È chiedendoci se la classe artistica locale potesse contribuire alla rivalutazione, riqualificazione e identificazione delle città, che abbiamo incontrato Tony Gallo.

Street artist di Padova, città in cui è nato, comincia il suo percorso artistico come musicista in una band Nu-Metal. Solamente più tardi, nel 2008, si immerge completamente nell’arte dopo lo scioglimento del gruppo. Seguendo quella, che in realtà, era già una passione, seppur non predominante, inizia ad unire gli strumenti e i modi tipici del writing, alla narrazione di quelli che saranno i suoi lavori.

Opere, le sue, nelle quali i soggetti quasi fiabeschi e antropomorfi, vengono ospitati dai muri che, a poco a poco, diventano contenitori di emozioni. In cui ci si può (e deve) riconoscere.

di Carolina Lazzari per il TEDxTreviso, Mauerpark, Berlino, ottobre 2019

È il suo essere un toso, cioè un ragazzo, come lui stesso si definisce, che ci ha affascinato, facendoci riconsiderare l’importanza della street art. L’arte di strada diventa così un mezzo di comunicazione in una società sempre più frammentata, e il ruolo di questi artisti di strada, che definiremmo mediatori culturali, emerge come fondamentale. Capaci di riqualificare e rivalutare i luoghi toccati dalla loro arte in città, gli street artist, soprattutto, uniscono.

 

Ti riconosci con Padova? È un caso che oggi tu sia proprio qui a lavorare?

Io sono molto attaccato a Padova, e a quelli che mi chiedono perché non vado a lavorare dove la street art è un po’ più forte, rispondo che preferisco muovermi in un contesto più piccolo, di base, come quello di Padova appunto, e semmai esportare dopo il mio lavoro fuori.

Mi piace dare colore alla mia città, mi piace essere identificato con e nella mia città. Mi piace l’idea che Padova abbia, se così valgo veramente, un artista che può sfoggiare e, insieme a me, Kenny Random e Alessio-B.

Padova è grata di questo e spesso, infatti, il Comune ci lascia fare.

 

C’è quindi fiducia da parte del Comune? Il vostro modus operandi è stato percepito fin dall’inizio?

Sono stati molto veloci, in realtà, a percepire il nostro lavoro. Infatti, appena iniziato, siamo stati subito associati all’immagine della città. Se cerchi Padova su Google, siamo presenti nell’itinerario e non c’è solo Giotto, il Santo, ma c’è anche la street art. Padova allora ha detto: “Figata! Sfoggiamola questa street art.”

Qualche giorno fa, sono andato a fare un murales vicino all’Orologio, Io un giorno diventerò grande, quando si è fermata la polizia in borghese. Ho chiesto loro se ci fossero problemi e il tutto si è risolto spiegando, appunto, chi fossi e il mio rapporto con la città.

E poi, il tentativo era quello di coprire una scritta politica.

 

Anche Dritto al cuore, per esempio, come lo si vede dal video nel tuo profilo YouTube, va a coprire una sigla di estrema destra. 

 Non è questione politica, che sia destra o sinistra, è proprio la scritta fine a sé stessa, che imbruttisce e sporca, ciò che voglio coprire. Quindi sì, cerco queste situazioni, come anche faccio con un angolo di degrado. Prendi quello che ho fatto insieme a Kenny Random in centro, con il mio soggetto che guarda il suo. Ecco, di fianco ad un bar, era un posto poco illuminato dove la gente andava a sporcare o altro, mentre dopo il nostro lavoro, ha smesso.

C’è infatti chi lo fotografa, chi passa a vederlo, portando così occhi sulla strada.

 

Questa è la riqualificazione attraverso la street art!

Prendi Piazzetta Bussolin, dove ho fatto un lavoro perché ci andavano i ragazzini a fumare e bere: dopo il murales, hanno capito che non era più “zona loro”.

Questa, la riqualificazione che i comuni stanno iniziando a capire, e per cui iniziano a cercarci.

The Dream | Piazzetta Bussolin – Padova, 2016, fonte: tonygallo.it

 

Non è che poi, tutta questa gente, la si sposti solo da un luogo a un altro? Non è sempre un inseguirsi? Poi, per carità, è un inseguirsi buono, e piano piano, è un allargarsi.

Ci dà una mano a colorare sempre di più! Può essere una di quelle scuse, passami anche tu il termine, buone per allargare la possibilità di lavorare su commissione per il comune.

A proposito, Padova si sta muovendo molto in Arcella. È uno di quei quartieri, come Brick Lane a Londra, che è diventato e sta diventando multietnico.

Dall’iniziale disagio del non essere abituati, di chi ci viveva prima, oggi invece c’è una buona integrazione e, anzi, si sta cercando di creare un polo multietnico, come i quartieri più interessanti delle città che conosciamo.

