Aperta al pubblico dal 1998 grazie alla Heritage Lottery Fund, questa piccola e preziosa collezione di arte italiana, è conosciuta a livello internazionale per il suo nucleo di opere futuriste che include opere di Boccioni, Modigliani, Carrà e Severini nonché di arte figurativa e scultura risalente al 1890-1950. Punta di diamante della collezione, Idolo moderno, è un’opera autografa del 1911 di Giacomo Balla che simbolicamente prelude al Futurismo, prima avanguardia a livello internazionale.

Fonte: artribune.com

La collezione fu messa insieme nel corso di decenni dalla passione per l’arte italiana dello scrittore americano Eric Estorick e sua moglie Salome Dessau a seguito di numerosi e frequenti viaggi in Italia. Essa si compone di circa 80 pezzi e, esposta in importanti mostre fin dal 1954, include una preziosa e fragile opera di Medardo Rosso, disegni e bozzetti di Emilio Greco, Giacomo Manzù e Marino Marini,questi ultimi notevolmente apprezzati dalla critica recente ed inseriti a pieno titolo nella produzione scultorea italiana del secondo ‘900.

Il programma della collezione continua però ad affrontare artisti, movimenti e autori per interrogarsi nei riguardi della cultura italiana con frequenti mostre e collaborazioni internazionali.

La mostra “Fausto Melotti Counterpoint”

Con la mostra ”Fausto Melotti Counterpoint” dal 16 gennaio al 7 aprile 2019, la collezione si pone l’obiettivo di indagare il metafisico lavoro di questo importante artista del Novecento italiano, celebre in Italia, ma ancora stranamente poco conosciuto nel Regno unito.

Organizzata in collaborazione con la Fondazione Fausto Melotti di Milano, l’esposizione offre ai visitatori lavori di piccole e medie dimensioni che coprono l’intero arco della sua carriera, dal 1930 al 1980 circa; lavori non solo carichi di senso, di misura e precisione, ma anche cospicua testimonianza di spirito poetico accuratamente calibrato e carico di esuberanza creativa, lavori che furono d’ispirazione anche per italo Calvino nella stesura del suo capolavoro, “Le città invisibili”.

Hanging garden (Giardino pensile), 1970, acciaio insossibabile ed ottone zincato. Coutesy: Fondazione fausto Melotti and Hauser&Wirth

L’opera scelta per aprire al pubblico la figura di Melotti è Hanging Garden o il giardino nascosto. In prima pagina per il pieghevole dedicato alla mostra il giardino metallico di Melotti, la scultura metallica si impone con una narrativa poetica e armoniosa composta da una moltitudine di materiali, in cui l’inserimento di trame diverse suggerisce una visione del movimento, infondendo alla composizione una notevole leggerezza e rarefazione. La esile ma salda scultura compone insieme sfere e lame metalliche che  raccontano di luoghi invisibili ed inaccessibili all’occhio umano in cui si coglie un mondo antico, lunare e vicino a quello immaginato da Alberto Giacometti. Con un’operazione contrappuntistica la mostra svela l’indipendenza artistica di alcune opere della sua carriera, che in relazione tra loro, svelato la figura multidisciplinare dell’artista trentino.

Le opere in mostra  possiedono quella trasparenza sociale che si apre al dialogo, alla discussione e a quella forma di negoziazione interumana che si gioca durante il percorso; frasi celebri del maestro installate tra le opere guidano infatti l’osservatore nella percezione del primordiale concepimento di queste opere.

I sette savi (un elemento), 1960, gesso. Courtesy: fondazione Fausto Melotti e Hauser&Wirth

A fare gran mostra di se nella prima sala vi è istallata, esule, una delle statue in gesso de I Sette Savi. Il gruppo scultoreo nacque da una lunga gestazione. Fu concepito infatti come un insieme di 12 gessi per la sala intitolata “Coerenza dell’uomo” della VI Triennale di Milano del 1936. Di queste, sopravvissero intatte solo sette sculture e questo stesso numero portò Melotti a non voler riprodurre le figure perdute. La poetica del caso e i danni della guerra vengono assorbiti nella poetica di Melotti, l’opera infatti, ridatata al 1960 acquisì un nuovo senso. Facendo riferimento alla magia del ‘sette’ che si ritrova in tanta parte della cultura: l’ordine dell’universo secondo la matematica antica, i Sette contro Tebe e la ricorrenza del numero nel pensiero greco, le Sette Odi arabe, le sette meraviglie del mondo, nel cristianesimo i sette peccati capitali, i sette sacramenti, i vizi e le virtù, e così via fino ai “Sette messaggeri” di Dino Buzzati. Di questo ricco repertorio visivo non vi è però accurata descrizione nelle didascalie esplicative che accompagnano le opere.

