Ivan Alifan è un giovane artista russo figlio della talentuosa Anna Razumovskaya, nato nel 1989 a Rostov on Don, una città portuale nella Russia sud-orientale. Ormai è riconosciuto a livello mondiale per il suo talento. Dopo aver frequentato la OCAD university in Canada e aver partecipato a un concorso per approfondire a Firenze lo studio del disegno e della pittura, ha infatti esposto le sue opere in città importanti come New York, Toronto, Londra, San Pietroburgo e Firenze.

La sua serie più importante è sicuramente “Not Milk“, in cui il suo obiettivo è quello di ricreare l’impossibile  rimanendo comunque nella sfera del possibile, come lui stesso ci spiega:

L’arte va oltre una semplice immagine di percezione e creatività. L’arte è parte del passato, del presente e del futuro, dove ognuno può interpretare ciò che vede.

Nella sua poetica è infatti implicito come la stessa opera d’arte appaia diversa agli occhi di due diversi osservatori: non è più la vista la diretta interessata di un’opera, ma la nostra mente. Ogni persona vede ciò che il suo bagaglio formativo, culturale ed emotivo in quel momento le permette di vedere, concentrandosi su particolari che potrebbero passare inosservati a qualcun’altro. Secondo questo ragionamento è quindi sempre la sensibilità dell’osservatore a provocare una reazione davanti all’opera d’arte che, per quanto possa rappresentare un soggetto disdicevole, non vuole trasmettere alcuna considerazione morale, mantenendo una soggettività e un distacco tipico del realismo.

“Paradise”, 2017, fonte: www.ivanalifan.com

Tutti i suoi dipinti infatti presentano elementi sessuali molto ambigui, ma quasi mai totalmente espliciti, in modo tale che sia lo spettatore stesso a domandarsi se ciò che sta guardando sia effettivamente frutto della sua immaginazione o meno.

Le sue opere sono per lo più incentrate sulla figura umana con l’intenzione di indagare la sfera del desiderio sessuale e dell’intimità con una nuova prospettiva che modifica la tradizionale concezione del classico ritratto.

Inoltre l’influenza dell’arte barocca russa, tipica dei palazzi costruiti a San Pietroburgo durante il regno di Pietro il Grande, e del rinascimento italiano fiorentino, entrambi modelli centrali durante la sua formazione, sono riscontrabili nella ricchezza di dettagli e nell’attenzione per la maniacale resa perfetta della figura umana e della prospettiva.

I diversi soggetti  della serie “Not Milk” si contraddistinguono perché sono sempre ricoperti da una cascata liquida molto densa e brillante, circondati da gelati sciolti e dolciumi, in un mondo idilliaco che sembra frutto del sogno di un bambino. Così, la composizione molto studiata ed equilibrata, con immagini in posizioni statiche ma che danno un forte senso di dinamicità, risulta essere nel complesso molto fine e delicata, da equiparare quasi alle antiche statue classiche in marmo.

Anche i colori sono molto evocativi e, sebbene varino da dipinto a dipinto, mantengono sempre una base di turchesi e rosa molto freddi e brillanti, con una resa estremamente realistica delle superfici dei diversi materiali che, in certi casi, diventano un vero e proprio esercizio virtuosistico.

Allo stesso tempo il colore è dato in modo molto materico, con una tecnica quasi impressionista caratterizzata anche dall’uso dei colori ad olio, non solo usando pennelli e spatole ma, in modo totalmente originale, con l’aiuto di una sac à poche o direttamente dal tubetto di colore, creando vere e proprie sculture di tintura pura che sporgono dal quadro in alto e basso rilievo.

Un’altra tecnica sperimentale che ha usato in diverse opere è quella di creare uno spesso strato di colore che poi si va a staccare dalla tela vera e propria, creando un foglio di tintura pura, facile da increspare e addirittura piegare. Un espediente usato in modo ingegnoso èer esmpio nell’opera in cui vengono vengono giustapposte le immagini della Casa Bianca, emblema culturale degli Stati Uniti, e la cattedrale di San Basilio, edificio storicamente associato alla Piazza Rossa simbolo dello stato russo, per rivelare quanto in fondo i due regimi, all’apparenza opposti, non siano così diversi.

La Casa Bianca è rappresentata sul foglio di colore che viene giustapposto sulla tela vera e propria su cui è dipinta la cattedrale di San Basilio, fonte: www.ivanalifan.com

Però è sicuramente la serie intitolata “The hands study” la più esplicita e allo stesso tempo delicata, ispirata alla celebre opera “L’origine du monde” di Gustave Courbet, con una forte matrice realista: ogni opera della serie infatti rappresenta in primo piano un bassoventre femminile che occupa l’intero spazio della tela, oscurando però l’esplicita nudità.

L’artista affronta un tema che ancora tutt’oggi è considerato un taboo, come la masturbazione femminile, in modo del tutto esplicito senza però ricadere nel volgare. Il vero intento, rivendicato anche dal titolo “The hands study” che non allude a nessuna ambiguità, è infatti quello di presentare il sesso come un atto del tutto naturale, in nessun modo disdicevole o vergognoso, con l’obiettivo di abbattere le diverse convenzioni sull’immagine del nostro corpo che la società propone come moralmente indecorose e inopportune.