pontificio, nella Repubblica di Genova.

In Morte della Vergine ( 1605) possiamo osservare una camera da letto affollata di persone che reagiscono, ognuna diversamente, alla morte di Maria che giace distesa su un letto. Anche per questa Madonna, si ritiene che molto probabilmente, venne utilizzata come modella un’altra prostituta romana, ovvero Anna Bianchini nota anche come “la rossa” e con altri appellativi estetici molto espliciti, anche se alcuni studiosi riconoscono Lena. Pare che Caravaggio avesse ritratto questo personaggio osservando addirittura il cadavere della donna trovato nelle acque del Tevere. Il biografo, ed artista concorrente, Giovanni Baglione ci narra che il dipinto venne rifiutato poiché la Madonna risultava “gonfia e con le gambe scoperte”. A dar supporto alla tesi è il fatto che un cadavere ripescato da un fiume apparirebbe effettivamente con l’apparto digerente pieno d’acqua e quindi “gonfio”. La stessa voce, quella di aver ritratto un corpo inanime dal vivo, circolerà poi anche a Messina dopo che raffigurerà Resurrezione di Lazzaro (1609).

Anna Bianchini posò anche per la tela Riposo durante la fuga in Egitto (1595-96) , ripresa probabilmente anche in Maddalena penitente (1594-95) ed accanto all’amica e collega Lena Antonietti nel dipinto Marta e Maria Maddalena (1598) dove l’una cerca di convincere l’altra a lasciare la vita peccaminosa per seguire Gesù.

Una terza prostituta, e conoscente, che posò per il Merisi fu la senese Filide Melandroni che ritroviamo in Giuditta e Oloferne (1597), in Santa Caterina d’Alessandria (1598-99) e in Ritratto di cortigiana (1597), quest’ultimo andato distrutto durante i bombardamenti di Berlino. L’amante e protettore di Filide era un tale Ranuccio Tommasoni  prima che Caravaggio lo assassinasse, durante una lite. Quel crimine, l’ultimo di un lungo elenco di reati, costrinse l’artista ad un’eterna fuga ( Napoli, Malta, Sicilia) per evitare la pena inflittagli dalle autorità, ovvero la decapitazione pubblica, dove per “pubblica” all’epoca si intendeva che qualsiasi cittadino potesse eseguirla a vista.

 

Caravaggio, però non era l’unico frequentatore di donne di malaffare, infatti pare che perfino gli esponenti della nobiltà romana (e non solo) fossero assidui clienti. Alcuni studiosi ritengono che molti dipinti siano a sfondo omoerotico, come Il dipinto San Francesco in estasi (1594) ed altri che mostrano ragazzini seminudi in atteggiamenti virili, provocanti e seducenti (es. Musica di alcuni giovani 1957, Suonatore di liuto 1595-96). In ogni caso sono ipotesi ed interpretazioni che non costituiscono prove certe, nonostante circolino storie di festini di uomini potenti circondati da ragazzini e prostitute e di documenti che descrivano tali soggetti legati a “una vita peccaminosa”.

Numerosi, poi, sono i dipinti raffiguranti San Giovanni realizzati dal Caravaggio. In quello noto anche col titolo Giovane con un montone ( 1602) osserviamo il predicatore nelle vesti di un ragazzino completamente “ignudo” intento ad abbracciare un ariete, simbolo del sacrificio. In un’altra versione, San Giovanni Battista (1604) lo ritroviamo nelle vesti di un adolescente, quindi anche in questo caso non nelle sembianze adulte con barba e lunghi capelli, in un atteggiamento quasi infastidito. Lo si raffigura infatti in una posa seminuda con un’espressione annoiata, quasi seccata, come se il giovane fosse stato messo in punizione dai propri genitori. Si trova con gli arti tesi, scomodo e chino quasi ad attendere un giudizio, un rimprovero con un atteggiamento a dir poco capriccioso come suggerisce l’espressione. Insomma, nulla di particolarmente divino visto che non ci trasmette la sensazione che egli ci stia profetizzando l’arrivo del Figlio di Dio, in perfetta antitesi con i San Giovanni ritratti dagli artisti rinascimentali.

Anche la prima versione di San Matteo e l’angelo (1602), così come Morte della Vergine e Madonna dei palafrenieri, non ebbe sorte migliore. Commissionata per la cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi di Roma, l’opera venne rifiutata poiché, come ci narra il biografo Giovanni Pietro Bellori, quando fu “…terminato il quadro di mezzo di San Matteo e postolo su l’altare, fu tolto via dai preti, con dire che quella figura non aveva decoro, né aspetto di Santo”. Infatti la tela ritraeva l’apostolo nell’atto di scrivere il proprio Vangelo in un’ambientazione per nulla celestiale. San Matteo si trovava seduto su una sedia del periodo, a mezze maniche, con le gambe totalmente scoperte e perfino accavallate mentre un angelo lo guidava alla scrittura con la propria mano, se non addirittura insegnargli a farlo quasi fosse un docente. Il Santo aveva lo sguardo fisso verso il libro, come se si stesse concentrando per non commettere errori. L’aureola assente, così come gli altri attributi religiosi. San Matteo, quindi, diede l’impressione di essere un ignorante popolano calvo, un po’ trascurato nell’aspetto e non un apostolo evangelista. Al Merisi non restò che realizzare un’altra versione che rispettasse di più i canoni religiosi. La seconda, tutt’ora nella cappella mentre la prima venne perduta durante il secondo conflitto mondiale, presenta un San Matteo ben coperto con una tunica rossa, con l’aureola,  mentre è nell’atto di scrivere il sacro testo si volta per osservare l’angelo celeste che piomba dal cielo. Sostanzialmente la nuova tela risulta l’esatto opposto della prima versione.

Insomma, il Caravaggio può essere definito un fotografo delle vicende romane seicentesche, l’anello di congiunzione di quei due “volti” dell’epoca, quello della “luce” costituita da aristocratici, gentiluomini, mecenati e potenti della Chiesa e quello dell’ “oscurità” formato da vagabondi, ladruncoli, prostitute ed assassini. Due realtà che si incontrarono o meglio, si scontrarono.

 

Fonti:

  • P. Bellori, “Le vite dei pittori, scultori ed architetti moderni”, 1672 ;
  • Baglione, “Le vite dei pittori, scultori e architetti”, 1642;
  • Zuffi, “Caravaggio”, i geni dell’arte, Mondadori 2008;
  • Sito cultor.org, varie pagine web sui personaggi storici;
  • Mastromattei, articoli on-line vari, sito www.arteworld.it;
  • Pittiglio, “Sante e peccatrici, nobili e plebee, dame e cortigiane: le donne di Caravaggio”, www.arte.it , 15 dicembre 2017;
  • Marone, “La puttana e il pittore, gli amori del Caravaggio”, www.baroque.it;
  • Scorranese, “Splendori e miserie: le prostitute nell’arte”, www.corriere.it, 17 marzo 2016;
  • Moro, “Tutte le donne di Caravaggio”, www.thatsalltrends.com , 13 dicembre 2017;
  • Blogger, “Caravaggio e le sue donne. Storie di donne di malaffare nella Roma del 1600”, romarteblog.wordpress.com, 3 anni fa;
  • “Caravaggio”, sito biografieonline.it;
  • Lovisco, “Caravaggio: breve biografia e opere principali in 10 punti”, dueminutidiarte.com , 4 anni fa;
  • “Caravaggio, Michelangelo Mersi detto il”, Enciclopedia Treccani on-line.
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