Ha aperto i battenti lo scorso 13 dicembre la mostra curata da Alexandra Enzensberger: “Raffaello a Berlino. Le Madonne della Gemäldegalerie” che alla vigilia del cinquecentenario della morte dell’artista riunisce, in un compiaciuto omaggio alla grandiosa e poliedrica personalità di Raffaello Sanzio, sei delle sue primizie a tema mariano. Un momento celebrativo senza precedenti, insomma, che offre al pubblico un fedele spaccato della prima fase pittorica raffaellesca, precedente cioè al suo secondo soggiorno nella città eterna (1508) e al decisivo raggiungimento della fama che lo renderà internazionalmente noto.

Poste l’una accanto all’altra sulla parete purpurea della pinacoteca berlinese, per la prima volta, le Madonne del SanzioLa Madonna col Bambino fra i Santi Girolamo e Francesco; La Madonna Solly; La Madonna Terranuova corredata dal relativo cartone col volto; la Madonna Colonna e La Madonna Diotallevi proveniente dal vicino Bode Museum, instaurano un inedito rapporto dialogico con la celebre Madonna dei Garofani della National Gallery, vero e proprio ospite d’onore concesso in prestito per la prima volta dopo l’acquisizione nel 2004 da parte della galleria londinese.

Una prima monografica che mette in evidenza, accanto alla delicatezza tipica del primo registro espressivo dell’artista urbinate – palese reminiscenza del periodo lavorativo trascorso nell’atelier peruginesco – l’apprendimento delle rivoluzionarie lezioni fiorentine dei grandi geni del suo tempo (Leonardo e Michelangelo) coglibili soprattutto nei dettagli atmosferici dei paesaggi ripresi sullo sfondo e nella consistenza  plastica delle anatomie dei personaggi rappresentati.

Un chiaro fil rouge stilistico ed emotivo affiora da tutte le superfici pittoriche di questo corpus di opere riunite a Berlino e risiede nel tipo fisiognomico, nelle pose adottate, nella generale e pervasiva atmosfera di dolcezza che avvolge le figurazioni femminili, caratterizzate da un’aria carezzevole, lineamenti dolci, carnagioni pallide appena arrossate in corrispondenza delle gote.

Il loro giovane volto, dall’ovale tondeggiante, è incorniciato da capigliature biondo castane raccolte in acconciature morbide descritte capello per capello. Lo sguardo e’ abbassato, devotamente rivolto verso il piccolo figlio. Le mani affusolate sono spesso riprese adottando scorci inediti e perlopiù intente sorreggere il peso in continuo movimento del Bambinello. Anche la vivace e sgambettante tipologia di Gesù, corpulento e dalle pelli teneramente pieghettate caratteristiche della fase neonatale, ricorre fedelmente in ciascuna delle opere pittoriche esposte, con qualche lieve variazione nella scelta delle pose.

Un’iconografia della Vergine col Bambino, quella raffaellesca, destinata a lasciare una traccia indelebile tra le pagine della storia dell’arte rinascimentale, divenendo vero e proprio canone per gli artisti successivi.

Un modus pittorico “gentile, dolce, piacevole” che pare rispecchiasse perfettamente anche la personalità più intima di Raffaello, almeno così emerge dalle celebri parole – strabordanti di ammirazione – spese dal suo affezionato contemporaneo aretino Vasari – celebre autore delle Vite:

 

Raffaello Sanzio, Madonna Terranuova, Berlino, Gemäldegalerie. Fonte wikipedia.org

͔“Quanto largo e benigno si dimostri talora il cielo nell’accumulare in una persona sola l’infinite richezze de’ suoi tesori e tutte quelle grazie e’ più rari doni che in lungo spazio di tempo suol compartire fra molti individui, chiaramente poté vedersi nel non meno eccellente che grazioso Raffael Sanzio da Urbino. Il quale fu dalla natura dotato di tutta quella modestia e bontà che suole alcuna volta vedersi in coloro che più degl’altri hanno a una certa umanità di natura gentile aggiunto un ornamento bellissimo d’una graziata affabilità, che sempre suol mostrarsi dolce e piacevole con ogni sorte di persone et in qualunche maniera di cose.” (*Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, Ed. torrentiniana)

 

Quali migliori parole per ricordare – a quasi cinque secoli dalla sua scomparsa – il grande artista urbinate, indiscusso protagonista della scena artistica rinascimentale.

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