Il prossimo tema su cui si concentra il nostro format Parole Correnti (data dell’incontro da definire a causa dell’emergenza Coronavirus) è “Ecosostenibilità”: analizziamo dunque le opere di un particolare artista austriaco che tratta di questa tematica. Il multidisciplinary artist Alper Dostal infatti ha immaginato l’ipotetico effetto dei cambiamenti climatici su alcuni dei più grandi capolavori della storia dell’arte. Per la sua “Hot Art Exhibition” ha realizzato una serie di rappresentazioni tridimensionali che mostrano gli effetti del surriscaldamento globale su alcune delle tele più celebri al mondo. Vediamo così “La notte stellata” di Van Gogh, “Guernica” di Picasso, “L’urlo” di Munch sciogliersi come neve al sole davanti ai nostri occhi.

Alper afferma che la sua più grande ispirazione deriva dalla vita di tutti i giorni. L’idea per la sua mostra del 2019 deriva proprio da un’insolitamente calda estate nella sua città, Vienna. Ebbene, cosa trattare di più quotidiano se non gli effetti del surriscaldamento globale? Il pianeta sta cambiando e non servono i notiziari a mostrarcelo: l’inverno mite come la primavera e l’estate piovosa quanto l’autunno dovrebbero essere per noi dei segnali di allarme. Abbiamo infatti dato vita a un circolo vizioso destinato ad aggravarsi sempre di più, di cui noi siamo carnefici e allo stesso tempo vittime. Non è però così aspra la denuncia di Dostal, che vuole mantenere un distaccamento ironico e sarcastico dalle implicazioni politiche. Come dice lui stesso: “voglio descrivere il mio lavoro come estetico, un po’ bizzarro, umoristico e con un goccio di sarcasmo, che spesso nasconde una storia”.

Ebbene, la storia di cui tratta la conosciamo tutti, eppure in pochi sembrano comprenderla a pieno. Le opere di Dostal sono solo l’ennesimo tentativo del mondo dell’arte di richiamarci a una presa di coscienza sulla questione climatica.

Sono proprio i giovani, i diretti interessati che dovranno fronteggiare questo problema, cambiando radicalmente il sistema. I quadri d’artista diventano, inoltre, una metafora per rappresentare le opere d’arte naturali che negli ultimi anni stanno crollando davanti ai nostri occhi. Interessante poi, è notare come il fittizio decadimento delle opere umane (come i capolavori proposti da Dostal) turbi maggiormente gli animi rispetto alla struggente realtà della natura che soccombe.

Dostal però non vuole catalizzare l’attenzione solo sui pericoli che gravano sul mondo naturale, ma anche sui cambiamenti che essi comportano rispetto al patrimonio antropico.

Ben poco si parla infatti dei rischi cui il nostro patrimonio culturale va incontro, con l’aggravarsi del problema climatico. È facile immaginare i danni causati dall’innalzamento della temperatura, dall’aumento delle piogge, dall’intensificarsi dalle radiazioni dovute ai raggi solari su monumenti che da millenni sono esposti alle intemperie, come statue e palazzi. Il fattore più preoccupante però è il pericolo sempre più alto che grava sulle opere custodite dentro musei ed edifici. L’innalzamento della temperatura e il conseguente aumento dell’umidità minacciano materiali delicati come legno e carte, soprattutto per la creazione di muffe, che possono attaccare anche marmi e intonaco.

Lo sconvolgimento climatico operato dall’uomo sembra, dunque, quasi governato da una legge del contrappasso, che priverà l’umanità di tutta la bellezza che ha creato.

“La notte stellata” di Alper Dostal (Courtesy of Alper Dostal)

Non tutti però sono ciechi davanti allo scenario attuale. Da alcuni anni ormai è in azione un importante progetto europeo che coinvolge ben 40 istituti nazionali. Il Climate for Culture ha elaborato un Atlante immenso, che raccoglie la valutazione dei rischi, causati dalla questione climatica, sul patrimonio culturale del vecchio continente. Dopo lo studio diretto e meticoloso di centinaia di monumenti, sono stati creati dei modelli fisici che permettono di fare previsioni sulle condizioni strutturali nel lungo periodo. L’irriducibile team ha così creato più di 55.560 mappe europee che forniscono un quadro globale del processo di degradazione del patrimonio fino al 2100. In questo modo è più facile contrastare le minacce incombenti.

Ancora una volta l’arte ci mette di fronte alle nostre responsabilità spingendoci ad agire contro gli effetti del surriscaldamento globale in modo attivo e determinato.

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