Leonardo da Vinci rappresenta la croce e la delizia del Louvre: così, senza veli, si esprimeva nei giorni scorsi il quotidiano francese “Le Monde” nel constatare, in un editoriale, come la “Gioconda” basti da sola ad attirare l’interesse di milioni di visitatori, i quali, tanto sono immersi in quel capolavoro, che rischiano di dimenticare che il museo ospita tante altre opere eccellenti realizzate da geni della pittura.

Monna Lisa o La gioconda Leonardo da Vinci – fonte wikipedia

Una sorta di paradosso che, al di là di ulteriori considerazioni, vale a confermare – qualora ce ne fosse bisogno – l’incommensurabile valore del poliedrico artista, talento universale del Rinascimento.
Di conseguenza, ora che il Louvre, con la mostra che si apre giovedì 24 (si concluderà il 24 febbraio 2020) si accinge a celebrare Leonardo nel cinquecentesimo anniversario della morte, poco importa se alcune sue opere non saranno presenti all’esposizione. Mancherà al solenne appuntamento, salvo sorprese dell’ultimo momento, il “Salvator Mundi”, l’opera di controversa attribuzione vinciana, acquistata per 450 milioni di dollari da un emiro per il Louvre di Abu Dhabi, ma di cui dallo scorso settembre si sono perse le tracce. E non ci saranno “La dama con l’ermellino” (custodito a Cracovia), come pure “L’Annunciazione”, “L’Adorazione dei magi” e “Il Battesimo di Cristo” (agli Uffizi).

Tra i grandi assenti alla mostra il Salvator Mundi, attribuito a Leonardo da Vinci – fonte wikipedia

Ma vi sarà “L’Uomo Vitruviano”, dopo lo sblocco in extremis del prestito dall’Italia: è sufficiente questo capolavoro a rendere l’esposizione un vero e proprio evento il quale, nonostante le suddette assenze, si presenta comunque come la più grande raccolta mai allestita delle opere di Leonardo. “L’Uomo Vitruviano” è un disegno a penna e inchiostro su carta, celeberrima rappresentazione delle proporzioni ideali del corpo umano. L’opera dimostra come il corpo umano possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure “perfette” del cerchio, che rappresenta il cielo (la perfezione divina), e del quadrato, che simboleggia la terra. Lo studio è l’omaggio dell’artista al pensiero classico e una sorta di manifesto atto ad affermare la scientificità della pittura, intesa come comprensione delle realtà fenomenica. Obiettivo di Leonardo, infatti, era quello di fornire una base matematicamente misurabile della rappresentazione artistica.

Uomo Vitruviano – Leonardo da Vinci – ph. Luc Viatour

Oltre alla “Gioconda”, che per motivi logistici rimarrà nel sua sala abituale, e alle opere che già si trovano a Parigi come la “Vergine delle Rocce”, la “Belle Ferronniere”, il “San Giovanni Battista”, “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino”, impreziosiranno la mostra prestiti giunti dall’estero. Tra questi, il “San Girolamo” della Pinacoteca Vaticana, la “Scapigliata” della Galleria nazionale di Parma, il “Volto di fanciulla”, proveniente dai Musei Reali di Torino. Vastissimo, poi, il ventaglio di disegni e di scritti, da quelli custoditi presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano a quelli provenienti dalle collezioni della corona britannica.

Il “Times”, nel richiamare il valore della mostra, ricorda una frase di Sigmund Freud, che definisce Leonardo come “un uomo che si è svegliato troppo presto nel buio, mentre gli altri sono ancora tutti sprofondati nel sonno”. Un antesignano, un precursore Leonardo, la cui opera, nei vari ambiti del sapere, era destinata a esercitare una travolgente influenza anche su altre menti eccelse e  talentuose. Sottolinea il “Times” che non c’è stato un genio, dopo Leonardo, che – pur indipendente e libero da vincoli e condizionamenti – non gli abbia in qualche modo pagato un tributo di riconoscenza, ispirandosi alle molteplici vie creative da lui aperte e dissodate con disarmante lungimiranza.

Dal canto suo, “The New York Times” mette in evidenza come l’esposizione, articolata in quattro sezioni, sia stata concepita in modo da illustrare con chiara evidenza il graduale progresso dell’arte leonardesca, attraverso i disegni, i quadri, come pure tramite le opere degli artisti minori che si sono a lui ispirati. I curatori, citati dal quotidiano newyorkese, hanno tenuto a sottolineare che l’esposizione intende suggellare il genio autentico di Leonardo stroncando “voci irriverenti” secondo cui vi sarebbero “tracce di dilettantismo” in alcuni ambiti da lui frequentati, come la matematica e l’architettura. La sua eccezionale poliedricità – affermano i curatori – non ha niente di superficiale o di abborracciato. Al contrario, essa dimostra in modo incontrovertibile che il genio di Leonardo si librava ai massimi livelli in ogni campo in cui si cimentasse. E la mostra del Louvre ne è l’ennesima conferma.

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