Fotografo e artista, Yassine Alaoui Ismaili in arte e su Instagram è conosciuto come Yoriyas (@yoriyas). A Casablanca, capitale economica del Marocco, coniuga l’eredità nordafricana con la passione per la matematica e per la danza nella sua fotografia di strada. L’osservazione intuitiva dello spazio urbano e la documentazione della vita quotidiana sono quindi espressione di sé e del luogo.

Fotogrammi, questi, in cui il New York Times ha di recente riconosciuto uno degli artisti da seguire durante la quarantena.

fotografia yoriyas

Wheel of Life, Casablanca, Marocco, 2017

La fotografia come mezzo di espressione personale

La fotografia di strada di Yoriyas ha un’interessante storia alle spalle. L’inizio del suo percorso artistico non lo vede infatti dietro ad un obiettivo, ma piuttosto, impegnato in un’espressione performativa. Con il gruppo di danza Lhiba Kingzoo, da lui fondato, girava il mondo come professionista dal 2005. Ed è proprio in questa fase iniziale da ballerino di breakdance, che acquista la prima macchina fotografica. Poco più che ventenne, era il 2007 quando a Salisburgo, in viaggio per esibirsi, trovò in un mercatino delle pulci ciò che gli avrebbe permesso di diventare il fotografo che conosciamo oggi.

Allora non poteva certo saperlo, ma fu durante quella semplice reportistica di un’avventura, da condividere poi con la famiglia, che la sua foto di strada ha preso vita. E continuerà a farlo, soprattutto dopo un infortunio al ginocchio nel 2013, che determinerà definitivamente il passaggio da arte performativa a visiva.

fotografia yoriyas

Breakdance, Alexandaria, Egitto, 2018

Il suo approccio personale alla fotografia emerge nel lavoro From the Street to the Olympics. Progetto in cui, Yoriyas mostra una rara prospettiva della breakdance attraverso un viaggio in diversi paesi, tra cui Senegal, Marocco, Algeria, Francia, Paesi Bassi e Germania. La breakdance, sottocultura nata negli anni ’70 a New York, come espressione e celebrazione del movimento e della sua condivisione, è qui chiave narrativa di una comunità. Nel racconto di questa community, tra raccolte fondi, progetti e battle, descrive momenti privati e intimi, spesso invisibili o poco noti.

La sua, è quindi una questione di provenienza, attaccamento e identità, ancor prima che necessità artistica. È avere l’occasione di raccontare anche una parte di sé.

 

La fotografia come sviluppo socio-economico di un Paese

Il New York Times, per cui Yoriyas è anche contributor, ha messo in luce il suo lavoro durante il lockdown. Questo ha permesso di conoscere un’altra parte del Mediterraneo, confrontare scene di quotidianità, vedere i cambiamenti nella preghiera e nel vivere di quei posti.

Lui, che amava gli incontri casuali, ha dovuto temporaneamente spostare l’attenzione per immortalare il nuovo quotidiano, senza però fermarsi ad un racconto della quarantena. È andato oltre per rispettare quanto dichiarato all’inaugurazione del Museo Nazionale di Fotografia del Marocco a Rabat. Convinto che lo sviluppo visivo abbia un ruolo in quello socio-economico di un Paese, ha dedicato un contest alla promozione dei giovani fotografi marocchini sul suo profilo Instagram. La stessa attenzione alla scena e agli artisti emergenti è stata prestata nella curatela della prima esposizione del museo e nell’ideazione di una masterclass di fotografia online.

Questo concetto di give back, cioè di restituire alla comunità, è molto forte. Come ha raccontato con passione la breakdance, ambiente che lo ha visto crescere artisticamente, fa lo stesso oggi con il Marocco. Le sue strade e la sua gente sono quel patrimonio visivo da cui può sempre attingere. 

A proposito di fotografia e visioni del Marocco, è possibile una visita online della mostra fotografica Sourtna, da lui curata. Ospitata in un edificio di fine ‘800 in riva al mare a Rabat, non ci sarebbe di certo stata location migliore, per poter esibire e conservare la fotografia di questo Paese.

 

Espressione di sé e del luogo

Le sue opere non sono però solo un’ottima fotografia, ma un’occasione di raccontare una scena e un Paese di cui si fa portavoce. Come riporta anche una recente intervista per Diptyk, uno dei più importanti magazine di arte contemporanea africana, Yoriyas afferma infatti di sentirsi responsabile della scena fotografica in Marocco. Di conseguenza, la sua poetica ha anche un’importanza sociale e di affermazione identitaria.

Identità e affermazione che ritroviamo anche in uno dei suoi lavori più importanti: Casablanca Not The MovieStanco dell’erronea rappresentazione della Casablanca holliwoodiana, una volta fotografo ha iniziato nel 2014 un progetto di lungo termine che potesse raccontarla, veramente. Un reportage, il suo, che ripropone e ri-narra la propria città per restituire la vera immagine. Il risultato è intrigante, fatto di diversità e convivenza, etnie e religioni, sviluppo urbano e post-colonialismo.

Yoriyas e la sua fotografia di strada sono quindi di grande ispirazione in questo periodo di riaperture. Come ricorda in un post, è tornando in Marocco che ha scoperto la vera fonte di ispirazione. È quella più vicina: la famiglia, il quartiere, il paese, la cultura, il modo di toccarsi e di essere estremamente vicini.

La creatività è nella prossimità.

 

Photo credits: @yoriyas

 

 

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