Il leone amico, 1960, ottone. Courtesy: fondazione Fausto Melotti e Hauser&Wirth

A testimonianza di un forte senso creativo e giocoso nell’opera di Melotti vi è in mostra Il leone amico, opera del 1960, in ottone, che rende il re della giungla un placido elemento filiforme e sospeso vicino alle piccole sculture circensi di Alexander Calder.

La sposa di Arlecchino, 1979, ottone, gesso, tessuto e pittura su carta. Courtesy: fondazione Fausto Melotti e Hauser&Wirth

Un’opera di medie dimensioni che pone l’accento sul carattere multimaterico dell’artista è La sposa di Arlecchino, opera del 1979, costituita da ottone, gesso, tessuto e pittura su carta, materiali disomogenei che composti assieme mettono su una sottile opera dedicata al mondo della commedia con presenze filiformi e vuoti che rimandano ad una processione ritualeLe malinconiche e assottigliate figure rinviano ad antiche divinità di realtà frammentate, sulla soglia della solidità della figurazione e l’immaterialità dell’astrazione.

L’allestimento della mostra guida l’osservatore in un percorso lineare e semplice che si snoda negli ambienti al piano terreno di servizio della villa georgiana. Il percorso si compone di sale che dispongono di illuminazione a lucernario, inutilizzata in questo caso poichè presente una forte  e diffusa illuminazione artificiale attraverso faretti a binario regolabili di intensità e posizione. La luce risulta calda e ben calibrata attorno alle singole opere esposte, che sono rese ancora più delicate dalle ombre delle più grandi sculture filiformi che si stagliano sulle pareti bianche delle sale.

Tutte le opere risultano prive di distanziatori o teche in plexiglass, malgrado in alcuni casi vi possa essere la necessità per questioni di deperibilità dei materiali. Ciò permette però un confronto più intimo e sentito con l’opera del Melotti.

Con un calendario ricco di eventi, malgrado le piccole dimensioni del luogo, la collezione indagherà la scultura dell’artista attraverso talk che vedono la presenza della curatrice Giovanna Nicoletti e l’ospitalità di professori di linguaggio, musica e di letteratura italiana.

 

Chi era Fausto Melotti

Fonte: panorama.it

Nato a Rovereto, Melotti inizialmente studiò matematica e fisica all’università di Pisa prima di laurearsi in ingegneria elettrica al politecnico di Milano nel 1924. Duranti questi anni di formazione non abbandona però il pianoforte e la scultura, che continua a studiare parallelamente all’accademia di Brera; in quegli anni si formò accanto allo scultore Adolf Wildt e incontrò il padre dello spazialismo Lucio Fontana, con cui stringerà una solida amicizia negli anni a venire. Questo forte legame si testimonia in mostra attraverso l’opera In memoria del mio amico Lucio, lavoro su carta del 1968, carico di rapida gestualità, bicromatico e meditativo. L’attività artistica di Melotti abbraccia un gran numero di discipline, tra cui la ceramica e la sua matericità, presente in mostra attraverso l’opera in ceramica smaltata che indaga la figura onirica di Orfeo, datata 1945, e sospesa nella candida spazialità delle sale. L’opera è inoltre testimonianza dell’amicizia con l’architetto italiano Gio Ponti e del suo periodo di lavoro nella fortunata fabbrica della Richard Ginori.

Orfeo, 1945, ceramica invetriata. Courtesy: fondazione Fausto Melotti e Hauser&Wirth

Melotti aderisce negli anni seguenti al movimento abstration-creation, producendo dagli anni ’30 un cospicuo numero di sculture fortemente geometriche legate ai principi matematici e musicali; da qui il legame con ”Contrappunto” che diviene per l’occasione titolo dell’esposizione. Durante il secondo conflitto mondiale il suo lavoro diviene più delicato e fine, incorporando fili e trame metalliche con una produzione più sinuosa e concettuale.

 

Luogo

Estorick collection of modern italian art, 39a Canonbury square, Londra

 

Date

16 gennaio- 7 aprile 2019

 

Orari

mercoledì-sabato ore 11:00-18:00

domenica ore 12:00-17:00

Chiuso il lunedì e il martedì

ore 11:00-21:00 il primo martedì di ogni mese

 

Biglietto

itero: £7.50

Ridotto: £5.50

Gratuito per studenti con valido documento universiario e under 16

 

Sito web

www.estorickcollection.com

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