Dino Valls (qui il suo sito ufficiale) nasce nel 1959 a Saragozza, dove si iscrive alla facoltà di medicina. Nonostante il gravoso impegno che richiedono i suoi studi, non abbandona mai la grande passione per il disegno e per la pittura. È proprio questo inesauribile amore per l’arte che lo spinge, una volta conseguito il dottorato nel 1982, a tralasciare la carriera medica per intraprendere quella artistica.

(*Avvertenza: le immagini seguenti sono consigliate ad un pubblico adulto)

Il ritratto dell’introspezione

La forma mentis scientifica rimane comunque fondamentale per comprendere il suo percorso artistico: proprio l’analisi anatomica diventa un metodo conoscitivo dell’animo umano. L’esternalità carnale dell’uomo si eleva infatti a specchio dell’interiorità. La dissezione fisica del corpo raffigura quindi un’analisi psicologica dell’intera esistenza.

È il turbamento a definire la dimensione assoluta di ogni opera e di riflesso, dunque, anche della vita umana. Questa inquietudine, come un’entità impalpabile, anima di forza semantica ogni elemento dell’opera. Tuttavia il pathos nella scena è solamente sottinteso, come fosse un grido straziante in un film muto. Inoltre la rigidità delle figure e delle composizioni contribuisce al presentimento di un’incombente quid negativo. In questa dimensione sospesa ogni cosa permane nel suo stato di potenza che, immobile, non si esplica mai in atto.

L’angoscia esistenziale dell’uomo contemporaneo

Come abbiamo già detto, gli occhi sgomenti dei protagonisti ci annunciano l’imminente arrivo di un tragico evento che sembra pietrificare il tempo e lo spazio. In più la staticità dell’opera, metafora dell’inettitudine umana, accresce l’inquietudine verso l’ignoto.

L’attesa trasforma così la paura in angoscia esistenziale, rilegando i protagonisti in uno stato di costante timore verso l’indecifrabile. In questo modo la narrazione si arricchisce di sottili note kafkiane che lasciano gli spettatori ancora più perplessi e desiderosi di conoscere la storia segreta di ogni dipinto.

Dino Valls dipinge così una metafora della vita dell’uomo contemporaneo, dando un volto all’incertezza che ha attanagliato le generazioni degli ultimi decenni. Le opere come i troppo repentini cambiamenti di questi anni sembrano aver privato gli uomini delle solide fondamenta di cui necessitano per affrontare un futuro sempre più instabile.

 

L’ermetismo mistico

All’indagine introspettiva dell’uomo contemporaneo, Dino Valls contrappone una personalissima interpretazione della fine pittura fiamminga. A differenza, però, della simbologia didascalica usata dai fiamminghi, i significati che si nascondono dietro gli oggetti dipinti sono per lo più a noi sconosciuti. Inoltre, il rimando a questa tradizione lontana nel tempo e nello spazio accresce ancora di più l’aura di mistero e misticismo che avvolge la sua intera produzione. In questa dimensione ermetica la narrazione è difficilmente codificabile, specialmente a causa del processo di decontestualizzazione operato dall’artista.

In questo modo i manufatti non sono più importanti di per sé, ma solo se presi cumulativamente. Il contrasto o la consonanza di oggetti simili o diversi destano nell’osservatore sentimenti discordanti. Per questo motivo la scelta delle diverse composizioni deve essere estremamente accurata per riuscire a smuovere le giuste corde emotive nel cuore dello spettatore. Le opere diventano così delle vere e proprie Wunderkammer, che raccolgono stranezze disturbanti di ogni genere: la meraviglia delle collezioni cinquecentesche lascia il posto a una disturbante repulsione.

La forza della ragione

Nonostante l’abisso che ci separa dal significato ultimo di ciascun manufatto, ogni dettaglio è curato da una raffinatezza intellettuale degna di uno storico. L’erudizione del maestro si rivela su diversi livelli: dalla peculiare tecnicità dei manufatti alla cura filologica di ogni titolo. La complessità simbolica di ogni opera necessita perciò di un eloquente bagaglio culturale per comprendere i rimandi e le citazioni nascoste. La conoscenza sembra quindi diventare l’unico mezzo conoscitivo della oscura realtà umana.

La razionale illogicità

La poetica di Dino Valls vede così due mondi antitetici collidere: la natura umana, intrinsecamente illogica e contraddittoria, e la volontà universale di razionalizzare ogni aspetto della vita. L’artista critica fortemente come la logica odierna, figlia della rivoluzione scientifica, cerchi costantemente di annullare l’impossibile della realtà. Sulle orme di un’arcana interpretazione gnostica della vita, in ogni sua opera ritroviamo l’interminabile lotta fra chiarezza della conoscenza e oscurità dell’animo. Questo dualismo rappresenta la fonte essenziale del dilemma umano, da sempre esorcizzato attraverso l’arte.

Dino Valls è capace di mostrarci la nostra realtà senza servirsi di nulla di vagamente realistico: reinventa il realismo distruggendo completamente il concetto di realtà.

 

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