Una primizia confezionata nel segno del realismo della natura e del pathos dei sentimenti. Per la prima volta i due esimi protagonisti dell’arte europea del XVII secolo sono fianco a fianco nella mostra, allestita al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Apertasi il 15 ottobre, l’esposizione, che presenta una particolare curiosità, si concluderà il 19 gennaio. La curiosità riguarda il fatto che sebbene il Kunsthistorisches Museum possieda la raccolta più vasta di opere di Caravaggio fuori dall’Italia, non c’è mai stata su questo pittore un’esposizione così solenne in Austria. Una lacuna che i curatori da tempo volevano colmare. Finalmente l’intento è stato coronato da successo. I visitatori potranno dunque ammirare alcune delle tele più rappresentative di Caravaggio, dal “Narciso” al “Ragazzo morso da un ramarro”, dal “San Giovanni Battista al “Ritratto di Antonio Martelli”, cavaliere di Malta. Non meno significative le opere che richiamano il genio del Bernini: la “Medusa”, l’”Elefante con Obelisco”, nonché un busto del cardinale Richelieu e un modello per la scultura dell’”Estasi di santa Teresa”.

La scoperta dei sentimenti”: così recita il sottotitolo della mostra, con il dichiarato intento di porre l’accento su quella cifra stilistica che si specchia in un tumulto interiore destinato a prendere forma e sostanza sia attraverso il pennello (Caravaggio) che con lo scalpello (Bernini). L’animo umano, con i suoi tormenti, angosce e sussulti, rappresentò per entrambi un tema prediletto: lo confermano anche quelle opere che sembrano essere lontane da una dimensione propriamente spirituale. Tale rilievo è ancor più pregnante in Caravaggio: alcune sue tele sembrano privilegiare la definizione fredda di un oggetto o l’atteggiamento esteriore della persona (uomo o donna ). Eppure proprio nel momento in cui lo scavo interiore appare lontano dalle intenzioni dell’artista, esso s’impone: bastano, infatti, uno sguardo in tralice o ammiccante e la singolare prospettiva dalla quale inquadrare un oggetto a suggerire un’analisi, illuminante e incisiva, che squarcia la superficie per raggiungere le remote profondità dell’animo umano. “Siamo felici di avere qui a Vienna il nucleo più importante della pittura caravaggesca fuori dall’Italia”, ha affermato la curatrice Gudrun Swoboda nel presentare la mostra. Ma la vera peculiarità dell’iniziativa sta nel aver messo in dialogo due personalità che, sebbene diverse per stile e approccio al soggetto, condividono l’impegno, carico di entusiasmo, di scuotere i polverosi dettami della rappresentazione artistica della realtà sottraendola da pastoie vincolanti e vivificandola con la linfa di un’interpretazione densa di umori barocchi. Nel sottolineare il valore dell’esposizione, l’ambasciatore italiano a Vienna, Sergio Barbanti, ha dichiarato che essa celebra due geni della cultura universale, i quali hanno saputo trascendere le frontiere dell’Italia diffondendo il verbo dell’arte in tutto il mondo. Un’arte la cui attualità e il cui splendore non conoscono tramonto.

L’importanza della mostra si misura anche in virtù della statura di altre opere esposte, che non sono né di Caravaggio, né di Bernini, ma, di certo, nemmeno di artisti comprimari. Basti pensare, infatti, che a impreziosire l’esposizione – che dal 14 febbraio al 7 giugno si trasferirà al Rijksmuseum di Amsterdam – concorrono la “Strage degli innocenti” di Guido Reni e la “Maria Maddalena” di Artemisia Gentileschi, ovvero di uno de massimi esponenti del classicismo seicentesco e dell’unica donna artista che riuscì a entrare nella cerchia dei maestri pittori del XVII secolo. Il dipinto di “Maria Maddalena”, riscoperto solo nel 2011, e oggi di proprietà privata, viene esposto al pubblico per la prima volta. Insomma, un’altra primizia a suggellare l’evento.

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