In questi quartieri, allora, vengono portate dentro le forme d’arte che la gente va a cercare, come anche eventi, musica e altro.

È bene che Padova si stia muovendo per l’Arcella e che non la lasci andare e, chiaro, a noi sta bene lavorare su commissione. Inizi ad essere libero di fare quello che vuoi alla luce del sole. Anche se, in realtà, ho quasi sempre fatto i miei lavori alla luce del sole… Anche perché di notte ha tutta una filosofia che non mi appartiene, e la mia arte ha delle tempistiche più lunghe.

 

Crediamo ti piaccia anche che la gente lo veda. E forse, anche il fatto di farlo di giorno, diventa più una cosa del tipo “è il mio lavoro” – niente di clandestino, insomma (ndr).

 Sì, è così, e lavorando molto con i social, mi piace che la gente passi. Poi, i padovani sono contenti di questo. Certo c’è chi dice “cossa situ drio far” – cosa stai facendo – però per il resto sono quasi tutti contenti: fotografano e condividono. Il lavoro diventa presente subito! Ed è bello anche per Padova.

Questo è un po’ il nostro momento e siamo quelli che cercano di portare colore nel grigiume.

 

Questi discorsi stanno confermando le nostre idee, ovvero che al giorno d’oggi abbiamo tanti cambiamenti. Ci sono tante cose che succedono e flussi migratori che continueranno ad arrivare. La questione a questo punto è: o lo vedi come un problema, ti chiudi, provi a contenerlo, consapevole che da questo deriva polarizzazione delle città, discriminazione e inegualità, o la giri. E l’arte ha quella fortuna di essere un linguaggio universale, di comunicare anche se parli arabo. Anche se mangi falafel, pasta al sugo o vietnamita.

La diversità sta diventando una bella cosa, e speriamo che Padova, diventi un po’ alla volta, migliore.

Ti insegnerò io a volare, foto di Carolina Lazzari per il TEDxTreviso, Mauerpark, Berlino, ottobre 2019

 

Ci sentiamo a nostro agio qua. La cosa bella, è che non si è mai sentita un’aura, qualcosa di lontano, ma sempre qualcosa di vero. C’è un rispetto e una stima.

Perché sono corrisposte. Non è che se non sei un artista, cambia qualcosa. Mi so toso.

 

Infatti, la domanda è: c’è un contatto con i ragazzi, con i giovani di Padova? E, saremmo curiosi di sapere, se c’è qualcuno che viene a chiederti come iniziare, come fare.

I giovani sono un po’ dei cazzoni. Quando ero giovane io – non è per niente la paternale che può sembrare (ndr) – dovevi crearti delle fantasie e l’idea di riuscire ad arrivare a qualcosa. Oggi le mille possibilità di distrarsi hanno ammazzato le passioni dei ragazzi. Il nostro pubblico, infatti, non è giovanissimo.

Quando avevo 15 anni e andavo sullo skate, guardavo tutte le interviste degli skater, e lo stesso facevo con la musica. Adesso è tutto troppo veloce e questo ha ammazzato le passioni, secondo me. Quindi i giovani arrivano a tarda età, a dire “ah, può piacermi l’arte”.

Molti mi chiedono poi come ho iniziato, qualcosa in più sulle mie tecniche…

 

Perché vorrebbero replicare?

 Perché vorrebbero immergersi in questo. Io però dico che non è la tecnica, ma che uno voglia, che si metta e sperimenti. È la voglia di riuscire

Quando mi chiedono se pensassi di riuscire, io rispondo di sì. Ho sempre creduto molto in me stesso e ho messo il 99% della mia vita in questo.

I tosi oggi preferiscono andare al bar.

Poi ci sono anche quelli che iniziano presto, e vedo anche l’artista a 23 anni già riuscito. Io invece ho iniziato molto tardi.

 

Ma il tuo ciuffo, è quello del tuo personaggio?

Tante volte quello che dipingo, lo capisco dopo. È come se un lavoro fosse un promemoria delle mie emozioni.

 

C’è quindi una ricerca personale. Quindi l’arte diventa una comunicazione per gli altri, ma anche per sé stessi.

Infatti, ho scoperto cose che non mi ero mai detto. E, per esempio, non sapevo di aver dentro tutti questi colori.

Scuola d’infanzia e nido integrato S. Prosdocimo | Via Gustavo Modena – Padova, 2016, fonte: tonygallo.it

In questo periodo in cui i posti per le persone sono ridotti al minimo, riscopriamo così la possibilità di una ricerca personale attraverso l’arte e, soprattutto, il ricordo di farci prendere meno dalle distrazioni, per dedicarci alle passioni. Ora, che di tempo, ne abbiamo.

Immagine di copertina: Dritto al Cuore | Via Savonarola (PD), 2017), fonte: tonygallo.it

 

 

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