Fino al prossimo 26 maggio sarà visitabile a Basilea, in Svizzera, la nuova mostraIl giovane Picasso, la mostra più ambiziosa e costosa mai organizzato dalla Fondation Beyeler, nella sede fondata dai coniugi Beyeler e progettata dall’architetto italiano Renzo Piano: per la prima volta vengono infatti riunite ben 75 opere fra dipinti e sculture, delle oltre 45.000 realizzate in 90 anni di vita, del Periodo Rosa e Blu di Pablo Picasso.

Questa mostra si concentra infatti su un periodo molto limitato ma fondamentale per lo sviluppo artistico successivo dell’avanguardista: per la prima volta viene mostrato al pubblico un lato espressivo molto diverso di Picasso, rispetto a quello comunemente noto al grande pubblico, un momento di transizione dalla canonica e perfetta arte accademica alle caotiche avanguardie del ‘900. Non mancano tuttavia delle opere che testimoniano la nascita del cubismo, datate intorno al 1907, appartenenti alla collezione picassiana propria della Fondazione Beyeler, prima fra tutte un significativo studio preparatorio del celeberrimo “Les Demoiselles d’Avignon” considerato il quadro che ha dato vita al cubismo.

Pablo Picasso, “La vita”, 1903

Pablo Picasso nasce infatti nel 1881 a Malaga, nel sud della povera regione dell’Andalusia, figlio primogenito di un pittore di discreta fama e insegnante presso l’Accademia di Belle Arti. Fin da piccolo dimostra un talento innato e, guidato dal padre allo studio delle tecniche pittoriche classiche, si iscrive all’Accademia aspirando a diventare un pittore professionista.

Nel 1901, ad appena 19 anni, il suicidio di un suo caro amico per un amore non corrisposto, Carlos Casagemas, lo turba intensamente, tanto da influenzare profondamente le sue opere, mostrando per la prima volta i tratti originali della sua poetica: nasce così il famoso Periodo Blu che si concluderà nel 1904. Le tele sono dominate  da un uso monocromatico del blu, in tutte le sue sfumature possibili, in ragione della sua forte valenza espressiva e soprattutto psicologica, con toni freddi e spenti. Dipinge per lo più ritratti, riducendo al minimo gli elementi decorativi, per sottolineare la solitudine umana davanti a una realtà che lentamente ci abbandona a noi stessi, trattando temi quali la miseria, la vecchiaia, la malattia e l’instabilità. I soggetti sono per lo più ricercati tra i reietti della società del tempo: poveri, emarginati, esiliati, mendicanti che, sebbene rappresentati insieme in un medesimo dipinto, non interagiscono mai l’uno con l’altro, rimanendo isolati. La perfetta combinazione di questi elementi   contrassegna   una serie di dipinti molto malinconici e  cupi, che inducono tristezza nell’osservatore più attento e sensibile.

Pablo Picasso, “Acrobata e giovane arlecchino”, 1905

Nel 1904 il giovane pittore si trasferisce stabilmente a Parigi, la capitale per eccellenza del panorama artistico e culturale dell’epoca, nel quartiere di Montmatre, dove conosce moltissimi artisti che, come lui, cercano di affermarsi nell’ambiente e nel circolo pittorico del tempo. Sono anni molto sereni per il giovane Picasso che finalmente vede realizzarsi le sue aspirazioni in un clima culturalmente molto attivo e stimolante. Al Bateau-Lavoir, l’atelier in cui soggiorna Picasso, si riunisce regolarmente una compagnia, soprannominata la “Bande à Picasso”, di cui facevano parte pittori come Andrè Derain, Maurice Denis, Max Jacob e poeti quali Andrè Salmon e Guillaume Apollinaire, con cui strinse forti legami d’amicizia.

Oltre che agli amici trova anche l’amore: Fernande Olivier, una giovane fanciulla la cui bellezza affascina a tal punto il giovane Picasso da ritrarla in oltre 60 ritratti nei sette anni di convivenza successivi. È un periodo molto felice e spensierato, nonostante la costante mancanza di denaro, all’insegna del divertimento trovato nei locali di Montmatre fra i piaceri dell’alcol e dell’oppio.

Così, lentamente, la malinconia dei colori blu – così radicata nell’animo dell’artista spagnolo – lascia il posto ad un mondo che i suoi occhi vedono ormai sempre più rosa. Picasso abbandona progressivamente i toni del blu, divenuti ormai troppo freddi e tristi, per ricorrere ad una tavolozza dai colori più caldi e delicati: nasce quindi il Periodo Rosa che si protrarrà fino al 1907, anno canonicamente attribuito all’inizio del cubismo.

Pablo Picasso, “Famiglia di Arlecchino con scimmia”, 1905

Le sfumature chiare insieme ai tratti morbidi e sinuosi del disegno creano un paradiso idilliaco, sospeso fra la realtà e la fantasia, ispirato al mondo del circo popolato da acrobati, ballerine, bambini e arlecchini. L’elemento centrale della solitudine, ribadito in modo quasi ossessivo nelle opere del Periodo Blu, lascia il posto al tema della famiglia e della maternità, che ispira molti suoi dipinti. I soggetti, vivaci e spensierati, sono immortalati in danze, teneri abbracci e intimi momenti di vita quotidiana. Sebbene sia un periodo di particolare serenità, non viene mai espressa una gioia pura e totalizzante, ma mantiene invece sempre una lieve malinconia all’interno di ogni quadro. Inoltre, col tempo, Picasso matura un aspetto sempre più sensuale nelle sue opere, ritraendo nudi femminili molto seducenti.

Una mostra inedita quindi, quella di Basilea, che pone l’attenzione sul periodo giovanile del grande Picasso, meno noto al grande pubblico, ma comunque denso di poesia e di sentimenti.