Il museo del Petit Palais di Parigi celebra Napoli attraverso due retrospettive dedicate ai grandi artisti partenopei Luca Giordano (1634-1705) e Vincenzo Gemito (1852-1929). Grazie alla collaborazione con alcune prestigiose realtà museali italiane, tra cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte, per quattro mesi la capitale francese ospiterà 120 opere di Gemito nella mostra Le sculpteur de l’âme napolitaine e 90 dipinti di Giordano in quella intitolata Le triomphe de la peinture napolitaine.

Il Museo Petit Palais di Parigi – Ph. Patrick Giraud

Vincenzo Gemito. “Lo scultore dell’anima napoletana” 

(dal 15/10/2019 al 26/01/2020) La mostra parigina è la prima organizzata intorno all’opera di Vincenzo Gemito, eppure essa si potrebbe definire un grande “ritorno” dello scultore partenopeo. Fu proprio nella capitale francese, infatti, che all’età di 25 anni Gemito espose prima al Salon e l’anno successivo, nel 1878, all’Exposition Universelle, dove presentò il celebre Pescatore, il cui realismo esacerbato provocò la sorpresa e la disapprovazione della maggior parte dei critici. Tuttavia il lavoro innovativo fu un grande successo per il pubblico. La posa del giovane pescatore è un capolavoro di naturalismo: con la schiena inarcata all’indietro per mantenere l’equilibrio mentre libera dall’amo il pesce appena catturato. La “bruttezza”, l’animalità e il sorriso del ragazzo accovacciato, attirano l’attenzione di artisti come Rodin e, senza dubbio, Degas che si lasceranno ispirare dallo stile e dalle innovazioni dall’artista napoletano. La familiarità di Gemito con l’antichità classica è testimoniata dalla perfezione del nudo (lo stesso Gabriele D’Annunzio ne esaltò la potente vitalità di eco ellenica), ma il modellato vibrante e dinamico delle superfici, dove la luce produce effetti assimilabili a quelli della macchia, rivela il carattere moderno della sua ricerca.

Il Pescatore, Vincenzo Gemito – Fonte www.seitorri.it

Il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger spiega: “Gemito è stato un artista tenace e coraggioso la cui produzione non risentì della malattia, la schizofrenia, che lo afflisse per lunghi anni. Anzi si può dire che la sua arte è stata una forma di resistenza contro un destino difficile. Non dobbiamo dimenticare che Gemito era un trovatello, abbandonato sin dalla nascita, cresciuto tra le strade di Napoli con il suo amico Antonio Mancini, detto ‘Totonno‘. Un ragazzo che si guarda attorno e con estremo realismo ritrae quello che lo circonda, dai pescatori agli scugnizzi, traendo ispirazione anche dalle antichità studiate al Museo Archeologico.”

Luca Giordano. “Il trionfo della pittura napoletana”

(dal 14/11/2019 al 23/02/2020) Il Petit Palais presenta per la prima volta in Francia una retrospettiva dedicata al pittore napoletano Luca Giordano (1634-1705), uno dei più brillanti artisti del XVII secolo europeo. La mostra si articola in quasi 90 opere, dipinti e disegni monumentali, riuniti grazie agli straordinari prestiti del Museo di Capodimonte di Napoli, delle principali chiese della città e  di molte istituzioni europee tra cui il Museo del Prado.

Venere dormiente con Cupido e satiro, Luca Giordano – Ph. Luciano Romano

Apprendista di Jusepe de Ribera, Giordano ne assimilò magistralmente l’abilità soprattutto nella lezione sulla resa chiaroscurale. La sua brillante carriera iniziò imitando e omaggiando le opere di Raffaello, Tiziano e Dürer, ma durante un soggiorno di formazione a Roma intorno al 1653, egli entrò in contatto con la modernità barocca e le innovazioni di Rubens e di Pietro da Cortona. È grazie alla sua capacità di integrare le innovazioni del suo tempo con maestri del passato che il lavoro di Giordano si è evoluto continuamente dal naturalismo alla messa in scena del Barocco con una passione senza pari.  I numerosi viaggi che compì in tutta Italia (da Roma a Firenze a Venezia) consentirono al pittore di approfondire le tecniche sulla resa della carica espressiva e di tradurre in pittura, con notevole fantasia e creatività, la moderna concezione barocca con la varietà e la vastità della Natura e dell’Universo, l’illimitata estensione del tempo e dello spazio, l’infinita continuità di ogni vicenda umana. La pennellata è fluida e le figure, i panneggi e le stesse architetture sono definiti non da contorni e linee, ma da dorate masse luminescenti. Il suo animo inquieto e sognante si manifesta nello spettacolo di luci ombre, trasparenze e forme variopinte, riuscendo a cogliere realtà naturale e mondo spirituale attraverso la sfera emotiva prima che con la mente e la ragione.

Giordano divenne in breve tempo conosciuto in tutta la penisola italiana, ricevendo molte commissioni e completando circa 5.000 dipinti oltre a numerosi affreschi: da qui deriva il suo soprannome di “Luca fa presto”. Egli è il pittore per eccellenza delle chiese di Napoli, che sono piene delle sue pale d’altare di cui la mostra parigina presenterà una selezione. Queste immense composizioni colpiscono per la loro drammaturgia complessa, con i santi della Controriforma e i patroni della città, in particolare San Gennaro. È messo in evidenza inoltre il contrasto fra composizioni tormentate, la Crocifissione di San Pietro (di Giordano e Mattia Preti), il Martirio di San Sebastiano, il terribile Apollo e Marsia (di Giordano e Ribera) e quelle realizzate tramite un registro sensuale (ereditato da Tiziano) di una languida Venere, dell’Arianna abbandonata, di Diana e Endimione.

La sua influenza si diffuse oltre l’Italia, egli rifiutò le sollecitazioni reali francesi che lo avrebbero voluto a Parigi, e si stabilì alla corte spagnola di Carlo II di Borbone dal 1692, dove realizzò enormi e pregevoli affreschi tra cui, quelli per il palazzo del Buen Retiro a Madrid, per il monastero di El Escorial e per la cattedrale di Toledo. Tornato a Napoli nel 1702, Giordano morì meno di tre anni dopo, lasciando il segno nella città dove le sue opere affascinarono generazioni di pittori, tra cui quella francese del XVIII e XIX secolo.

 

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