Li vediamo ovunque, sui muri dei palazzi, sui treni della metro, sotto i ponti: i graffiti sono i quadri del popolo.  Roba da “cattivi ragazzi”, che sfregiano il disciplinato grigiume urbano. I writers sono ricercati come fossero criminali, le loro creazioni vengono ricoperte puntualmente da secchiate  di altra vernice cupa, come un monito di arresa all’ordine e alla civiltà. Eppure loro tornano, armati ogni volta di più bombolette e pennelli, pronti a riconquistare le loro strade.

Tra questi pittori notturni se n’è distinto uno, un provocatore estremo, Banksy.

Si fa chiamare così ma la sua identità non l’ha mai rivelata: quello che conta davvero è il suo messaggio e le sue opere valgono molto più di qualsiasi discorso fatto su un palco. Per la prima volta alcuni suoi pezzi (150) sono in esposizione a Roma in una mostra intitolata “Guerra, Capitalismo e Libertà” presso il Palazzo Cipolla, sotto la cura della Fondazione “Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo”, dal 24 maggio fino al 4 settembre. Provengono da collezioni private e sono solo una minima parte dei lavori di Banksy. Per vedere tutto il resto dovreste girare tra le vie di Napoli, Londra, New York e tante altre città. E’ questo il genere di esposizione che piace al misterioso artista di Bristol, nel bel mezzo della folla senza formalità burocratiche o pubblicità. Non si piega neanche un po’ a quegli schemi che la società impone, neanche quando si tratta di divulgare la sua arte.

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Morons – Banksy 2006

Anche la mostra romana quindi non si erge sulla sua approvazione, eppure rispecchia perfettamente l’opinione di Banksy  su come vada il mondo.

Il cancro della società: il capitalismo. Che voi lo ammettiate o no siamo tutti schiavi dei prodotti e delle marche che ogni giorno ci vengono passate tra le mani o davanti gli occhi.  Il writer prende tutti i simboli del consumismo e li rivolta contro se stessi!

Sale ends – Banksy 2006

Vi riconoscete?

Dalla disperazione per la morte di un Dio salvatore siamo passati a quella per la fine degli sconti, la gente fa la fila davanti ai negozi e si lancia sui tavoli e gli scaffali come facevano i primitivi quando dovevano assicurarsi del cibo per sopravvivere. La civiltà sta involvendo:si tratta di sopravvivenza nella giungla urbana, perché se non si seguono le tendenze allora si è “out”, si viene eliminati dal branco.

Nella satira al capitalismo, Banksy non si dimentica dell’artista Andy Warhol, il quale ha celebrato il consumismo e ha fatto in modo che anche l’arte potesse diventare un oggetto di massa: La diva non è più Marilyn ma Kate Moss, icona di bellezza dell’ultimo ventennio e la zuppa di pomodoro Campbell è stata sostituita da lattine della TESCO. Stesso stile, messaggi in antitesi! Se Warhol voleva dire “guarda, ama, prova.”, il writer inglese sembra suggerire “sciocco sono trent’anni che ti fai raggirare!”.

Kate – Banksy 2005

Soup cans quad – Banksy

Un muro è una grande arma. E’ una delle cose peggiori con cui  puoi colpire qualcuno”. Il muro è la tela che Banksy predilige. Sono cascate di cemento che dividono spazi e persone e lui cerca di abbatterli con immagini che ritraggono una quotidianità alterata da tutto ciò che è nocivo e che è stato creato dall’uomo stesso.

Lo show preferito dai governanti: la guerra.

Applause – Banksy 2006

Mentre il popolo è troppo assopito dalla miriade di futilità, i padroni del mondo continuano le loro guerre nascondendosi dietro ideali e strategiche alleanze,  ma con obiettivi per niente nobili. Le bombe e i combattimenti arrivano nelle case solo attraverso il filtro della televisione e dei giornali, uno spettacolo macabro mostrato per far sentire tutti quanti protetti.

Banksy lancia segnali: i bambini sono nel mirino dei politici,il loro futuro è rappresentato da un palloncino a forma di cuore, leggero e fuggevole che rischia di svanire nel nulla, mentre i piedi sono ben saldi ad una terra piena di rovine e armi, cosa ci sarà per loro? E’ troppo tardi per salvarli?

Quel palloncino dovrebbe essere legato al piccolo polso, ben stretto e al sicuro, con la promessa di giorni pieni di felicità; una felicità autentica e non basata sulle illusioni create e diffuse dai media.

Family target – Banksy

Kids on guns – Banksy

Napalm – Banksy 2004

Voglia di rivoluzione: la libertà.

“Mi piace pensare di avere il coraggio di far sentire la mia voce in forma anonima in una democrazia occidentale ed esigere quelle cose in cui credere come la pace, la giustizia e la libertà.”.

Banksy immagina un rovesciamento del sistema, rende i simboli della politica e della guerra i primi ribelli, il cambiamento parte da loro: la regina Vittoria e il poliziotto sono scostumati e anticonformisti così come lo sono coloro che oggi vengono oppressi.

Queen Vic – Banksy

Rude Copper – Banksy

Al di là della novità dal punto di vista artistico che riesce a catturare l’attenzione di un maggior numero di fruitori, il potenziale delle creazioni di questo giovane risiede nel prendere tutti gli elementi della vita comune, che vengono considerati innocui e far trapelare la negatività che incorporano e  con cui ci minacciano. Nonostante questo, c’è il desiderio di rivalsa, di non rispondere con la stessa violenza ma con la positività e l’amore.

Love in the air  –  Banksy

L’arte è un’arma potente se sfruttata al massimo, non ha leggi nè capi a cui dover obbedire, non risiede solo nei musei e può avere qualsiasi forma.

L’arte è libertà: un concetto molto caro a Banksy, che speriamo continuerà ad “imbrattare muri”, anche qui, in Italia.

ART WAVE vi consiglia fortemente di andare a visitare questa mostra: uscirete da lì con un’altra visione del mondo.

Per maggiori informazioni: http://www.warcapitalismandliberty.org/ 

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