Arte classica, rinascimentale e contemporanea incontrano l’epoca moderna e i personaggi che la animano, dando vita ad un mondo unico e ai confini della realtà. Le opere di Dave Pollot catturano il grande pubblico per le loro composizioni e i colori vivaci. L’artista americano ci ha regalato, e continua a regalarci, alcune delle visioni più nuove e geniali dei quadri più famosi del mondo. La redazione di Artwave ha avuto il piacere di intervistarlo per scoprire cosa ci sia dietro a questo percorso artistico costellato di successi.

Ciao Dave! Grazie mille per aver accettato il nostro invito, siamo davvero felici di poterti intervistare. Sono una grande fan del tuo lavoro e so che la tua arte è nata come uno scherzo, tra te e tua moglie. Quando hai sentito che la tua arte era molto più di un semplice gioco? Quando hai capito che “questo è quello che voglio fare per tutta la vita”?

Non molto tempo dopo aver iniziato a riproporre la thrift art, che in realtà ho iniziato a dipingere regolarmente, e sebbene ci fosse generalmente un elemento di umorismo in quello che stavo facendo, ho effettivamente iniziato a prenderlo sul serio (cercando di migliorare quello che stavo facendo) abbastanza presto. Quando sono arrivato al punto in cui trascorrevo tanto tempo pensando alla pittura quanto a concentrarmi sul mio lavoro, sapevo che fosse tempo di pensare a fare carriera con la mia arte.

The Forfeit, the Loss, and the Win
Credits: @Dave Pollot Art

Qual è stata la tua formazione? Avevi già una formazione artistica prima di diventare un artista?

Ho sempre dipinto nel mio tempo libero, ma non ho mai avuto una formazione formale. In realtà sono andato all’università di Scienze informatiche e poi ho trascorso la maggior parte dei quindici anni a scrivere software per vivere. Negli ultimi sei o sette di quegli anni, ho trascorso quasi tutte le sere e il fine settimana a ridipingere l’arte abbandonata. Due anni fa, ho fatto il salto di “artista a tempo pieno”.

Ci sono stati degli artisti che, durante la tua carriera, ti hanno ispirato?

Sono sempre stato ispirato e motivato da altri artisti. Sono cresciuto amando le opere dei vecchi maestri, Van Gogh, Picasso, ecc., ma ho anche imparato ad amare così tanti artisti contemporanei. È stato così meraviglioso scoprire nuovi artisti su piattaforme social come Instagram. Michael Reeder, Brent Estabrook, James Jean e molti altri mi hanno ispirato a spingermi oltre la mia comfort zone.

All’interno delle tue nature morte e, più in generale, delle tue composizioni, utilizzi elementi estremamente commerciali. Quanto è importante il processo di selezione delle opere da riprodurre e degli elementi da inserire? Da dove si parte?

Questo processo è incredibilmente importante per il pezzo finito, specialmente con i lavori più recenti che ho fatto. Ogni elemento aggiunto ha lo scopo di rappresentare un processo mentale, e ogni sfondo è scelto appositamente per la sua estetica – che dovrebbe essere migliorata dagli elementi che aggiungo. Questi elementi, a loro volta, sono fatti per essere resi più belli da ciò che li circonda. In genere inizio con un’idea o un concetto, ma da lì, è un mix di tra scegliere prima uno sfondo, e altre volte scegliere gli elementi che aggiungerò e quindi decidere uno sfondo a cui aggiungerli. La scelta di usare oggetti più riconoscibili dal punto di vista commerciale all’interno di questi background è importante, poiché spesso rappresentano pensieri / distrazioni così pervasivi da diventare quel qualcosa di invisibile, che non è possibile riconoscere nemmeno come una distrazione.

Tu selezioni elementi che rappresentano delle distrazioni e che non ci permettono di essere davvero presenti. La tua visione si può considerare come una denuncia alla globalizzazione o, più semplicemente, come una sarcastica visione del mondo, che mira ad aprire gli occhi sul nostra società?

Non penso sia questo. La mia arte è spesso un gentile promemoria (molto spesso per me) che mi ricorda che l’equilibrio all’interno della composizione delle nostre vite è di vitale importanza. Quando mi sento in equilibrio, ogni elemento rende gli altri più belli. È solo quando lascio perdere il controllo sull’uno o sull’altro, che tutto è sofferenza.

