Oggi abbiamo incontrato Federico Hausammann. Italiano, trasferito negli States, ha da sempre messo l’arte contemporanea al centro della sua vita. Dopo moltissime email e messaggi siamo riusciti a strappargli questa intervista, dove abbiamo parlato di street art, Pow! Wow! Venice e molto altro.

Salve Federico. Grazie della tua disponibilità. Partiamo subito chiedendoti chi sei e cosa fai. Ci racconti della tua galleria? Una storia che parte da lontano…

La Galleria d’Arte Hausammann apre le sue porte a Dicembre del 1961 come prima galleria d’arte moderna e contemporanea a Cortina d’Ampezzo. Grazie alla passione del suo fondatore, Renato Hausammann grande collezionista ed appassionato di arte contemporanea, la Galleria d’Arte Hausammann è diventata un punto d’incontro per correnti artistiche ed artisti stessi. La Galleria di Cortina, sempre nella stessa sede storica da quasi 60 anni, è attualmente gestita da Gioia e Beatrice Hausammann che, come terza generazione, continuano la tradizione di esibire Maestri del ‘900 accanto a giovani artisti già affermati nel mercato. Dal 2014 gli Hausammann hanno aperto una seconda sede a Miami, dove Federico e Stephanie Hausammann vivono e lavorano. La galleria in Florida ha un indirizzo molto più contemporaneo essendo localizzata a Wynwood, Miami. Wynwood è un quartiere riconosciuto a livello mondiale come una vera e propria mecca artistica. Questo ha portato ad un incredibile incremento, anche delle zone circostanti. Il quartiere viene, tra l’altro, annoverato come il nuovo quartiere hipster, un luogo dove arte e moda la fanno da protagonisti. Personalmente ho curato molti dei murales a Wynwood, e la mia visione in ultima analisi è quella di educare attraverso l’arte e di creare un senso di responsabilità civica e orgoglio. Questi murales potrebbero essere una buona opportunità per riunire la comunità coinvolgendo studenti e altri residenti del quartiere.

Federico Hausammann
Credits: @Notorious Agency

Come nasce Pow! Wow! Venice?
Nel dicembre del 2015, in occasione di Art Basel, abbiamo avuto un’esposizione in galleria di più di 15 artisti provenienti da differenti nazioni, dalla Russia fino alle Hawaii. Uno di questi era il fondatore, insieme ad altri, di POW! WOW!, è così che ci siamo ritrovati ad organizzare il primo POW! WOW! in Italia, a Maggio 2019.

Eventi planetari come Pow! Wow! Hanno modificato la percezione dell’arte contemporanea e della street art? Se sì, in che modo?
In molte città del mondo abbiamo l’opportunità di vedere tante iniziative del genere, quindi la percezione sta decisamente (FINALMENTE) cambiando per il meglio! A mio avviso però c’è da fare un po’ di lavoro riguardo all’educazione del pubblico e delle comunità ospitanti.

Cosa ti ha portato a scegliere Venezia come città apripista per l’Italia di un’importante manifestazione come Pow! Wow! ?
Venezia, in primis, è la mia città natale, quindi ovviamente ho cercato di portare questo progetto a casa, per una serie di fattori diversi. Per cominciare siamo riusciti a far coincidere le date di POW! WOW! con le vernici di Biennale, quindi abbiamo cercato di spostare l’attenzione su altre forme d’arte visto che quasi tutte le fiere si concentrano sull’arte altamente concettuale. C’è poca o nessuna attenzione ai murales/street art, che hanno un’enorme opportunità di catturare un pubblico più giovane e completamente diverso e che è stato lasciato fuori dalla Biennale fino ad ora. Volevamo essere il primo evento del genere nella storia di Venezia. Oltretutto Venezia è sempre stata riconosciuta come città d’arte in tutto il mondo, quindi non ho avuto dubbi fin dall’inizio.

Parlaci di come hai scelto gli artisti. Che criteri hai usato?
Io ne sono stato il curatore, ma mi sono sempre confrontato con i ragazzi delle Hawaii (dove POW! WOW! è nato 10 anni fa), a partire dalla line-up degli artisti fino alla scelta delle location e per tutto il resto. Il risultato è sempre scaturito da scelte condivise, cercando di ascoltare le idee di tutti. L’idea di base è stata comunque quella di ricercare omogeneità nella diversità, scegliendo artisti locali e internazionali, uomini e donne, rappresentando diversi stili e culture.

Fafi + Koralie
Credits: @Notorious Agency

Con gli artisti avete pensato a qualcosa di site specific o comunity specific? Oppure ogni artista ha liberamente presentato la sua idea? Sono state date delle “direttive” nella realizzazione degli sketch e poi dei murales?
Abbiamo realizzato le opere nella zona industriale di Porto Marghera, dove i proprietari degli immobili ci hanno dato completa libertà di espressione senza vedere alcuna bozza o rendering. Ci siamo impegnati a fornire esperienze di opere murarie con stili diversificati, accessibili e appaganti, con lo scopo di arricchire la comunità. I nostri eventi offrono un’atmosfera positiva, in cui individui e famiglie possono godere di mostre dal vivo accanto ad artisti creativi. Gli artisti coinvolti hanno stili diversi, dal geometrico al figurativo, dall’astratto all’iperrealismo, colorato e bianco e nero, con un semplice obiettivo: l’abbellimento e la riqualificazione urbana della città ospitante.

