Sabine Pigalle nasce nella Francia del nord, a Rouen, nel 1963. Studia Lettere moderne presso la Sorbona di Parigi, città dove vive e lavora ancor oggi. Fin dagli esordi della sua attività artistico professionale – al fianco del fotografo di moda Helmut Newton – dimostra interesse prioritario verso la fotografia. Nel corso degli anni, la tecnica fotografica si ibrida con immagini di brani pittorici desunti dalle più illustri pagine della storia dell’arte, andando via via a definire e consolidare un modus operandi eccentrico e provocatorio, fonte di nuovi – e talvolta spiazzanti – spunti di riflessione. 

Fonti d’ispirazione, processo creativo, opere

La Pigalle produce le sue peculiari sperimentazioni – sospese temporalmente fra passato e presente e simbolicamente fra sacro e profano – muovendo da quelli che sono oramai unanimemente riconosciuti dalla collettività come capisaldi storico-artistici. Si può notare una particolare predilezione per il genere ritrattistico e per riferimenti appartenenti alla cultura figurativa fiamminga, rinascimentale e manierista. La visual artist francese inserisce concetti, attitudini e forme contemporanee entro pietre miliari del panorama artistico mondiale, provocando un duplice sconvolgimento: in primis del dato visivo cui il pubblico era abituato, in secundis del contenuto che quell’opera finora trasmetteva. Ci troviamo di fronte, quindi, al recupero di un’opera universalmente nota ed alla sua conseguente distorsione in chiave attuale, una rivisitazione dell’identità originale dell’opera. Tale azione è effettuata – la maggior parte  delle volte – mediante la completa o parziale sostituzione di elementi cruciali per la composizione, come può essere il volto stesso del protagonista o altri soggetti chiave.

Talvolta l’intervento dell’artista si concentra invece sul fondo scenico, come accade per esempio in una delle sue riproposizioni dei Coniugi Arnolfini. Nell’originale di Van Eyck, l’ambientazione interna è costituita da oggetti di quotidianità indagati uno ad uno, in tutta la loro consistenza materica (come tipico della pittura fiamminga). Nell’opera di Sabine Pigalle, invece, viene sostituita da un fondo monocromo, movimentato unicamente da qualche sfumatura, chiaramente frutto di un processo che non è più manuale ma interamente digitaleLa moglie di Giovanni Arnolfini, Costanza Trenta, presenta un volto dai tratti fisionomici marcatamente attuali. Persino il suo atteggiamento è drasticamente differente, ricordando più che una gentildonna una “diva” immortalata sulle pagine patinate di qualche rivista di gossip. Inoltre, anche la figura del cane viene rivista in senso più dinamico, intento nell’atto di richiamare l’attenzione della padrona. 

L’arte della Pigalle durante il Coronavirus

Un altro aspetto ricorrente nelle sue produzioni, è il fatto che a prendere il posto dei dettagli originali, siano elementi desunti dalla realtà di oggi, iconici delle fasi storiche e socio-culturali che stiamo vivendo. Ecco che, in questo complesso assemblaggio di fotografia e riferimento antico, il pangolino (in questi ultimi mesi divenuto tristemente noto in relazione alla diffusione del Covid-19), soppianta il candido ermellino della celeberrima Dama di Leonardo da Vinci (1488-1490), mutandone indelebilmente l’essenza. 

 

Come già accennato precedentemente, al cambiamento formale consegue automaticamente una distorsione simbolico-allegorica. L’ermellino del dipinto leonardesco, infatti, simbolo di purezza ed incorruttibilità, era volutamente stato introdotto nell’opera al fine di esaltare le virtù della Dama ritratta. 

Il processo di “rilettura” dell’artista viene condotto attentamente, prendendo spunto dagli accadimenti attuali, isolandone i simboli più rappresentativi (come nel caso del Covid-19 la mascherina) e trasferendoli entro opere del passato. Questo è il caso, per citarne uno, della rivisitazione di un altro capolavoro leonardesco, il Salvator Mundi, che ora appare munito di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale raccomandati. Indossa infatti guanti in lattice e mascherina, mentre con la mano destra sorregge un globo terrestre ormai dominato dal virus.

Ed ancora, i suoi “collage digitali” calano soggetti storici in scenari odierni operando un “adeguamento” al contesto. Così è successo al Dante Alighieri di Sandro Botticelli (1495), che nella concezione elaborata dall’artista in occasione del Dantedì – 25 marzo 2020 – indossa una sottile mascherina in panno, che lascia solo intravedere il suo caratteristico profilo aquilino. E’ evidente come la Pigalle intenda smuovere l’osservatore, stimolarlo a nuove prospettive, superare i confini tra reale ed artificiale, instillare in noi riflessioni su passato, presente e futuro.

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