C’è un’opera alla quale sei più legato? E perché?

C’è un dipinto che ho fatto a cui ho un legame sentimentale. È un dipinto di una scena oceanica con un grande tappo di sughero proveniente da una vecchia vasca di ghisa. È per ricordarmi da dove provengo.

Nelle tue opere prediligi determinati personaggi e determinati materiali. Quali sono i tuoi preferiti?

In genere preferisco quelle cose che, per me, sono nostalgiche in un modo o nell’altro, ma ho anche iniziato a fare riferimento ad altri elementi, meno familiari (per me) della popular culture all’interno del mio lavoro. Credo fermamente che l’arte possa essere uno specchio di grande effetto per riflettere l’esperienza condivisa che è la cultura popolare.

A gennaio ci sarà una tua mostra qui in Italia, dicci di più.

Anche se non posso ancora fornire troppi dettagli, posso dire che sarà una versione di stampa in edizione speciale con PlanX Gallery. Sono molto emozionato.

Trigonometry II
Credits: @Dave Pollot Art


English version

Hi Dave, thank you so much for accepting our invitation, we are really happy to be able to interview you. I’m a big fan of your work and I know that your art was born as a joke, between you and your wife. When did you feel that your art was much more than just a game? When did you realize that “this is what I want to do all my life”?

It wasn’t very long after I started repurposing thrift art, that I actually started to paint regularly, and although there was generally an element of humor to what I was doing, I actually started to take it seriously (trying to get better at what I was doing) pretty early on.  When it got to the point where I was spending as much time thinking about painting as I spent concentrating on my job, I knew it was time to think about making a career out of my art.

What was your training? Did you already have an artistic background before becoming an artist?

I’ve always painted in my spare time, but I’ve never had any formal training.  I actually went to university for Computer Science and then spent the better part of fifteen years writing software for a living.  The last six or seven of those years, I spent nearly every evening and weekend repainting abandoned art.  Two years ago, I made the leap to “full time artist”.

Were there any artists who inspired you during your career?

I’ve always been inspired and motivated by other artists.  I grew up loving the works of the old masters, Van Gogh, Picasso, etc., but I’ve also grown to love so many contemporary artists as well.  It’s been so wonderful to discover new artists on social platforms like Instagram as well.  Michael Reeder, Brent Estabrook, James Jean, and a wealth of others have inspired me to push myself beyond my comfort zone.

Within your still lifes and, more generally, your compositions, you use extremely commercial elements. How important is the process of selecting the works to be reproduced and the elements to be included? From where you start?

That process is incredibly important to the finished piece, especially with the more recent works I’ve done.  Each element added is meant to represent some thought process, and each background is chosen specifically for it’s aesthetic – which is meant to be enhanced by the elements I’ve added.  Those elements, in turn, are meant to be made more beautiful by their surroundings.  I generally start with an idea or concept, but from there, it’s a mix of sometimes choosing a background first, and other times choosing the elements I’ll add and then deciding on a background to add them to.  The choice to use more commercially recognizable items within these backgrounds is important, since they often represent thoughts/distractions that are so pervasive that they’ve almost become the invisible thing you don’t even recognize as a distraction.

You select elements that represent distractions and that do not allow us to be really present. Can your vision be considered as a denunciation of globalization or, more simply, as a sarcastic vision of the world, which aims to open our eyes to our society?

I don’t think it’s really either.  My art is often a gentle reminder (most often to myself) that balance within the composition of our lives is vitally important.  When I feel balanced, each element makes the others more beautiful.  It’s only when I let one or the other get out of control, that everything suffers.

Is there a work to which you are more attached? Why?

There is one painting I’ve done that I have a sentimental attachment to.  It’s a painting of an ocean scene with a large cork stopper from an old cast iron tub.  It’s a reminder of where I’ve come from.

In your works you prefer certain characters and materials. What are your favorites?

I generally prefer those things that are nostalgic in one way or another to me, but I’ve also started to reference other, less familiar (to me) elements of popular culture within my work.  I strongly believe that art can be a very effect mirror to reflect the shared experience that is popular culture.

In January there will be an exhibition of yours here in Italy, tell us more.

While I can’t yet give too many details, I can say that it’ll be a special edition print release with PlanX Gallery.  I’m pretty excited about it.

Turbulence
Credits: @Dave Pollot Art

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