Sono disegni realizzati a tarda notte, dopo una lunga giornata di lavoro e dopo aver frequentato corsi di pittura tanto istruttivi quanto logoranti: tali disegni, in tutto quattordici, composti da Alfred James Munnings, pittore inglese (1878 – 1959), sono stati “riscoperti” in questi giorni negli archivi della scuola d’arte di Norwich e saranno messi in mostra, per la prima volta, nell’East Gallery della città dal 7 al 17 febbraio: faranno poi parte di un’esposizione più ampia che si terrà nel 2019 per celebrare il sessantesimo anniversario della morte dell’artista, noto soprattutto per aver dipinto, con somma maestria, gli animali (in particolare i cavalli), e per aver elaborato una graffiante critica del modernismo nell’arte.

Alfred James Munnings, 1878-1959, “BRITISH MARJORY (GIRL ON HORSEBACK)” – Courtesy: sothebys.com

“Si tratta di disegni eccellenti, tanto più meritevoli di lode perché composti da una mano ancora acerba”, dichiara Caroline Fisher, curatrice della mostra. Si parla di riscoperta perchè queste composizioni giacevano già da tempo negli archivi della scuola d’arte di Norwich senza però che venisse dato loro – a onta dei critici e degli studiosi d’arte – il giusto e doveroso rilievo. Tali composizioni sono molto semplici: l’artista riesce con pochi e sobri tratti a delineare la sagoma dell’animale. Una semplicità che si fa tanto più apprezzare perché si pone come elemento distintivo di un artista ancora in erba che, sicuro del proprio talento, non sentiva l’esigenza di ghermire l’attenzione della critica e del pubblico con composizioni più vistose e appariscenti.

A. J. Munnings nel suo studio in una foto d’epoca – Fonte: artfund.org

Munnings fu presidente della Royal Academy e in tale veste pronunciò, nel 1949, un discorso da molti giudicato “infausto”, in cui attaccò il modernismo nell’arte: una critica feroce e incontrollata che finì per investire artisti del calibro di Picasso e Matisse, definiti da Munnings, con una buona dose di irriverenza, “sciocchi imbrattatele”. Di tale movimento Munnings contestava in particolare l’assioma secondo cui tutte le arti dovevano porsi sullo stesso piano, senza gerarchie e posizioni di privilegio o subalternità. Da tale principio, secondo il pittore inglese, derivava un’integrazione malsana e inquinante, a detrimento della purezza e specificità di ogni singola arte. E lui che aveva fatto della linea pura, chiara eredità raffaellita, l’architrave della sua pittura, non poteva non sentirsi minacciato e tradito da una concezione che rischiava, come egli stesso ebbe a dichiarare, “di mischiare, con conseguenze tragiche, le carte in tavola”.

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