Da sempre gli spazi chiusi sono stati privilegiati nel ruolo di tutela, promozione e diffusione delle più svariate forme d’arte. Tuttavia, a partire dagli anni ‘70, soprattutto in America, queste hanno cominciato a farsi strada anche al di fuori dei tradizionali luoghi espositivi. Da qui un crescente interesse nei confronti di street art e public art, tanto che la possibilità di imbattersi in opere d’arte sul suolo cittadino non rappresenta più una novità.

La public art

In particolare, con il termine arte pubblica, si intendono quelle opere realizzate al di fuori di musei o gallerie, con l’intento di offrire ad un pubblico più ampio la possibilità di entrarvi in contatto. La public art comprende molteplici forme d’arte che vanno dalla scultura ai murales, dai mosaici alle installazioni, tutte accomunate da caratteristiche quali accessibilità, posizionamento in un luogo pubblico, finanziamento ad opera di enti pubblici o privati, e maggiore coinvolgimento della comunità. Proprio per queste ragioni, essa differisce dalla sempre più diffusa e apprezzata street art, che si contraddistingue per una maggiore indipendenza da parte del singolo artista.

Le opere di public art sono in grado di rafforzare la consapevolezza dei cittadini, i quali ricoprono talvolta un ruolo attivo nel processo creativo di produzione delle stesse. Quindi, non solo gli artisti e le istituzioni culturali vengono coinvolti, ma anche la comunità e le diverse organizzazioni: l’arte pubblica entra a far parte del contesto sociale e urbano, portando anche una rivalutazione territoriale.

Ma che cosa accade quando un’intera mostra diventa di dominio pubblico, spostandosi al di fuori dei consueti spazi espositivi? La crisi che le istituzioni culturali stanno vivendo in questo periodo, le ha portate a ripensare e sperimentare nuove modalità, non solo digitali, di fruizione artistica. Tra queste, il Fotografiska di Stoccolma ne costituisce un perfetto esempio.

La mostra del Fotografiska

Dal 27 aprile, per gli abitanti di Stoccolma, è stato possibile imbattersi nelle fotografie di alcuni dei più rinomati fotografi del mondo, camminando per le strade della propria città. Si tratta di un’iniziativa intrapresa per la prima volta dal Fotografiska, tra i più importanti musei svedesi, che ha pensato di realizzare una “Open Air Exhibition”. L’obiettivo è donare ai cittadini della capitale un po’ di conforto in questo momento difficile. La mostra consiste in un’ampia esposizione all’aperto, distribuita sui pannelli di 50 fermate dell’autobus nell’area centrale della città. Un percorso di 15 chilometri, lungo il quale è possibile osservare le opere di celebri fotografi, tra cui Albert Watson, Lennart Nilsson, Mandy Barker, Liu Bolin e molti altri.

Mappa con la posizione delle fotografie nella città (fonte: www.fotografiska.com)

“Al momento il nostro museo è chiuso, ma il Fotografiska continuerà sempre a fornire al pubblico esperienze culturali. Quando a marzo si sono presentate l’idea e la possibilità di fare questa mostra, abbiamo subito chiesto ad alcuni dei più interessanti fotografi del mondo di parteciparvi. […]”. Queste le parole di Per Broman, fondatore del Fotografiska di Stoccolma, il quale ha continuato dicendo: “Con una Open Air Exhibition, la nostra prima mostra all’aperto a Stoccolma, questi fotografi e il Fotografiska sperano di restituire qualcosa alla società in un momento in cui la stranezza è la nuova normalità. Noi abbiamo sempre avuto fede, e sempre ne avremo, nell’arte (e nell’allenamento quotidiano), nonostante tutto.”

Le opinioni degli artisti

Albert Watson, uno dei fotografi in mostra, ha sottolineato l’importanza di una mostra all’aperto, soprattutto in questo momento. “Eventualmente (magari) gli osservatori si fermeranno, riflettendo e apprezzando le fotografie” – spiega l’artista – “e queste saranno persino in grado di trasportarli in un altro posto e in un altro tempo, almeno per un istante.”

L’artista Mandy Barker, invece, ha esordito dicendo di aver preso parte della mostra “così che le persone che svolgono le loro attività giornaliere e si spostano in città, potessero provare qualcosa di positivo durante questo periodo di incertezza. L’arte è una potente forma di comunicazione e credo che possa sollevare le persone.”

Mandy Barker (fonte: profilo instagram @clearchannelscandinavia)

I numerosi obiettivi della public art, tra cui impegnarsi nel dialogo civico, attirare l’attenzione al fine di portare un beneficio economico, connettere gli artisti con le comunità e accrescere l’apprezzamento per l’arte, trovano qui compimento. Per quanto le installazioni del Fotografiska non siano permanenti, si può dire che questa iniziativa abbia rispettato a tutti gli effetti i propositi della public art, portando sicuramente a ulteriori vantaggi nel lungo termine.

Ci sarà sempre la necessità di avere istituzioni a tutela dell’arte, ma se questa, recandosi “per strada”, è in grado di destare curiosità e riflessioni negli osservatori, allora forse la public art potrebbe essere una delle risposte alla crisi odierna.

© riproduzione riservata