Il surrealismo è uno dei movimenti che più si pone l’obiettivo di emozionare e strabiliare l’osservatore. Migliaia di persone rimangono infatti folgorate dalle opere di artisti come Dalì, Magritte e Miró, che rappresentano i loro sogni e le loro visioni, volti a meravigliare lo spettatore.

Non dimentichiamo tuttavia la grande influenza che ha esercitato lo studio della psicanalisi sul movimento artistico. Il surrealismo trae origine infatti dal libro “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud, esplorando i nessi più reconditi fra i sogni e l’inconscio della psiche umana.

Dalle opere emergono infatti temi estremamente personali per gli artisti, che esprimono un puro automatismo psichico. Il surrealismo vuole infatti lasciar emergere il vero funzionamento del pensiero dell’artista, in assenza di qualsiasi controllo della ragione. Ne consegue che difficilmente lo spettatore è in grado di comprendere a pieno il messaggio nascosto dall’autore, limitandosi ad apprezzare l’aspetto onirico dell’opera. Il focus principale dell’esame psicologico, quindi, rimane sul genio artistico, di cui noi siamo solo spettatori.

Un nuovo surrealismo italiano

Eppure, proprio dal cuore dell’Italia, proviene un artista emergente di grande talento: Alessandro Bianchi, in arte Sicioldr. Di fronte a un suo quadro, infatti, bisogna prepararsi a intraprendere non solo un viaggio all’insegna del fantastico, ma un percorso di autoconsapevolezza che rivela i moti più profondi della nostra anima.

Il giovane artista di Tuscania, classe 1990, dipinge visioni provenienti da un lontano inconscio che lui stesso non è in grado di spiegare. Tali proiezioni scaturiscono infatti dai momenti più semplici e quotidiani della sua vita, fin da quando era piccolo. È proprio suo padre, artista a sua volta, che l’ha guidato nella scelta di imprimere i suoi sogni sulla tela.

Sicioldr propone un surrealismo strutturato su due piani diversi, gerarchicamente ordinati. Questa netta divisione ontologica porta artista e spettatore ad essere entrambi protagonisti del focus psicologico dell’opera. In un primo momento, infatti, le enigmatiche allucinazioni di Alessandro ci trasportano in un mondo fortemente simbolico al limite fra paradiso e inferno. Folgoranti chimere oniriche prendono forma in perturbanti labirinti simbolici, ricordando mondi lontani nel tempo e nello spazio.

Non bisogna però cercare alcun appiglio con la realtà nelle sue opere, perché nessuna spiegazione può esaurire l’infinito bacino di interpretazioni per il più piccolo dettaglio.

L’ambiguità come mezzo di conoscenza

Proprio questa ambiguità di comprensione, connaturata ad ogni immagine, è la chiave per il secondo piano di lettura. Egli definisce le sue opere come “immagini staminali”, perché, proprio come le omonime cellule, si adattano al contesto: è fondamentale che ognuno sia libero di spiegare ciò che vede a partire dalla propria soggettività.

Questa libertà totale di interpretazione porta la nostra mente a vagare, slegata da qualsiasi condizionamento nella vastità della tela. Assistiamo così a una variazione del focus centrale dall’interiorità dell’artista all’intimità dello spettatore.

Si giunge, allora, a quell’inconscio vero e proprio tanto ricercato dalla psicanalisi. Soffermarsi su questo o quell’altro dettaglio, rivela infatti un’essenza primordiale dell’osservatore: talvolta una specifica interpretazione può indicare una tendenza inconsapevole oppure un chiodo fisso del nostro pensiero.

Possiamo così paragonare tali raffigurazioni alle macchie nere di Rorshach, che indagano la personalità di chi le osserva. La totale ambiguità delle immagini di Sicioldr, infatti, rievoca dal nostro inconscio ciò che vogliamo vedere come riflesso dei nostri pensieri. Così non siamo più noi a dare un’interpretazione dell’opera, ma è l’opera a dare un’interpretazione di noi stessi.

 

L’importanza dell’aspetto formale nell’ambiente contemporaneo

Sebbene la dimensione psicologica di tale poetica sia preponderante, l’artista tuscanese non tralascia tuttavia l’aspetto formale delle proprie opere. Esso costituisce la fonte primaria di qualsiasi interpretazione e, per questo motivo, deve essere curato in ogni minimo dettaglio.

Sicioldr si dedica perciò anima e corpo alla propria arte, dallo schizzo iniziale al dipinto finale, con un lavoro di cesello maniacale che sfiora l’ossessività. Per scatenare una reazione dirompente nello spettatore, tale minuziosità è fondamentale, come nella visione artistica fiamminga quattrocentesca, cui Sicioldr si ispira moltissimo.

È impossibile infatti trascurare l’influsso di artisti visionari come Hieronymus Bosch e maestri del dettaglio come Jan van Eyck. Come afferma lui stesso, inoltre, sono fondamentali le influenze simboliste di fine Ottocento: primo fra tutti Odilon Rodon, accompagnato da Böcklin, Von Stuck, Kubin e molti altri.

Questo forte attaccamento all’arte antica distacca l’iconografia di Sicioldr da qualsiasi altra scelta stilistica odierna. La predilezione per le imperturbabili raffigurazioni fiamminghe e per i colori foschi simbolisti costituisce un marchio peculiare del suo stile. Potrebbe sembrare un ossimoro, ma proprio il suo ritorno all’antico gli permette di superare l’arte contemporanea.

Un nuovo rapporto fra psicologia e arte

In conclusione, quella di Sicioldr è un’arte viva, che parla di sé senza bisogno di parole, aprendo storie su infiniti mondi. La sua carica innovativa consiste nel non rappresentare soltanto un mondo onirico parallelo ma nel rivelare alcuni dei più nascosti recessi del nostro animo. Sicioldr ci propone così un percorso introspettivo totalizzante, che non si accontenta di mostrare l’interiorità dell’artista, come nel surrealismo tradizionale, ma che ambisce a percorre le vie più profonde dello spettatore.

Photo credits: © Alessandro Sicioldr
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