Sono una ragazza di 25 anni, vivo a Roma e sono laureata in Storia dell’Arte. Ho la fortuna di vivere in un paese in cui siamo talmente abituati alla bellezza, che spesso neanche gli doniamo uno sguardo. Un patrimonio immenso, il quale vanta il maggior numero di siti riconosciuti dall’UNESCO. Una fortuna insomma, eppure, nella mia quotidianità da diversi anni, nel solo menzionare il mio percorso di studi, mi sono ritrovata davanti a persone estremamente, oserei dire, scettiche. Un sorriso, una risatina, una battuta detta a cuor leggero, ma pronta a sminuire anni di sacrifici e di studi. Perché d’altronde: cosa ci fai con una laurea in Storia dell’Arte? Ecco, questo è il peso che diamo alla nostra cultura e al nostro patrimonio: a che serve?

UN PATRIMONIO DA 80 MILIARDI DI EURO

L’insegnamento di questa stessa materia viene sempre più sminuito all’interno del nostro sistema d’istruzione. L’orario settimanale viene ridotto all’osso, quasi scompare nel piano giornaliero liceale per far spazio a materie reputate più importanti e decisive nella formazione dei giovani. Un intero sistema, dal valore di 80 miliardi di euro, viene quasi lasciato a se stesso. Un patrimonio che, purtroppo, non sappiamo né gestire né apprezzare. Un patrimonio svilito da anni di scarsi investimenti, nonostante il grande afflusso turistico. Un patrimonio che vive e respira grazie al lavoro di volontari, inseriti in contesti museali e non solo, pura manodopera a costo zero: e di questo posso parlarvene in prima persona.

Venezia e la sua laguna, sito del patrimonio mondiale dell’UNESCO

NOI, ETERNI STAGISTI

Il sistema universitario italiano prevede, per alcuni corsi, stage e tirocini formativi, alla fine dei quali si ricevono crediti necessari al conseguimento della laurea. Nel mio caso specifico si tratta di ben 450 ore passate a svolgere un lavoro a tutti gli effetti, senza alcuna retribuzione; siamo costretti a farci le ossa in un mondo che si dimostra chiuso e circoscritto, il quale ha invece molto bisogno della nostra figura: siamo come acqua per gli assetati. Questa realtà, della quale io e molti miei colleghi siamo testimoni, pone un grosso problema sul sistema che lo Stato utilizza per formare coloro che sono il futuro del paese. Una volta usciti dall’Università, le possibilità per inserirsi nel mondo del lavoro sono ridotte, vince chi si rimbocca le maniche, rinnovandosi completamente, o chi rimette la testa sui libri mentre si mantiene all’interno di un campo lavorativo completamente diverso dal suo, buttando anni d’impegno e studio in quella che non è una semplice passione.

Il centro storico di Roma, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella città e San Paolo fuori le mura sono considerate dall’UNESCO patrimonio mondiale

I CONCORSI PUBBLICI

Nell’ultimo mese, ha fatto molto discutere il metodo di cui si è avvalso il Ministero dei Beni Culturali per la prova preselettiva per il concorso dei 1052 assistenti alla vigilanza nei musei. In realtà ci dobbiamo porre una semplice domanda: come si fanno a scremare circa 200.000 domande di partecipazione in uno dei concorsi più grandi degli ultimi anni? La risposta è che l’unico modo per ridurre drasticamente la mole di persone da valutare, in vista della prova scritta del concorso (che da bando deve vedere la partecipazione di un numero di candidati pari a 5 volte il numero dei posti messi a concorso), è quello di mettere insieme materie di cultura logico-matematica con materie di cultura umanistica. Personalmente non mi sento di criticare questa scelta, perché è stata fatta al solo scopo di creare una rete, oltre la quale ben pochi sarebbero riusciti a passare. Il programma messo in atto dal Ministero ha, ovviamente, fatto il suo lavoro. Essendo io stessa uno dei pesci rimasti intrappolati nella rete, dopo il primo impatto con la situazione che mi si è presentata agli occhi, in cui la delusione ha fatto da padrona, mi sono resa conto che io, dopo cinque anni di studi, sto aspirando a fare la vigilante, lavoro di tutto rispetto e farei con piacere, ma che è un lavoro che ho fatto per mesi come volontaria e che stavo vedendo come quasi l’unico traguardo della mia carriera lavorativa, dimenticando tutte le mie più grandi aspirazioni. Questo perché i concorsi pubblici, se non si ha la possibilità economica di continuare i propri studi, sono l’unico modo per entrare a far parte delle istituzioni culturali.

Il Ministero dei Beni Culturali ha in programma 5400 nuove assunzioni
Credits immagine: @wesud.it

LE PRIME DOMENICHE DEL MESE

Ci stiamo perdendo. Noi siamo api e loro hanno il miele. Anche a causa di questo stiamo svalutando il nostro patrimonio ogni giorno, basti pensare alle prime domeniche gratuite di ogni mese. Circa due anni fa Tomaso Montanari, in un’intervista, criticò il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini per l’iniziativa; la discussione verteva su un punto che io reputo essenziale: si deve superare l’idea che un solo giorno al mese, in cui i musei vengono inondati di gente, possa essere un buon modo per trasmettere la consapevolezza della nostra cultura e del nostro vastissimo patrimonio nazionale. Un museo pieno di gente, senza l’adeguata presenza di personale (la cui mancanza provoca spesso la chiusura di intere sale) è una bomba ad orologeria: nessuno vede niente, la quantità di persone nelle sale mette in serio rischio le opere in esposizione e, permettetemi di dirlo, molti visitatori sono lì perché è gratis, non perché sono curiosi di conoscere i grandi lavori esposti.

Dal 2001 molti musei statali inglesi sono completamente gratuiti per tutti
In foto l’entrata della National Gallery di Londra

Questo perché, come ho già sottolineato, siamo abituati alla bellezza. Per far fronte al problema, molti siti e musei si sono dotati di ulteriori mezzi per permettere al pubblico di godere gratis, o in forma ridotta, dei beni culturali in esposizione. Dobbiamo riavvicinarci al nostro patrimonio inserendolo nella nostra quotidianità e nella nostra cultura, ma non per una sola domenica al mese. Il Regno Unito dal 2001 ci insegna come la gratuità dei musei sia tutt’altro che svantaggiosa, ma una grande risorsa al livello sociale, economico, formativo e culturale. Tante sono le crepe su cui il nostro Stato incappa di fronte al suo tesoro più grande; mi chiedo, quindi, come possiamo noi giovani storici aspirare a conservare e promuovere il nostro patrimonio, se neanche chi è intorno a noi e chi ci governa considera, il nostro, un lavoro fondamentale per il proprio paese.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art 9 della Costituzione Italiana

© riproduzione riservata