Ai due eccelsi maestri della pittura del ventesimo secolo, al contempo divisi da un’aspra rivalità e accomunati da una profonda stima reciproca, è dedicata la mostra – allestita al museo Matisse di Nizza dal 23 giugno al 29 settembre – “Matisse et Picasso, la comédie du modèle”.

Locandina della mostra “Matisse et Picasso, la comédie du modèle” al Museo Matisse di Nizza

L’ultima volta che questi amici-nemici erano apparsi insieme risale al 2001, in occasione di una sontuosa esposizione che fece tappa a Londra, a New York e a Parigi. Fu proprio a Nizza e nei dintorni, a Vallauris e a Vence, che Matisse e Picasso si frequentarono regolarmente a partire dagli anni Quaranta, trovando entrambi in questo spazio mediterraneo l’ispirazione per le loro opere. E’ a partire dalla commedia del modello, come la definisce lo scrittore francese Louis Aragon nel suo “Henri Matisse, roman”, che la mostra intende mettere in luce quella che fu senza dubbio una delle più fruttuose emulazioni artistiche del Novecento. Quello tra i due artisti, che non facevano economia, nei riguardi dell’altro, né di elogi né di offese, è stato un sottile e avvincente gioco di specchi: nessuno dei due uscì in realtà vincitore da questa battaglia combattuta senza esclusione di colpi. Ma a beneficiarne è stata senza dubbio l’arte, che si è venuta arricchendo di capolavori, frutto anche della caparbia volontà dei due contendenti di primeggiare sull’altro e dunque di esprimere al massimo grado le proprie potenzialità e i propri talenti.

Una vista della città di Nizza dall’alto

L’esposizione si articola in quattro sezioni tematiche. In tutto sono presentate al pubblico 150 opere tra Matisse e Picasso: alcune provengono da istituzioni pubbliche, altre da collezioni private. Vi è poi una sezione fotografica che mette in parallelo le immagini dei due artisti nel loro atelier per mostrare le differenze e le similitudini degli ambienti in cui operavano. Il percorso è completato da una presentazione di documenti e corrispondenze, cataloghi, riviste e film che permetterà di illustrare, anche nel dettaglio, la storia della loro movimentata relazione.

Pablo Picasso, Vecchio cieco e ragazzo, 1903, olio su tela, Museo Puškin, Mosca

Picasso e Matisse si erano conosciuti durante il “periodo blu” dell’artista spagnolo, caratterizzato da una profonda depressione che sulla tela si esprimeva nella raffigurazione di mendicanti e di ciechi dai corpi emaciati e dall’aria malinconica. La presenza di Matisse fu per Picasso come una boccata d’ossigeno, essendo il pittore francese una personalità dinamica e ricca di brio, per quanto anch’egli non fosse esente da fisime e da attacchi di panico . Picasso – gesto non da poco, visto che era molto selettivo nonché diffidente – accolse Matisse nel suo studio, avviando così un sodalizio artistico che cominciò a eclissarsi quando il genio spagnolo cominciò a intuire, o meglio a temere, che quel “balzano francese”, come lui lo definiva, lo stava superando in bravura ed estro. E quando uno dei critici più acclamati del tempo, Leo Stein, vide “Le Bonheur de vivre” (una tela di Matisse raffigurante una visione radiosa dell’Arcadia), dichiarò che quel quadro rappresentava “l’opera più importante dei nostri tempi”. Tanto che lo acquistò per poi appenderlo in casa. Tale fatto segnò due destini: l’ingresso ufficiale di Matisse nell’empireo degli artisti e l’alba dello sfilacciamento del suo rapporto con Picasso che diceva di vedere nei quadri del suo ex amico una mortificazione del suo talento per compiacere i critici benpensanti e per confermarsi alle deprimenti e grette esigenze di mercato.

Henri Matisse, Le bonheur de vivre, 1906, Barnes Foundation, Philadeplhia

Quelle di Picasso e di Matisse furono personalità opposte: turbolento e vulcanico il primo, mite e umile il secondo. Picasso veniva da una famiglia povera, Matisse da una famiglia borghese. Tante furono le donne che animarono e scombussolarono la vita dell’artista spagnolo: il pittore francese fu sposato solo con una donna. Sul piano artistico, al di là delle differenze relative ai dettagli (ovviamente sempre importanti e significative), si riscontra una diversa visione. Quella di Matisse fu una rivoluzione cromatica: l’unico modo che ha l’arte per innovarsi è allontanarsi dalle forme e abbandonarsi al colore, affermava il maestro francese. Per il maestro spagnolo, invece, è importante, anzi fondamentale la forma, nonché la monotonia del blu, cui egli affida la missione di comunicare la tristezza dei personaggi che popolano le sue tele. E nello stabilire un raffronto tra i due artisti non può non spiccare la differenza tra la “spigolosità” delle figure di Picasso e la “flessuosità” di quelle dipinte da Matisse.

Esemplari, in merito, sono “Les Demoiselles d’Avignondell’artista spagnolo, dove le figure sembrano spezzarsi e frantumarsi, e “La Danza” di Matisse, in cui i corpi sembrano, invece, fluttuare nell’aria nel segno di un’armonia morbida, sinuosa e ricca di grazia.

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