Esiste a Herengracht, nel cuore di Amsterdam, una “fortezza” che durante la Seconda Guerra Mondiale fornì rifugio ad artisti e scrittori ebrei, tra cui Max Beckmann, Adriaan Roland Holst, Aldous Huxley. Questa fortezza si chiamava, e si chiama tuttora, Castrum Peregrini, “Arte, cultura, libertà e amicizia” era il motto che ne oleava gli ingranaggi e Gisèle d’Ailly van Waterschoot van der Gracht, la coraggiosa donna e artista che ne rese possibile la nascita.

Gisèle d’Ailly van Waterschoot van der Gracht

Un giorno vivrò a Herengracht”, promise Gisèle durante la sua infanzia. Non che avesse idea di cosa e dove fosse quel luogo, ma ne aveva sentito parlare spesso nei racconti dei suoi genitori quando viveva con la famiglia negli Stati Uniti. In quella strada di Amsterdam, sconosciuta ai suoi occhi, ma non alla sua immaginazione, c’era la casa in cui era cresciuto suo padre.

Castrum Peregrini

Nel 1940, dopo aver frequentato l’accademia d’arte a Parigi, interrotta a causa della crisi economica del 1929, e gli ambienti intellettuali di Bergen che, all’epoca, era il centro del mondo dell’arte olandese, Gisèle realizza il suo sogno d’infanzia: si trasferisce al numero 401 della strada di cui aveva sempre sentito parlare, Herengracht. Per quei 60 metri quadri, senza bagno e cucina, provò amore a prima vista e con la stessa impulsività con cui aveva deciso di rinunciare ai confort che la vita americana le avevano offerto (acqua corrente, bagno in casa, elettricità), decise di accogliere in casa Wolfgang Frommel, poeta e scrittore tedesco, che insieme ad altri giovani e talentuosi amici, aveva bisogno di aiuto. Dal 1942 Gisèle visse con Wolfgang, il quindicenne Claus Bock, il giovane insegnante Buri (pseudonimo di Adolf Friedrich Wongtschowski) e altri che andavano e venivano. C’erano sempre fino a sette persone, tutti uomini, in casa sua. Alcuni di loro erano ebrei, altri cercavano di evitare i campi di concentramento. Costretti a restare nascosti, trovarono conforto nell’arte.

Finché scrivevamo storie e poesie, nulla poteva succederci

Era l’arte a tenere i giovani ragazzi impegnati: leggevano i grandi scrittori tedeschi, scrivevano poesie e racconti, lavoravano su traduzioni, dipingevano e, così facendo, svilupparono un legame indissolubile. Impararono che nonostante i loro corpi fossero imprigionati, le loro menti erano libere. Per tre anni, attraverso l’arte e la cultura riuscirono a creare una bolla di libertà nella piccola stanza in casa di Gisele. “Finché scrivevamo storie e poesie, nulla poteva succederci”, scriverà anni dopo Claus ricordando quel periodo.

Gisele rifiutò di iscriversi al Kultuurkammer, un istituto creato dai tedeschi in cui gli artisti erano obbligati a confluire se volevano continuare a lavorare, diventando a tutti gli effetti un’artista clandestina. Viaggiò per tutto il paese dipingendo ritratti su commissione:

La guerra era a pochi passi da me, guardando ogni passo che ho intrapreso e ogni parola che ho detto, la mia vita è stata a rischio ogni secondo che passavo fuori dalle quattro mura di casa mia. Era come se camminassi su una corda sospesa in aria, cercando di bilanciarmi per preservare il mio equilibrio mentale

 

Gisèle, photo freundevonfreunden.com

Grazie ai soldi dell’eredità, dopo la guerra Gisele riuscì ad acquistare l’intero palazzo di Herengracht. Qui istituì un’associazione culturale e una casa editrice, entrambe chiamate Castrum Peregrini. Dedicò il resto della sua lunga vita (Gisèle muore nel 2013 a 100 anni) all’arte, non si staccò mai dai pennelli, nemmeno nel corso del suo breve matrimonio con l’allora sindaco di Amsterdam Arnold d’Ailly, forse perché memore delle parole del padre che le diceva sempre “se vuoi fare la pittrice, non sposarti mai oppure preparati ad abbandonare i pennelli”.

Oggi sappiamo che fa parte della storia di Castrum Peregrini anche un passato più oscuro fatto di abusi fisici e mentali. Il nuovo Castrum Pregrini ha recentemente ammesso gli scandali che hanno coinvolto l’entourage di Wolfgang Frommel e il centro negli anni successivi alla guerra (dal 1952 al 1986, anno in cui muore Frommel) prendendone le distanze e trasformando il centro culturale in un luogo unico, dove il passato della sua fondatrice rivive esclusivamente grazie all’arte.

Centro culturale animato da mostre, dibattiti, eventi e, insieme, coworking per creativi e artisti impegnati, Castrum Peregini mantiene vivo lo spirito di Gisèle facendosi portavoce di un modello di società in cui nessuno è escluso e che abbraccia la diversità e l’uguaglianza come condizioni per il progresso.