Oggi, 22 dicembre 2019, a pochi giorni da Natale,  dedichiamo questo giorno a Jean-Michel Basquiat, che proprio 68 anni fa è venuto al mondo nella città di New York, culla e tomba di questo tormentato artista. Ma cosa ha lasciato Basquiat all’arte in quel frangente storico? Cerchiamo di ricostruire le tappe della sua breve ascesa:

L’INFANZIA
Jean-Michel Basquiat nasce il 22 dicembre 1960 a Brooklyn, New York.
È figlio di genitori caraibici di ceto medio, il padre era un ragioniere di successo e venne la madre lo educò fin da piccolo all’arte, accompagnandolo più volte nei musei della città. Nel ’67 inizia a frequentare la scuola privata d’arte Saint Ann’s School dove conoscerà il suo amico Marc Prozzo e insieme daranno vita a un libro per bambini. Questo background figurativo si arricchisce ulteriormente all’età di otto anni quando, costretto da un incidente stradale che lo porterà all’asportazione della milza, nel periodo di convalescenza si cimenterà nello studio e nella copia del manuale di anatomia Gray’s Anatomy. Ecco quindi il comparire nei suoi lavori di molti elementi anatomici, che da una mera analisi stilistica sembrano tradire le conoscenze di anatomia fisica acquisite negli anni. All’età di 13 anni è costretto a trasferirsi con la famiglia a San Juan, in Porto Rico, dove frequenterà per due anni alla Saint John’s School prima di fare rientro a New York, ed è proprio nel 1975 che Basquiat scappa di casa finendo per essere arrestato per vagabondaggio. L’anno seguente inizia a frequentare la City-as-School di Manhattan e lì a 17 anni stringe amicizia con il graffitista Al Diaz.

SAMO E L’ASCESA
Da questo momento parte il sodalizio tra i due che iniziano a produrre graffiti in giro per la città di New York e in special modo sugli edifici a sud di Manhattan sotto l’acronimo SAMO (Same Old Shit) e aggiungendo frasi enigmatiche come “SAMO© saves idiots”. Questa prolifica stagione artistica in accresce la consapevolezza della propria vocazione artistica, si accompagna però anche all’assunzione, da parte di Basquiat e dell’amico Diaz, di droghe pesanti che segneranno per sempre la sua vita. La collaborazione artistica termina nell’80 e in questi anni entrerà in contatto con importanti figure della scena coeva come Keith Haring, Glenn O’Brien ed Andy Warhol. Con quest’ultimo si legherà molto nel 1983, tanto da introdurlo come fenomeno emergente nel mondo dell’arte, forte del suo nome e degli agganci costruiti nel tempo. Entra quindi nell’orbita delle gallerie in una fase in cui è ancora molto giovane, grazie anche all’intuizione di trasferire l’estetica dei graffiti su un piano ridotto, la tela, permettendo una sua facile circolazione e commercializzazione. Una intesa talmente tanto forte quella con Warhol da generare oltre un centinaio di opere condivise e permettere l’anno seguente un lavoro congiunto dei due con Francesco Clemente per la realizzazione di dipinti commissionati da Bruno Bischofberger.

L’ULTIMO PERIODO
Nell’83 è in California, per dei lavori da presentare alla Gagosian Gallery e in questo periodo intrattiene per alcuni mesi una relazione con Madonna, ai tempi ancora una aspirante cantante poco conosciuta. Dal 1982 all’86 sarà legato all’Annina Nosei Gallery acquisendo una popolarità tale da apparire sulla copertina del New York Time Magazine, ma nonostante gli apparenti successi sarà sempre più condizionato dalla sua instabilità emotiva che accentuerà la sua dipendenza dall’eroina. Nonostante le parole rassicuranti pronunciate all’amico Haring nell’88 di ritorno da un viaggio alle Hawaii, Basquiat morirà lo stesso anno a causa di una overdose il 12 di agosto nel suo stesso studio all’età di 27 anni. Il suo stile nutrito di un melting pot statunitense e definito da accenti di regressione stilistica e da tocchi rapidi di colore continuano ad oggi a convincere e appassionare il mondo dell’arte: un esempio ne è la monumentale tela Untitled (5.00×2.50m) dell’82 battuta all’asta di New York da Christie’s tre anni fa per l’esorbitante cifra di 57 milioni di dollari.

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