di Giorgia Mascara

Lo Spirito della Pittura è il titolo della prima mostra personale dell’artista cinese Cai Guo-Quiang e al tempo stesso, la prima mostra del Prado ad essere costituita, in parte, da opere realizzate in situ. Il fulcro dell’esposizione sta nel dialogo tra l’artista e le opere contenute nel museo, da cui è stato profondamente ispirato e attraverso le quali cerca di partire per perseguire i risultati della sua ricerca. L’artista cinese lavora infatti da più di 30 anni con una particolare tecnica pittorica costituita dall’utilizzo di fuochi d’artificio, attraverso la quale cerca di far riemergere lo “spirito della pittura“, ovvero l’Aurea più intima ed essenziale dell’opera stessa. Quest’ultima sarebbe costituita principalmente, a suo dire, da tre elementi: la sensibilità dell’artista, la personale abilità tecnica e compositiva, e il senso di avventura scaturito dall’atto di lavorare su una tela completamente bianca.

La tecnica messa a punto da Cai è completamente inusuale: dopo aver riempito la tela di segni, disegni o tracce preparatorie, sistema il colore misto a polvere da sparo sulla superficie e solo successivamente si appresta ad accendere la miccia. Per ottenere gli effetti voluti impiega stencil e  cartoni intagliati, precisamente secondo il risultato prestabilito, che colloca opportunamente sulla tela intonsa, in corrispondenza delle parti che vuole assolutamente rimangano bianche, incontaminate dalla polvere di pigmento. Prima dell’esplosione, ricopre l’opera con un’altra intelaiatura appesantita da pietre o mattoni, in modo tale che la nube di colori si fissi meglio sulla tela, invece di disperdersi per tutto l’ambiente. Cai confessa che lo scoppio rappresenti ancora per lui, dopo tanti anni, un momento di grande tensione e di riuscire a stupirsi ogni volta di fronte all’esito della sua creazione: i segni dell’esplosione sulla tela dipendono da molti fattori fortuiti, non ultimo il tipo di polvere usata e il clima del luogo. Nonostante il suo metodo sia qualcosa di assolutamente ben congeniato, la tecnica utilizzata prevede una piccola percentuale di casualità, responsabile di quegl’effetti straordinari, capaci di lasciare chiunque senza parole.

“Lo scoppio è la metafora del big bang, della nascita dell’universo: avvicina l’artista all’istante eterno, ma il risultato non è sempre scontato, è frutto di pura alchimia. L’ansia e l’emozione stanno nei due minuti di attesa prima di scoprire la tela.”

Cai Guo-Quiang

Cai Guo-Quiang, La sala dei regni, 2017, polvere da sparo su tela, 360 cm x 600 cm / Foto © Museo Nacional del Prado

Ma questa tecnica non è l’unica caratteristica a destare meraviglia nella poetica di Cai. Il profondo equilibrio tra elementi opposti è qualcosa che caratterizza non solo la sua attività artistica, ma tutta la sua persona. In sé stesso, infatti, convivono le tematiche di una cultura strettamente orientale come quella cinese che riaffiora all’interno delle sue opere attraverso l’utilizzo della polvere da sparo; e la cultura occidentale, rappresentata dal luogo in cui vive e lavora (New York, Stati Uniti) e in questo caso, incarnata dalle opere del Prado, in particolare di El Greco, con cui ha voluto confrontarsi.

Il percorso espositivo è suddiviso in quattro sezioni che si susseguono in maniera crescente, seguendo i precetti di una formula cinese. All’interno delle varie aree i dipinti esposti sono accompagnati da serie fotografiche in cui emerge lo stretto legame dell’artista con la collezione del Prado e i suoi schizzi preparatori realizzati a macchie di inchiostro, dai quali trapela l’appartenenza stilistica dello stesso Cai alla pittura cinese. Un’importante chiave di lettura di tutto il percorso è rappresentata da un documentario di 20 minuti girato da Isabel Coixet e proiettato nella parte conclusiva della mostra, in cui viene ripreso il momento della produzione artistica, portando alla luce, e sopratutto agli occhi del pubblico, le fasi salienti di questa spettacolare procedura.

Un percorso che incuriosisce, affascina e alla fine incanta.

Fotografia dell’esposizione nelle sale del Museo del Prado, 2017