Solo in Francia sono ancora duemila le opere che cercano di essere restituite al proprio legittimo proprietario, ma il perseguimento di questo obbiettivo non è una questione affatto semplice. Dal 1945 sono passati quasi 75 anni, eppure i magazzini del Louvre, come tanti altri nel resto d’Europa, possiedono la triste testimonianza della deportazione e della spoliazione ebraica, sottoforma di opere d’arte. Ed è per questo motivo che l’istituzione francese ha promosso questa iniziativa, dedicandole due sale espositive del noto museo, al fine di mostrare al pubblico le opere trafugate, nella speranza che qualcuno, ammirandole, possa riconoscere in esso qualche dettaglio, qualche oggetto che possa fargli tornare alla mente alcuni ricordi d’infanzia. Ammirevole operazione che però, con il passare degli anni, si sta rivelando sempre più difficile, soprattutto perché molti degli eredi non sono a conoscenza di ciò che è appartenuto alle proprie famiglie.

Il Louvre di Parigi

Sébastien Allard, Direttore del Dipartimento di Pittura del Louvre, sottolinea la complessità dell’attribuzione, facendo notare che “le persone devono provare che l’opera sia appartenuta ai loro familiari. Devono ritrovare o delle vecchie foto di famiglia o raccogliere delle testimonianze. Queste ricerche possono durare anche alcuni anni”.

Nel 1944 venne istituita una commissione per rintracciare i proprietari delle opere rubate dai tedeschi durante il secondo conflitto mondiale. Si conta che solo in territorio francese siano stati presi più di 100mila oggetti tra quadri, libri e preziosi di ogni genere per essere portati in Germania o in Austria. Di questi beni ne sono stati recuperati circa 61mila, di cui 45mila sono stati restituiti, 13mila venduti e 800 dipinti dati al museo del Louvre. I musei francesi conservano ancora centinaia di opere rubate e ognuna di esse è catalogata attraverso un codice di appartenenza: MNR, ovvero Musée Nationaux Récupération, l’acronimo che il governo francese ha utilizzato per identificare l’insieme di tutte queste collezioni, aventi tutte il medesimo destino.

Purtroppo la scoperta di ingenti quantità di beni confiscati durante il periodo bellico non è circoscrivibile solamente agli imminenti anni del dopoguerra: l’ultimo importante ritrovamento di opere razziate dai nazisti, infatti, risale al 2013 quando a Monaco di Baviera, in un appartamento del figlio di un collezionista, è stato ritrovato un vero e proprio tesoro, costituito da oltre millecinquecento pezzi, tra quadri e altre opere, di artisti del calibro di Picasso, Matisse, Chagall e Renoir.

A riprova del fatto che l’ingegnosa macchina saccheggiatrice mossa per mano dei nazisti in tutta Europa era il frutto di un acuto ingegno diabolico che, ahinoi, con scarse probabilità troverà completamente giustizia.

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