Quando si organizza un evento così importante in una città iconica come Venezia immagino che le aspettative sono davvero alte. Che bilancio puoi fare di questo Pow! Wow! Venice?
Come prima edizione è stata veramente dura organizzare tutto senza supporti e aiuti esterni, solitamente necessari per un evento di successo. È stata la prima edizione, sono sicuro che in futuro le cose andranno meglio, magari facilitate dall’intervento di brand internazionali che già supportano POW! WOW! in altre location nel mondo.

Pow! Wow! Venice sarà ripetuto anche nel 2020?
Al momento sto lavorando ad altri progetti simili visto che nel 2020 a Venezia ci sarà la Biennale d’Architettura, ma mai dire mai.

A tuo parere, che impressione hanno avuto della città di Venezia e, più in generale, dell’Italia gli artisti coinvolti?
Gli artisti coinvolti sono tutti di fama internazionale e molti di loro avevano già viaggiato in Italia, e qualcuno anche a Venezia nello specifico. Tutti sono stati entusiasti dell’aria che si respira durante i giorni di Biennale, che rimane un’esperienza unica.

Spenser Little SPENSER LITTLE Credits: @Notorious Agency

Quanto è rilevante, a tuo modo di vedere, per un artista straniero, dipingere in Italia?
Sicuramente l’Italia è una delle nazioni con più storia e patrimonio artistico in assoluto quindi credo che per un artista dipingere in posti come Venezia, Milano, Roma o Firenze, per citarne qualcuna, sia sicuramente un bel traguardo.

Quanto sono importanti le istituzioni per l’arte urbana e contemporanea? Mi spiego meglio, che rapporto si crea tra le istituzioni, le realtà artistiche come la tua galleria e gli artisti?
Io credo che ci sia bisogno di aiuto e coinvolgimento un po’ da tutti i fronti artisti, curatori, gallerie, musei ecc. Ovviamente bisogna avere un progetto che stia in piedi, ma l’aiuto di istituzioni e autorità locali è essenziale.

Che differenze hai trovato con gli States nel proporre e realizzare un evento come questo?
A questo proposito la differenza è enorme. Io vivo e lavoro a Miami da quasi 6 anni, ho stretto rapporti con la città e il comune, collaboro con i musei. È tutto molto più semplice e veloce direi. Sono molto più aperti a nuove iniziative, oltre ad avere budget decisamente diversi.

Al giorno d’oggi, che importanza assumono le gallerie e i galleristi per gli artisti contemporanei e gli street artist?
Qui sono di parte e non è semplice per me rispondere ad una domanda del genere. A livello generico posso dire che i tempi sono molto cambiati, anche grazie ai social media. Molti artisti sono in grado di sviluppare concept e creare progetti da zero e ad essere curatori di sé stessi, molti altri si limitano a fare gli artisti e quindi necessitano di una guida che li aiuti nella loro carriera.

Sappiamo che tu vivi e lavori negli Stati Uniti da molto tempo. Secondo te, cosa manca all’Italia per tornare ad essere competitiva sotto tutti gli aspetti, in primis quello dell’arte?
Vivendo a Miami ormai da 6 anni posso dire che ho notato e apprezzato il grande coinvolgimento delle istituzioni locali negli eventi artistici della città. Quello che mi auguro che avvenga presto in Italia è la sempre maggiore apertura e coinvolgimento di aziende private, associazioni ed enti pubblici nel supportare ogni forma d’arte.

Cosa hanno gli USA in più rispetto all’Italia e cosa invece l’Italia ha in più rispetto agli USA?
Maggiore apertura mentale da parte delle istituzioni e degli sponsor privati che vedono ormai il coinvolgimento delle forme d’arte come un fattore basilare, inoltre in USA la fase di presentazione e approvazione di un progetto è sicuramente più veloce rispetto all’Italia.

Secondo te, dove sta andando l’arte contemporanea e la street art oggi?
Dal mio punto di vista la Street Art oggi può essere considerata una delle tante forme di arte contemporanea. I due mondi si stanno fondendo molto velocemente anche se ci sarebbe a mio avviso da fare un po’ di chiarezza sulla cosa.

Nel mondo dell’arte, chi o cos’è “the next big thing”?
Sicuramente progetti ambiziosi legati all’arte considerando la salvaguardia dell’ambiente e l’ecosostenibilità stanno prendendo piede un po’ in tutto il mondo.

Puoi darci delle anticipazioni sui tuoi prossimi progetti e quelli della galleria che rappresenti?
Al momento sto lavorando a diversi progetti parallelamente. Miami con la settimana di Art Week in Dicembre e la finale di Super Bowl ad inizio Febbraio. Per quanto riguarda l’Italia invece ho un paio di progetti in fase di approvazione con la città di Milano e istituzioni locali tra il mese di novembre 2019, la settimana di Milano Art Week (inizio aprile 2020) e Milano Design Week (fine aprile 2020).

E, infine, c’è qualcosa che Federico Hausammann, come gallerista ma non solo, avrebbe sempre voluto fare ma, per un motivo o per un altro, non ha ancora fatto?

Sto prendendo più una strada da curatore e project manager al momento, più che da gallerista. Molti progetti interessanti in vista, ma nulla ancora di confermato del quale posso dare anticipazioni.

Reka
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